Parodontite (piorrea): sintomi e terapia
La parodontite, detta comunemente "piorrea", è una infezione delle gengive e dei tessuti di supporto dei denti di cui può minare, nel lungo periodo, la stabilità. Analizziamo i più comuni sintomi avvertiti dai pazienti e l'impatto delle moderne terapie basate sulle linee guida internazionali, offrendo consigli pratici per prevenire la perdita dei denti
Quali sono le cause e la diffusione della parodontite?
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che si manifesta nei pazienti suscettibili geneticamente ed è causata dall'accumulo di biofilm batterico (placca e tartaro) sulle superfici dentali.
Se non trattata adeguatamente, il biofilm batterico provoca nel soggetto suscettibile la distruzione progressiva del tessuto osseo di supporto del dente e del legamento parodontale (causando la cosiddetta "tasca", ovvero uno spazio patologico tra la gengiva e il dente provocato dal vuoto lasciato dall'osso), portando infine alla perdita precoce degli elementi dentari.
Un autorevole studio epidemiologico pubblicato nel 2024 (Nascimento et al., J. Periodontal Res.) evidenzia che la forma severa di parodontite rappresenta un problema di salute pubblica molto diffuso, che colpisce il 12,5% della popolazione adulta mondiale.
Le forme lievi e moderate di questa patologia sono estremamente comuni nella popolazione. Come documentato dallo studio di Billings pubblicato nel 2018, queste varianti iniziali della malattia possono interessare fino al 50% degli individui adulti.
Molti soggetti non sanno di essere malati perché le fasi iniziali sono spesso asintomatiche (anche se in molti casi la perdita dell'elemento dentario può avvenire senza che il paziente abbia mai avuto sintomi); la presenza di placca e tartaro non controllata, né con manovre di igiene orale né con sedute professionali dall'odontoiatra/igienista, rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo della parodontite.
Quali sono i sintomi principali della parodontite?
Primi segnali d'allarme comuni sono rappresentati dalle alterazioni di colore, consistenza e volume delle gengive, accompagnate dal sanguinamento durante lo spazzolamento.
Negli studi clinici, il sanguinamento al sondaggio eseguito dal dentista è l'indicatore principale di infiammazione attiva.
Secondo le ricerche cliniche di Lang, uno dei padri della parodontologia moderna, l'assenza di sanguinamento gengivale durante le visite periodiche garantisce una stabilità dei tessuti parodontali nel tempo pari a circa il 99% dei casi esaminati.
Con il progredire della distruzione ossea, si formano degli spazi tra gengiva e dente (le tasche parodontali).
Nelle fasi avanzate, si osserva spesso la mobilità degli elementi dentari e la recessione del margine gengivale, che lascia scoperte le radici dei denti e, a causa della riduzione del loro supporto osseo, i denti possono "migrare", ovvero spostarsi sotto la spinta dei muscoli della lingua e delle guance/labbra.
Secondo lo studio di Papapanou del 2018, la perdita di supporto parodontale e lo spostamento dei denti riducono drasticamente l'efficienza masticatoria, compromettendo significativamente la qualità funzionale ed estetica della vita dei pazienti affetti.
Come si cura la parodontite e quali sono le terapie efficaci?
Il trattamento si basa su un approccio terapeutico a fasi, definito dalle recenti linee guida europee.
La prima fase mira a motivare il paziente a eseguire una corretta igiene orale (particolarmente rilevante la parte interdentale mediante filo o scovolino) a casa e a controllare i fattori di rischio individuali.
Il fumo di tabacco e il diabete non controllato aumentano significativamente la velocità di progressione dell'infezione, rendendo fondamentale il loro controllo clinico coordinato.
La prima fase comprende anche la rimozione della placca e del tartaro sopragengivale da parte del professionista (dentista/igienista).
La seconda fase terapeutica prevede la rimozione meccanica professionale della placca e del tartaro sotto la gengiva.
Il trattamento sopra e sottogengivale, che costituisce la terapia parodontale non chirurgica, viene eseguito con strumenti manuali e a ultrasuoni.
Secondo una revisione sistematica di Suvan pubblicata nel 2019, questa terapia non chirurgica consente di ottenere una riduzione significativa della profondità delle tasche gengivali e dell'infiammazione locale in oltre l'80% dei siti trattati.
Per le tasche gengivali più profonde che non rispondono completamente alla terapia non chirurgica iniziale, l'odontoiatra può ricorrere alla chirurgia parodontale, ovvero interventi chirurgici di accesso per pulire le radici dei denti.
Fanno parte degli interventi chirurgici parodontali anche le tecniche rigenerative per ricostruire l'osso perduto nei difetti parodontali che, per forma e posizione, possono essere eleggibili a tecniche rigenerative.
È importante sottolineare come le tecniche rigenerative nei difetti suscettibili non abbiano sempre una percentuale di successo assoluta del 100% dei casi, ma possano portare anche a dei risultati parziali.
È utile il laser per la cura della parodontite?
L'utilizzo del laser in combinazione con la pulizia profonda delle tasche è un argomento molto discusso in odontoiatria.
Il principio teorico si basa sulla capacità della luce laser di eliminare i batteri nocivi e decontaminare le superfici radicolari.
Tuttavia, le prove scientifiche attuali mostrano cautela sulla reale efficacia aggiuntiva di questa tecnologia rispetto alle metodiche tradizionali di rimozione meccanica della placca batterica.
Secondo una meta-analisi condotta da Salvi nel 2019, basata su 5 studi clinici controllati, l'applicazione del laser non ha dimostrato di avere benefici clinici aggiuntivi significativi.
Nel dettaglio, i dati clinici indicano che l'uso di laser a diverse lunghezze d'onda non apporta un miglioramento significativo supplementare nella riduzione della profondità delle tasche parodontali rispetto alla sola strumentazione meccanica tradizionale.
Per questo motivo, le attuali linee guida internazionali non suggeriscono di utilizzare i dispositivi laser come terapia aggiuntiva.
Lo stesso giudizio clinico si applica alla terapia fotodinamica antimicrobica, che combina un colorante fotosensibile con la luce laser per distruggere i batteri parodontali.
La stessa meta-analisi condotta da Salvi ha rilevato che questa tecnica non offre vantaggi stabili a lungo termine.
Le misurazioni cliniche a 6 mesi non hanno evidenziato differenze significative nella chiusura delle tasche profonde rispetto alla terapia convenzionale.
Quali farmaci o antibiotici si possono usare per la parodontite?
La somministrazione di antibiotici per via generale non deve essere eseguita in modo routinario, per evitare il rischio di resistenza batterica globale.
Le linee guida, sulla base dello studio pubblicato da Teughels nel 2020, raccomandano di limitare l'uso degli antibiotici sistemici solo a casi specifici, come le parodontiti aggressive nei giovani adulti.
L'abuso di questi farmaci non è giustificato, poiché non offre vantaggi terapeutici significativi per la maggior parte dei pazienti parodontali.
Al contrario, l'uso locale di antisettici, anche a lento rilascio inseriti direttamente nelle tasche gengivali, può essere considerato un valido aiuto terapeutico.
I prodotti come collutori e gel alla clorexidina sono sicuramente i più diffusi.
Prevenzione e Consigli pratici
La prevenzione attiva della parodontite inizia a casa con una rimozione quotidiana e meticolosa del biofilm batterico e con uno stile di vita sano.
Lo spazzolamento dei denti deve essere eseguito preferibilmente dopo ogni pasto, per una durata minima di 2 minuti.
Come evidenziato dalla ricerca clinica di Van der Weijden del 2015, l'utilizzo regolare di uno spazzolino elettrico garantisce una rimozione della placca batterica superiore rispetto all'uso dello spazzolino manuale tradizionale in oltre il 70% dei casi esaminati.
Per pulire gli spazi interdentali, dove lo spazzolino comune non riesce ad arrivare, è necessario utilizzare gli spazzolini interdentali monouso della misura corretta oppure il filo interdentale.
Le linee guida parodontali evidenziano che nei pazienti con parodontite, per la presenza di spazi interdentali più ampi, lo spazzolino interdentale è più efficace del filo.
L'utilizzo temporaneo di collutori o gel dentifrici contenenti principi attivi antisettici come la clorexidina può essere prescritto dal medico per brevi periodi.
Secondo la ricerca di Figuero del 2020, l'uso limitato nel tempo di questi agenti chimici in aggiunta alla pulizia meccanica riduce la carica batterica e l'infiammazione gengivale nel 90% dei soggetti.
L'igiene orale domiciliare deve sempre essere associata a visite periodiche di controllo e igiene professionale ogni 3-6-12 mesi, in relazione al profilo di rischio del paziente e alle condizioni parodontali dopo la terapia attiva.
Fonti scientifiche di riferimento
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- Kassebaum, N. J., Bernabé, E., Dahiya, M., Bhandari, B., Murray, C. J., & Marcenes, W. (2014). Global burden of severe periodontitis in 1990-2010: a systematic review and meta-regression. Journal of Dental Research, 93(11), 1045-1053. DOI: 10.1177/0022034514552491
- Salvi, G. E., Stähli, A., Schmidt, J. C., Ramseier, C. A., Sculean, A., & Walter, C. (2020). Adjunctive laser or antimicrobial photodynamic therapy to non-surgical mechanical instrumentation in patients with untreated periodontitis. A systematic review and meta-analysis. Journal of Clinical Periodontology, 47(Suppl 22), 176-198. DOI: 10.1111/jcpe.13236
- Sanz, M., Herrera, D., Kebschull, M., Chapple, I., Jepsen, S., Berglundh, T., Sculean, A., Tonetti, M. S., & EFP Workshop Participants. (2020). Treatment of stage I-III periodontitis—The EFP S3 level clinical practice guideline. Journal of Clinical Periodontology, 47(Suppl 22), 4-60. DOI: 10.1111/jcpe.13290


