Soluzioni Digitali

Gli impianti zigomatici sono indicati quando c’è poco osso mascellare?

Gli impianti zigomatici possono essere indicati quando il mascellare superiore ha poco osso e gli impianti tradizionali non sono sufficienti. Come odontoiatra esperto in implantologia avanzata, l’obiettivo è spiegare quando questa tecnica può ridurre il ricorso a innesti ossei complessi, soprattutto nei casi di grave atrofia mascellare.

Quando si parla davvero di “poco osso” nel mascellare superiore?

Si parla di poco osso quando il mascellare superiore non offre volume, altezza o qualità ossea sufficienti per inserire impianti dentali tradizionali in modo stabile. Questo può accadere dopo molti anni senza denti, dopo infezioni, parodontite avanzata, fallimenti implantari precedenti o interventi chirurgici.


Secondo il consensus report ITI 2023, gli impianti zigomatici sono indicati soprattutto nei casi di atrofia o deficit osseo mascellare. Lo stesso documento segnala che la letteratura usa spesso espressioni come “mascellare atrofico” senza definire sempre in modo preciso il grado di riassorbimento osseo.


Per il paziente, il punto pratico è questo: non basta sapere che “c’è poco osso”. Serve una valutazione con esami radiologici, analisi dell’occlusione, studio della gengiva, dei seni mascellari e della salute generale. Solo così si può capire se è meglio rigenerare l’osso, usare impianti corti, impianti inclinati o impianti zigomatici.


Che cosa sono gli impianti zigomatici e in cosa sono diversi dagli impianti tradizionali?

Gli impianti zigomatici sono impianti dentali più lunghi, progettati per ancorarsi all’osso zigomatico, cioè l’osso dello zigomo. Vengono usati quando l’osso del mascellare superiore è troppo ridotto per sostenere impianti convenzionali.


La differenza principale è il punto di ancoraggio. Gli impianti tradizionali si inseriscono nell’osso mascellare residuo. Gli impianti zigomatici, invece, cercano stabilità in una zona ossea più alta e robusta. Secondo l’ITI Consensus Workshop 2023, questa tecnica è nata per pazienti con grave riassorbimento del mascellare o perdita parziale/completa dell’osso mascellare, anche dopo resezioni oncologiche.


Non è però una soluzione semplice o adatta a tutti. Lo stesso consensus report definisce la procedura complessa, con rischi chirurgici e possibili complicanze. Per questo deve essere pianificata da professionisti con esperienza specifica in implantologia avanzata e chirurgia orale.

In quali casi gli impianti zigomatici possono evitare innesti ossei complessi?

Gli impianti zigomatici possono essere considerati quando il paziente ha una grave atrofia del mascellare superiore e gli impianti tradizionali richiederebbero innesti ossei estesi, lunghi tempi di guarigione o più interventi. Questo è il punto differenziale dell’articolo: capire quando la tecnica può rappresentare un’alternativa alla rigenerazione ossea complessa.


Secondo il report ITI 2023, tra le ragioni che hanno favorito l’uso degli impianti zigomatici ci sono la possibilità di ridurre i tempi di trattamento, l’eventuale carico immediato, l’ancoraggio a osso corticale stabile e il mancato bisogno di innesti in alcuni casi selezionati.


Quando l’innesto osseo può non essere la strada più adatta?

Un innesto osseo può essere meno adatto quando il difetto è molto esteso, quando il paziente ha già avuto fallimenti implantari o rigenerativi, oppure quando la quantità di osso residuo è molto ridotta. Il consensus ITI cita, tra le indicazioni riportate in letteratura, anche fallimenti di impianti convenzionali, innesti non riusciti o rifiuto del paziente di sottoporsi a innesto.


Questo non significa che gli innesti siano superati. In molti pazienti restano una soluzione valida. La decisione dipende da diagnosi, anatomia, aspettative, tempi, salute generale e rischio chirurgico.


Gli impianti zigomatici permettono sempre il carico immediato?

No. Il carico immediato può essere possibile in casi selezionati, ma non va presentato come automatico. Secondo una revisione sistematica del 2017 sugli impianti zigomatici a carico immediato, questa soluzione viene considerata una possibile alternativa per il trattamento del mascellare gravemente atrofico.


La stessa revisione segnala possibili complicanze, tra cui fallimento dell’impianto o della protesi, allentamento delle viti, infiammazione dei tessuti molli, difficoltà di igiene, problemi fonetici e rinosinusite cronica.


Il carico immediato richiede stabilità primaria, corretta distribuzione delle forze e una protesi ben progettata. Se queste condizioni non ci sono, il clinico può scegliere tempi diversi per ridurre il rischio di complicanze.

Quanto durano gli impianti zigomatici secondo gli studi?

I dati disponibili sono incoraggianti, ma vanno letti con prudenza. Secondo il consensus report ITI 2023, la sopravvivenza media a lungo termine degli impianti zigomatici è stata del 96,2%, con intervallo di confidenza 95% tra 93,8% e 97,7%. Il follow-up medio era di 75,4 mesi, cioè circa 6,3 anni, con un range da 3 a 11,8 anni.


Una revisione sistematica pubblicata su Dentistry Journal nel 2022 ha incluso 196 pubblicazioni. Secondo questa revisione, il tasso cumulativo di successo degli impianti zigomatici per grave atrofia mascellare era 98,5% sotto 1 anno, 97,5% tra 1 e 3 anni, 96,8% tra 3 e 5 anni e 96,1% oltre 5 anni.


Questi numeri non significano che il risultato sia garantito. La durata dipende da molti fattori: esperienza chirurgica, igiene orale, fumo, salute dei tessuti, qualità della protesi, controlli periodici e gestione delle eventuali complicanze.

Quali rischi e complicanze bisogna conoscere prima della procedura?

Gli impianti zigomatici richiedono una pianificazione accurata perché coinvolgono strutture anatomiche delicate, tra cui seno mascellare e area zigomatica. Le complicanze possono includere sinusite, infezioni, problemi dei tessuti molli, difficoltà di igiene, fastidio protesico o fallimento implantare.


Secondo il consensus report ITI 2023, la sinusite è risultata la complicanza più comune, con prevalenza totale del 14,2% su un follow-up medio di 65,4 mesi. Lo stesso documento segnala che può contribuire alla perdita dell’impianto zigomatico.


Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha valutato se l’antrostomia meatale profilattica possa ridurre il rischio di sinusite dopo impianti zigomatici. Secondo Liu et al., la procedura ha ridotto il rischio di sinusite post-operatoria, ma gli autori chiedono cautela perché le evidenze derivano da pochi studi, con intervalli di confidenza ampi e una procedura comunque invasiva.


La revisione sistematica del 2022 riporta tra le complicanze più frequenti deiscenza dei tessuti molli, rinosinusite e fallimenti protesici. Per questo il paziente deve sapere che la procedura non è priva di rischi e che il follow-up è parte del trattamento, non un dettaglio secondario.

Come si decide tra impianti zigomatici, All-on-4, impianti corti o rigenerazione ossea?

La scelta dipende dalla quantità e dalla posizione dell’osso residuo. Se l’osso è sufficiente in alcune zone, possono essere possibili impianti tradizionali, impianti inclinati o protocolli tipo All-on-4. Se l’osso è poco ma recuperabile, si può valutare la rigenerazione ossea. Se l’atrofia è severa, gli impianti zigomatici possono entrare nel piano di trattamento.


Secondo l’ITI Consensus Workshop 2023, negli ultimi anni le indicazioni degli impianti zigomatici si sono ampliate, ma restano da valutare rispetto a innesti tradizionali e alternative senza innesto. Il report segnala anche che i progressi negli impianti corti e a diametro ridotto possono ampliare le possibilità nei casi atrofici.


In pratica, non esiste una tecnica migliore per tutti. Esiste una tecnica più adatta a quel paziente, in quel momento, con quella anatomia e quei bisogni funzionali.

Come prepararsi alla visita se si sospetta di non avere abbastanza osso?

Prima della visita è utile portare radiografie, TAC/CBCT precedenti, referti, elenco dei farmaci assunti e informazioni su eventuali interventi odontoiatrici passati. Se ci sono stati fallimenti implantari o innesti non riusciti, è importante riferirlo.


Durante la visita, il paziente dovrebbe chiedere: quanto osso è presente, quali alternative esistono, quali sono i tempi, quali rischi sono più probabili nel suo caso, se è possibile il carico immediato e quale manutenzione sarà necessaria.


Una buona decisione nasce dal confronto tra benefici, limiti e rischi. Gli impianti zigomatici possono essere una risorsa importante nei casi complessi, ma richiedono diagnosi individuale, pianificazione digitale, esperienza chirurgica e controlli nel tempo.



Quali raccomandazioni pratiche aiutano a ridurre i rischi dopo gli impianti zigomatici?

La prima raccomandazione è seguire il programma di controlli indicato dal chirurgo. La seconda è mantenere una igiene orale accurata, perché la salute dei tessuti intorno agli impianti condiziona la stabilità nel tempo. La terza è segnalare subito sintomi come dolore persistente, secrezioni, gonfiore, difficoltà a pulire la protesi o sintomi nasali ricorrenti.


Secondo la revisione sistematica del 2022, le complicanze più riportate includono problemi dei tessuti molli, rinosinusite e fallimenti protesici. Per questo la manutenzione della protesi, i controlli radiologici quando indicati e la gestione precoce dei sintomi sono parte essenziale del percorso.


La scelta finale va sempre presa dopo visita odontoiatrica specialistica, soprattutto quando si parla di chirurgia implantare avanzata.


Stai cercando un esperto in impianti zigomatici? Prenota un consulto con il nostro professionista --> Dott. David Marri Odontoiatra

Riferimenti APA

  • Al-Nawas, B., Aghaloo, T., Aparicio, C., Bedrossian, E., Brecht, L., Brennand-Roper, M., et al. (2023). ITI consensus report on zygomatic implants: indications, evaluation of surgical techniques and long-term treatment outcomes. International Journal of Implant Dentistry, 9, 28. Fonte: Springer / International Journal of Implant Dentistry — PubMed
  • Solà Pérez, A., Pastorino, D., Aparicio, C., et al. (2022). Success Rates of Zygomatic Implants for the Rehabilitation of Severely Atrophic Maxilla: A Systematic Review. Dentistry Journal, 10(8), 151. Fonte: MDPI Dentistry Journal — PubMed
  • Tuminelli, F. J., Walter, L. R., Neugarten, J., & Bedrossian, E. (2017). Immediate loading of zygomatic implants: A systematic review of implant survival, prosthesis survival and potential complications. European Journal of Oral Implantology, 10(Suppl 1), 79–87. Fonte: PubMed — PDF full text
  • Liu, Y., Liu, N., Huang, J., Liu, H., & Wang, Y. (2025). The prophylactic meatal antrostomy and risk of sinusitis among patients receiving zygomatic implants: A systematic review and meta-analysis. Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery, 126(5), 102443. Fonte: PubMed — ScienceDirect