Incontinenza urinaria maschile e femminile

Autore: Dott.ssa Gabriella Mirabile
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La fisiologia della minzione è una attività estremamente complessa, che per funzionare correttamente prevede l'integrità, non solo anatomica, della vescica (il contenitore delle urine), l'uretra (il canale che collega il contenitore all'esterno), e della muscolatura del pavimento pelvico che circonda l'uretra e permette la continenza, ma anche l'integrità e il corretto funzionamento di tutte le vie nervose che mettono in comunicazione la vescica con il sistema nervoso centrale. Ne parla la Dott.ssa Gabriella Mirabile, esperta in Urologia a Roma

Quando si manifesta lo stimolo della minzione?

Durante il riempimento, la vescica ha la capacità di dilatarsi mantenendo una pressione molto bassa (vicina alloBusto di donna zero), mentre lo sfintere uretrale resta tonico, contratto, in modo da evitare perdite. Si giunge così ad un riempimento tale da avvisare il “cervello” che è arrivato il momento di “recarsi in bagno”.

A quel punto, solo in presenza di un luogo adatto, il cervello comanda lo svuotamento volontario, per cui la vescica si contrae e contemporaneamente il muscolo uretrale, costituito da una porzione volontaria e da una involontaria, si rilassa, per permettere lo svuotamento.

Cos’è l’incontinenza urinaria e a cosa è dovuta?

L'incontinenza urinaria è una perdita involontaria da urine che può essere determinata da due differenti meccanismi, che possono, in alcuni casi, anche coesistere.

  • Il primo meccanismo causa la cosiddetta incontinenza urinaria “da sforzo”, perdita involontaria di urine associata ad un aumento della pressione addominale, come in caso di tosse, starnuti, risate, sforzi fisici. Questo tipo di incontinenza è causata da un “indebolimento” dello sfintere, nel maschio spesso secondario ad interventi chirurgici attuati a livello prostatico, nella donna a volte intrinseco nella struttura muscolare che si “indebolisce” con l’età e il cambiamento dell’assetto ormonale post menopausale oppure favorito dal prolasso degli organi pelvici, che determina una “ipermobilità” uretrale;
  • Il secondo meccanismo causa, invece, la così definita incontinenza urinaria “da urgenza”, perdita involontaria di urine preceduta da un impellente e improcrastinabile stimolo minzionale. Questo tipo di incontinenza è causata da iperattività detrusoriale”, vuol dire che in questo caso il problema è la vescica che in maniera autonoma e involontaria si contrae, e se la contrazione supera la capacità di trattenere, può determinare anche perdite cospicue di urina. Questo “mal funzionamento” vescicale può essere secondario ad infezioni, ostruzione cervico-uretrale inveterata, come nel caso dell’ipertrofia prostatica benigna, tumori vescicali, problemi neurologici oppure essere “idiopatica” senza causa nota.

L’Esame Urodinamico Invasivo, per quanto da linee guida non sempre necessario, è in assoluto l’esame più accurato per una corretta diagnosi del problema. Quest’esame ci premette di testare il funzionamento della vescica durante il riempimento e lo svuotamento, e quindi analizzare la causa dell’incontinenza urinaria. L’esame viene definito “invasivo” perché prevede il posizionamento di un catetere vescicale (delle dimensioni della punta di una penna) e di una sonda rettale. Tramite questi due sensori la vescica viene riempita e, successivamente, durante la minzione, si analizzano le pressioni a cui si sottopone. In realtà, se eseguito da personale esperto e nelle giuste condizioni, a parte il fastidio causato dall’inserimento del catetere non è un esame doloroso.

Per quanto riguarda la terapia esistono diverse possibilità, sempre bene passare dalle opzioni meno invasive di cui la più efficace è sicuramente la riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico. Un ciclo eseguito da personale esperto nel campo può efficacemente “cambiare la vita dei pazienti”.

Per quanto riguarda l’incontinenza urinaria da urgenza, esistono terapie farmacologiche estremamente efficaci fino all’utilizzo della tossina botulinica intradetrusoriale per via endoscopica.

In merito all’incontinenza urinaria da sforzo, nel caso in cui la riabilitazione non dovesse ottenere i risultati sperati, interventi chirurgici, anche mininvasivi, potrebbero essere in grado di risolvere definitivamente il problema.

Ogni paziente è un caso unico, deve essere necessariamente valutato dallo specialista nella sua interezza, per poter offrire in ogni caso la soluzione più adatta alle singole esigenze. Ma la soluzione esiste, quindi parlarne senza vergogna è il primo passo per affrontare il problema!

Dott.ssa Gabriella Mirabile
Urologia

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