L’infezione genitale: comune ma la malattia è rara
Domande frequenti dopo la diagnosi
Le prime domande che una donna fa dopo una diagnosi di HPV genitale sono:
- “È stato lui?”
- “Adesso anche lui è infetto?”
Alla prima domanda si può rispondere "sì" solo se il partner non ha mai avuto precedenti rapporti sessuali. Alla seconda domanda, "sì" solo se è alla sua prima esperienza sessuale. In ogni caso, queste domande perdono senso: la vita sessuale e relazionale della donna e della coppia non dovrebbe risentire dell’infezione.
Diffusione dell’infezione
Una serie di stime in campo mondiale, che comprende anche l’Italia, depongono che una infezione da HPV in un momento della vita di tutte le donne, sia o sia stata presente nel 80-90% del casi. Con l’uso del vaccino ovviamente questa percentuale tenderà a abbassarsi ma non a scomparire…
Con parecchia approssimazione possiamo stimare che in Italia siano 15 milioni le donne tra i 15 e i 60 anni, e possiamo anche stimare che l'80% di queste, cioè 12 milioni, forse tutte quelle sessualmente attive, abbiano o abbiano avuto una infezione da HPV, in genere all’inizio della loro vita sessuale quando il sistema immunitario incontra il virus per la prima volta e non riesce a difendersi (ritornate alle risposte alle 2 domande che aprono questo scritto).
Guarigione e progressione della malattia
Di queste 12 milioni, sempre con molta approssimazione, circa il 50%, quindi 6 milioni, guariscono spontaneamente dalla infezione in circa 1-2 anni perché il sistema immunitario le difende. Dei 6 milioni di donne che non guariscono, una grande maggioranza dei casi mantengono per un numero variabile di anni una infezione che non diventa mai malattia, cioè non ci sarà nessuna alterazione del pap test e della colposcopia anche se la ricerca del virus sui tessuti del collo uterino darà esito positivo. Una piccola minoranza di queste invece avrà una progressione della malattia che, molto lentamente, da 10 fino a 40 anni, in media 10-20 anni, può arrivare fino a un carcinoma. Ogni anno circa 2000 donne, nella grande maggioranza tra i 30 e i 40 anni, cioè 10-20 anni dopo aver contratto l’ infezione da cui il loro sistema immunitario non le ha difese, svilupperanno un carcinoma del collo dell’utero, che in più della metà dei casi potrà essere curato con successo. Riassumo: su 12 milioni di donne con “malattia non curata” da infezione da HPV, 2000 ogni anno faranno un carcinoma invasivo della cervice, più o meno 10-20 anni dopo il contagio avvenuto all’inizio della vita sessuale. Tanto per dare una idea di confronto, in Italia, ogni anno 120000 persone hanno un infarto, 21000 persone muoiono per incidenti stradali e più di 200000 restano feriti. Mi fermo qui.
Ritorniamo al nostro HPV. Avrete capito che chi fa sesso incontra “inevitabilmente” uno dei ceppi HPV sulla sua strada, che è il nostro sistema immunitario che ci guarisce o limita i danni dell’infezione, che se il partner è immunologicamente sano l’infezione se si trasmette non da nessun problema.
Oggi la prevenzione primaria si fa con la vaccinazione e sicuramente tra 10-20 anni questi numeri cambieranno completamente.
Prevenzione primaria: vaccino e pap test
Vaccinate o no, a oggi, bisogna prevenire la malattia da HPV e allora il pap test eseguito ogni 2-3 anni a partire da 3-5 anni dopo il primo rapporto (prima sarebbe inutile), la ricerca di HPV (si più fare nello stesso contenitore con cui si invia al laboratorio il pap test) solo nei casi positivi al pap test e la colposcopia, sono in grado di azzerare realmente la possibilità di sviluppare un carcinoma della cervice. Dopo 10 anni dal primo rapporto invece pap test e ricerca di HPV potranno essere effettuati insieme ogni 4-5 anni (HPV negativo=nessun rischio di carcinoma), perché nel frattempo la grande maggioranza delle infezioni contratte all’ inizio della vita sessuale sono spontaneamente guarite e quelle che restano sono le 6 milioni di persistenti che non significa malattia precancerosa ma solo persistenza del virus nei tessuti.
In caso invece di malattia (pap test positivo per LSIL o HSIL) in HPV positivo, biopsia positiva per lesione precancerosa (niente a che vedere con un tumore maligno se non dopo molti anni e in un piccolo numero di donne) la terapia, piuttosto semplice e risolutiva, è obbligatoria.
Discorso in parte diverso invece per i condilomi floridi genitali, quelle che si chiamavano creste di gallo, che sono la prerogativa della infezione da parte di HPV a basso o nullo rischio di carcinoma, tipica dei primi rapporti perché il sistema immunitario non lo conosce. Brutti da vedere sia nell’ uomo che nella donna, scompaiono spontaneamente dopo pochi mesi dal contagio quando la risposta immunitaria si attiva e, se non in casi eccezionali, non andrebbero mai trattati perché scompaiono da soli, e l’ansia della paziente andrebbe gestita senza proporre interventi distruttivi riservati ai soli rari casi di persistenza oltre i 3 mesi.
Conclusioni
I tumori del cavo orale insorgono in media intorno ai 60-70 anni e quindi la relazione con HPV è assai debole, molto forte invece con il fumo e altre situazioni patologiche. Analogo discorso vale per i tumori della vescica.
Il tumore dell’ano è una patologia rara, circa 1000 casi per anno, interessa uomini e donne più o meno con uguale frequenza, il 100% circa di età superiore ai 50 anni, di questi la metà ha oltre 70 anni. Anche in questi casi la relazione con HPV è debole.
La vaccinazione HPV sicuramente ridurrà la infezione di questi distretti, ma la riduzione della malattia oncologica è tutta da dimostrare.
Tutto questo, semplificato al massimo, per dire che questa infezione, fino a che resta infezione, non ha nessuna importanza nella vita della donna che può continuare la sua vita sessuale senza nessun problema anche perché non esiste una prevenzione al contagio neanche con il profilattico, che è assai utile invece per le altre malattie a trasmissione sessuale tra cui l’herpes genitale o labiale che le coppie vivono con molta più serenità forse perché nessuna informativa terroristica le ha mai sconvolte come invece è accaduto con HPV la cui presenza, di per sè, non ha nessuna importanza se non per le sue conseguenze pre-oncologiche e oncologiche, rare rispetto alla diffusione della infezione da HPV e assolutamente controllabili attraverso una prevenzione facile e sicura.

