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Indagini diagnostiche del capello: quali esami permettono di studiarlo?

Lo studio del capello e del cuoio capelluto può avvalersi di diverse metodiche diagnostiche, ciascuna finalizzata a valutare aspetti specifici del ciclo di crescita, della struttura del follicolo e del fusto del capello. Tra le principali tecniche rientrano il tricogramma, l'esame della ricrescita del capello, il fototricogramma, la biopsia, la microscopia ottica, la microscopia elettronica a scansione, l'analisi degli amminoacidi e la microanalisi degli oligoelementi.

Che cos'è il tricogramma e cosa studia

Il tricogramma è una metodica semi-invasiva utilizzata per studiare il bulbo del capello e valutare principalmente il rapporto tra capelli in fase anagen e telogen.

L'esame viene generalmente eseguito su un cuoio capelluto non lavato da circa 4-5 giorni, così da evitare la rimozione accidentale dei capelli in fase telogen. Mediante pinze emostatiche rivestite in gomma vengono prelevati complessivamente circa 50-60 capelli in tre aree del cuoio capelluto: regione occipitale, regione parietale e regione frontale.

I capelli vengono estratti mediante una trazione rapida e decisa, mantenendo poi i bulbi per l'esame microscopico. I campioni vengono disposti parallelamente su appositi vetrini e osservati mediante microscopia ottica a luce diretta.

Per facilitare l'identificazione delle diverse fasi del ciclo del capello può essere utilizzata la 4-metil-diamino-cinnamaldeide, un colorante selettivo per la citrullina presente nella guaina radicolare interna del bulbo in fase anagen. Il bulbo anagen assume una colorazione rossastra, mentre quello telogen non presenta la stessa colorazione.

In condizioni considerate normali, il tricogramma può evidenziare circa 80-85% di bulbi in fase anagen, 10-15% in fase telogen e una percentuale ridotta di bulbi distrofici, generalmente intorno allo 0,5-1%.

Il risultato del tricogramma dipende tuttavia dalla corretta esecuzione della procedura e dall'esperienza dell'operatore. Anche il rapporto anagen/telogen può variare in funzione di età, sesso e sede del prelievo. Per questo motivo, l'interpretazione deve essere affidata a personale esperto nella valutazione delle caratteristiche morfologiche dei bulbi.

Il tricogramma può avere valore diagnostico nel telogen effluvium e nell'alopecia androgenetica, mentre può fornire informazioni prognostiche nell'alopecia areata, soprattutto quando l'esame viene eseguito anche nella regione controlaterale rispetto alle aree interessate.

In cosa consiste l'esame della ricrescita del capello?

L'esame della ricrescita del capello consente di valutare la crescita dei capelli e di misurarne l'indice di ricrescita. Può quindi essere utilizzato non soltanto nello studio di alcune patologie, ma anche nell'ambito della ricerca sulla fisiologia del capello.

La metodica prevede la selezione di una piccola area del cuoio capelluto, generalmente di circa 2 cm², nella quale i capelli vengono rasati fino all'emergenza dall'ostio follicolare. L'area viene quindi coperta con una medicazione occlusiva, rimossa dopo circa una settimana dal medico, che può valutare la ricrescita e la densità dei capelli.

Nel soggetto normale, l'indice di crescita del capello è di circa 0,25-0,35 mm al giorno, con una crescita settimanale indicativa compresa tra circa 1,5 e 3 mm.

Il test della finestra di ricrescita può risultare utile nei casi di tricotillomania e quando il paziente riferisce una caduta dei capelli, consentendo di documentare la normale crescita del capello. Può inoltre essere impiegato nello studio delle alterazioni del fusto caratterizzate da maggiore fragilità, come tricorressi nodosa e moniletrix.

Che cos'è il fototricogramma?

Il fototricogramma è una metodica che permette di studiare dinamicamente il ciclo del capello.

L'esame prevede la fotografia, in momenti successivi, di una specifica area del cuoio capelluto precedentemente individuata mediante un piccolo tatuaggio e sottoposta a rasatura. Il tatuaggio consente di identificare la stessa area nelle diverse fasi dell'esame.

La rasatura viene effettuata inizialmente a circa un centimetro dall'ostio follicolare e successivamente a livello dello stesso, permettendo di distinguere i capelli in fase di crescita da quelli in fase di riposo. La metodica consente inoltre di ottenere informazioni sulla densità follicolare.

Le immagini, realizzate con apparecchiature standardizzate, vengono acquisite dopo la rasatura e successivamente a distanza di circa 3-4 giorni. Il fototricogramma può quindi fornire informazioni sul ciclo del pelo sia in condizioni fisiologiche sia in presenza di alterazioni patologiche.

Quando viene utilizzata la biopsia del cuoio capelluto e cosa permette di individuare

La biopsia è una tecnica invasiva che permette di studiare il bulbo del capello nella sua sede naturale, oltre alle eventuali alterazioni associate dell'epidermide e del derma.

Può fornire informazioni sulla struttura del follicolo, sul rapporto anagen/telogen e consentire l'esecuzione di indagini come l'immunofluorescenza diretta.

Per la biopsia del cuoio capelluto viene generalmente utilizzato un punch di 4-6 mm, orientato obliquamente e parallelamente alla direzione di crescita dei follicoli. In alcune patologie, soprattutto nelle alopecie cicatriziali, è importante effettuare il prelievo al confine tra cute sana e area interessata dal processo patologico.

Le sezioni longitudinali permettono di individuare eventuali infiltrati infiammatori e valutarne l'estensione, mentre le sezioni trasversali consentono di studiare regioni follicolari specifiche, come istmo e bulge.

La biopsia permette inoltre di valutare parametri quali densità follicolare, rapporto anagen/telogen e percentuale di follicoli terminali e di tipo vello.

Può essere utilizzata nello studio di alopecie non cicatriziali, tra cui telogen effluvium, alopecia androgenetica e alopecia areata, e nelle alopecie cicatriziali, come lupus discoide, lichen planopilaris, morfea e follicolite decalvante. Lo studio della regione del bulge, considerata una sede importante delle cellule staminali follicolari, può fornire informazioni utili anche ai fini prognostici.

Che cosa permette di vedere la microscopia ottica?

La microscopia ottica consente di evidenziare numerose alterazioni del fusto e del bulbo del capello.

Per lo studio del fusto, il campione viene prelevato il più vicino possibile all'ostio follicolare e vengono generalmente esaminati i primi 2-3 cm. Per lo studio del bulbo può invece essere necessario procedere all'estrazione mediante tricogramma.

Il fusto può essere posizionato su un vetrino portaoggetti e osservato al microscopio mediante luce diretta o polarizzata. L'utilizzo di una sostanza ad alta viscosità, come Eukit, può ridurre alcuni artefatti di osservazione, anche se rende il campione non riutilizzabile per ulteriori indagini.

La microscopia ottica trova applicazione nello studio di alterazioni del fusto come tricorressi nodosa, tricorressi invaginata, moniletrix, pili torti, triconodosi e pili annulati.

La luce polarizzata può inoltre fornire un utile supporto diagnostico nella tricotiodistrofia, nella quale è possibile osservare lungo il fusto una caratteristica alternanza regolare di bande chiare e scure, descritta come aspetto a “coda di tigre”.

A cosa serve la microscopia elettronica a scansione?

La microscopia elettronica a scansione (SEM) permette di osservare la superficie del capello a elevati ingrandimenti, fino a circa 20.000×.

Prima dell'osservazione, il campione viene sottoposto a un trattamento di metallizzazione o carbonizzazione, attraverso la deposizione di una sottile patina di oro oppure di uno strato di grafite.

Questa tecnica consente di evidenziare alterazioni del fusto non sempre riconoscibili con metodiche meno sofisticate, come danni della cuticola, solchi e scanalature. L'analisi di sezioni trasversali permette inoltre di studiare la forma del capello, le cellule cuticolari e gli strati più interni del fusto, come corticale e midollare.

La SEM può fornire informazioni anche sul bulbo nelle diverse fasi del ciclo di crescita e viene generalmente utilizzata come esame di approfondimento in presenza di alterazioni del capello.

Che cosa sono gli amminoacidi del capello?

L'analisi degli amminoacidi del capello è una tecnica quali-quantitativa utilizzata soprattutto nello studio di alcune condizioni associate ad alterazioni metaboliche.

L'analisi viene effettuata su una piccola quantità di fusto, precedentemente sottoposta a specifici processi di idrolisi. I campioni vengono successivamente analizzati mediante cromatografia e i valori dei singoli amminoacidi vengono espressi in percentuale per consentire la normalizzazione dei risultati.

Nella tricotiodistrofia, caratterizzata da una ridotta incorporazione di amminoacidi solforati, l'analisi può evidenziare una marcata riduzione della cistina, amminoacido ricco di zolfo.

Alterazioni delle concentrazioni di specifici amminoacidi sono state inoltre descritte in condizioni quali adrenoleucodistrofia, deficit di biotinidasi, argininosuccinicoaciduria, pili annulati e pili torti.

Come viene effettuata la microanalisi degli oligoelementi?

La microanalisi degli oligoelementi consente di studiare qualitativamente e quantitativamente la presenza di diversi elementi sulla superficie del capello.

La metodica sfrutta la risposta caratteristica degli atomi quando vengono eccitati da un fascio di elettroni, consentendo di identificare gli elementi presenti e, attraverso specifiche mappe a raggi X, di localizzarne la distribuzione.

In condizioni normali, sulla superficie del fusto possono essere identificati diversi oligoelementi, tra cui sodio, magnesio, silicio, fosforo, zolfo, cloro, potassio, calcio e ferro.

L'associazione della microanalisi alla microscopia elettronica a scansione permette di correlare le caratteristiche morfologiche del capello con la composizione chimica del campione.

La metodica può fornire informazioni utili nello studio della tricotiodistrofia, nella quale può essere osservata una riduzione dello zolfo, e può rappresentare un supporto all'analisi degli amminoacidi.

La microanalisi trova inoltre applicazioni nella ricerca, nello studio dell'incorporazione di oligoelementi dopo l'assunzione di integratori e nella valutazione dell'interazione di alcuni prodotti cosmetici con il fusto del capello. Può essere utilizzata anche in specifici contesti di medicina del lavoro e di valutazione dell'esposizione ambientale.


Fonti:


Articolo a cura del Dott. Giuseppe Carrieri


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