Ingestione di corpi estranei: che fare?

Autore: Dott. Luciano Corazza
Pubblicato: | Aggiornato: 29/04/2020
Editor: Jennifer Verta

L’ingestione di corpi estranei è più frequente di quello che si potrebbe pensare e non solo nei bambini. Il Dott. Luciano Corazza, esperto in Gastroenterologia a Matera, ci spiega quando è necessario intervenire chirurgicamente e come

Quali sono i corpi più frequentemente ingeriti?

L’ingestione di corpi estranei, compresi i boli alimentari, non è un evento raro. I soggetti più a rischio, per cause accidentali, sono i bambini prevalentemente di sesso maschile tra 6 mesi e 5 anni con picco d’incidenza tra 1 e 2 anni. Meno frequentemente si verifica in età adulta, spesso correlata a patologie psichiatriche, disturbi neurologici, edentulia (mancanza di uno o più denti), patologie esofagee sub stenosanti misconosciute oppure in detenuti o tossicodipendenti per ragioni diverse.

La natura dei corpi estranei (CE) ingeriti è varia:

  • Alimenti (bolo di carneo, semi, ossa, cartilagini, lische di pesce, mirtilli etc.)
  • Oggetti smussi (monete, perline, giocattoli)
  • Vulneranti (spille, mollette, ganci, giocattoli, protesi dentarie, lamette, posate, chiodi, pezzi di vetro)
  • Tossici (batterie, corpi estranei contenenti piombo, stupefacenti, farmaci)
  • Bezoari (capelli o fibre vegetali)
  • Magneti
  • Radiopachi o radio trasparenti

I corpi estranei variano per dimensioni, anche se quelli inferiori ai 2 cm in genere vengono espulsi spontaneamente per via naturale. Nell’80% dei casi i CE vengono eliminati spontaneamente, mentre nel 10-20 % dei casi è necessaria la loro gestione per via endoscopica e solo nell’1% è richiesto un la chirurgia.

Quali sono i sintomi dell’ingestione di un corpo estraneo?

L’ingestione del CE è spesso asintomatica. Se presenti, i sintomi più frequenti sono:

  • Tosse
  • Sensazione di corpo estraneo in faringe o retrosternale
  • Salivazione aumentata
  • Dolore toracico o addominale
  • Vomito, anche ematico

In caso di certa o sospetta ingestione è opportuno chiamare i soccorsi e recarsi presso un Pronto Soccorso o meglio un Dipartimento di Emergenza Urgenza (DEA), che rappresenta la sede idonea di osservazione e trattamento. Si consiglia di non adottare rimedi “casalinghi” come indurre il vomito o dare colpi alla schiena per espellere l’elemento ingerito, perché potrebbero peggiorare il quadro clinico.

Come avviene la diagnosi?

Nella struttura ospedaliera avviene la valutazione diagnostica e la documentazione di eventuali lesioni provocate dal corpo estraneo attraverso una definita sequenza di procedure finalizzate alla stadiazione clinica e successiva decisione che può essere terapeutica oppure osservazionale.

Gli esami comunemente eseguiti sono un Radiografia del torace/addome nel caso d’ingestione di CE radiopachi o sconosciuti per definirne la natura, localizzazione, dimensione, forma, numero. È possibile che venga eseguita una TAC in caso di sospetta perforazione di organi.

In caso di soggetti asintomatici che hanno ingerito oggetti smussi o piccoli non tossici è raccomandata una osservazione clinica, senza necessità di rimozione endoscopica.

Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

La decisione di rimuovere il corpo estraneo in emergenza (entro 2 h, max. 6 h), in urgenza (entro 24 h) o non in urgenza (entro 72 h) dipende dalla sua:

  • Tipologia (vulnerante, tossico, ostruente)
  • Sede d’impatto (esofago, stomaco, altre sedi)
  • Presenza di sintomi di gravità (sanguinamento, dolore toracico o addominale).

In caso di ingestione di CE vulneranti, tossici, ostruenti o impattati, la rimozione per via endoscopica con esofagogastroduodenoscopio rappresenta la tecnica terapeutica raccomandata.

La procedura va eseguita in emergenza o urgenza oppure dilazionata, in relazione alla sede e natura della sostanza, preferibilmente in sedazione con assistenza anestesiologica ed in sala endoscopica attrezzata, utilizzando accessori dedicati ed adeguati al CE ed alla sua localizzazione quali pinze a denti di “topo”, “pellicano”, “coccodrillo”, cestelli a rete, anse di recupero, cappucci in gomma di protezione dell’esofago in caso di rimozione di oggetti vulneranti.  

Dott. Luciano Corazza
Gastroenterologia

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