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Instabilità di spalla: cosa fare quando la spalla “esce” durante lo sport

Quando la spalla “esce” durante lo sport, non basta rimetterla a posto e aspettare. In Ortopedia e Traumatologia, il punto è capire se si tratta di un episodio isolato o dell’inizio di una instabilità recidivante, valutando età, sport praticato, lesioni associate ed esami utili.

Perché la spalla può “uscire” durante lo sport?

La spalla è l’articolazione più mobile del corpo. Questo permette movimenti ampi, ma la rende anche più esposta alla lussazione. Secondo AAOS, la lussazione può essere completa, quando le superfici articolari si separano del tutto, o parziale, detta anche sublussazione.


Nella maggior parte dei casi sportivi, la testa dell’omero scivola in avanti rispetto alla glena. Secondo BESS/BOA, storicamente il 96% delle lussazioni di spalla è legato a un trauma e il 97% di queste è anteriore.


Quando la spalla esce, possono lesionarsi strutture che la stabilizzano: labbro glenoideo, capsula, legamenti, ossa e muscoli della cuffia dei rotatori. Secondo AAOS, una lesione del labbro anteriore è nota come lesione di Bankart. 

Quando una prima lussazione di spalla diventa un problema di instabilità?

Una prima lussazione non evolve sempre in instabilità cronica. Il rischio però non è uguale per tutti. Secondo BESS/BOA, la lussazione gleno-omerale traumatica ha un’incidenza di 8,2-23,9 casi ogni 100.000 persone all’anno, con rapporto maschi/femmine di 2,55:1. Quasi il 50% dei casi riguarda persone tra 15 e 29 anni.


Il fattore più importante è l’età. Secondo BESS/BOA, il rischio di recidiva è inversamente proporzionale all’età al momento della prima lussazione: più il paziente è giovane, più è probabile che la spalla esca di nuovo. Quasi il 90% delle recidive avviene entro 2 anni dal primo episodio.


Per esempio, un maschio di 20 anni ha una probabilità stimata di instabilità recidivante entro 2 anni pari a 0,72, cioè circa 72%. A 30 anni il dato scende a 0,41. Nelle donne, il rischio stimato è più basso: 0,40 a 20 anni e 0,19 a 30 anni.

Quali segnali indicano che la spalla è diventata instabile?

La sensazione tipica è che la spalla “scappi”, “ceda” o stia per uscire in certe posizioni. Secondo BESS/BOA, nella valutazione dell’instabilità è utile chiedere se il paziente teme che la spalla possa lussarsi durante lo sport o in alcune attività specifiche.


Secondo AAFP, le lussazioni gleno-omerali sono di solito causate da trauma, cadute e sport di contatto o collisione. La lussazione anteriore può verificarsi quando il braccio viene forzato in abduzione, rotazione esterna e iperestensione.


Secondo AAOS, una sublussazione può essere più difficile da riconoscere rispetto a una lussazione completa, perché la spalla può tornare da sola in posizione e apparire quasi normale. Tuttavia, può rimanere dolore e gli episodi possono ripetersi nel tempo se i legamenti non guariscono.


Sono segnali da non ignorare: dolore forte, deformità visibile, gonfiore, lividi, debolezza, formicolio o perdita di sensibilità. Secondo AAOS, una lussazione completa può lesionare legamenti, tendini o nervi.

Cosa fare subito quando la spalla esce durante l’attività sportiva?

Una lussazione di spalla va considerata un’urgenza. Secondo AAOS, l’obiettivo immediato è riportare la spalla nel corretto allineamento, mentre l’obiettivo a lungo termine è recuperare la funzione del braccio.


Non bisogna tentare manovre improvvisate. Secondo BESS/BOA, non è consigliabile che pazienti o persone presenti provino a ridurre la lussazione, se non sono formati per farlo, perché possono esserci lesioni associate non ancora identificate. La riduzione dovrebbe avvenire in ambiente controllato.


Dopo la riduzione, di solito si usa un tutore o una fascia per proteggere la spalla.

Quali esami servono dopo una lussazione di spalla nello sport?

La radiografia è il primo esame. Secondo AAOS, l’RX è necessaria per verificare se c’è una lesione ossea ed è il modo migliore per confermare che la spalla sia lussata. Può anche aiutare a capire la direzione della lussazione.


La TC può essere richiesta se il dettaglio osseo non è chiaro alla radiografia. La risonanza magnetica può essere utile per valutare legamenti e tessuti molli, ma secondo AAOS raramente è necessaria nel momento acuto della lussazione.

Quando una prima lussazione può evolvere in instabilità recidivante?

La domanda più utile non è solo “la spalla è tornata a posto?”, ma “quanto è probabile che esca di nuovo?”. Secondo BESS/BOA, la scelta del trattamento dipende dal rischio di nuove lussazioni e dalle possibili conseguenze, come dolore, perdita di funzione e artrosi post-traumatica.


Quali fattori aumentano il rischio di recidiva?

Secondo BESS/BOA, tra gli elementi da raccogliere ci sono età alla prima lussazione, sesso, attività sportiva, lavoro, dominanza della mano, numero di lussazioni e aspettative del paziente.


Nei giovani maschi il rischio è alto: sotto i 20 anni può arrivare a circa 72% di instabilità recidivante. Secondo AAFP, nei pazienti attivi sotto i 25 anni con lussazione anteriore si può considerare la chirurgia per l’alto rischio di recidiva, indicato fino al 90%.


Perché l’età oltre i 40 anni cambia la valutazione?

Dopo i 40 anni, il tema non è solo la recidiva. Bisogna cercare lesioni associate, soprattutto della cuffia dei rotatori. Secondo BESS/BOA, il 40% dei pazienti sopra i 40 anni con lussazione gleno-omerale traumatica anteriore presenta una lesione della cuffia dei rotatori, anche se non tutte sono clinicamente rilevanti.


Per questo, se dopo la riduzione resta debolezza importante, dolore marcato o difficoltà ad alzare il braccio, serve una valutazione specialistica. Un sospetto di lesione acuta della cuffia dopo trauma richiede invio urgente allo specialista.


Quando il controllo dopo la riabilitazione diventa decisivo?

Il controllo diventa importante se, dopo il percorso riabilitativo, restano cedimenti, paura che la spalla esca o difficoltà nei gesti sportivi. Secondo AAFP, gli atleti possono tornare allo sport quando sono senza dolore, hanno un movimento della spalla simmetrico e riescono a eseguire movimenti sport-specifici.


Questo aiuta a non basare la ripresa solo sulla scomparsa del dolore. Se il paziente continua ad avere instabilità, dolore o paura nei movimenti richiesti dal proprio sport, serve una nuova valutazione specialistica per decidere se proseguire con la riabilitazione, richiedere altri esami o considerare la stabilizzazione chirurgica.

Riabilitazione o stabilizzazione artroscopica: come si sceglie?

La riabilitazione è spesso il primo passaggio, soprattutto se il danno non è esteso e non ci sono episodi ripetuti. La fisioterapia aiuta a recuperare il movimento, rinforzare i muscoli e può contribuire a prevenire nuove lussazioni.


La chirurgia viene considerata se la spalla non resta stabile, se le lussazioni si ripetono o se ci sono lesioni che rendono l’articolazione meccanicamente instabile. Secondo AAOS, alcuni giovani atleti possono valutare l’intervento già dopo la prima lussazione per ridurre il rischio di recidiva.


La stabilizzazione artroscopica non è però una scelta automatica. Secondo BESS/BOA, le tecniche artroscopiche moderne con ancore di sutura hanno recidiva di circa 8% a 2-4 anni, ma la scelta dipende da età, sport, difetti ossei, lesioni associate e aspettative.


Quali rischi e limiti bisogna conoscere prima di decidere?

Nessun percorso elimina il rischio al 100%. Con il trattamento conservativo può restare una sensazione di cedimento. Alcune persone tornano alla piena attività dopo una lussazione, mentre altre continuano a sentire la spalla che scivola anche dopo fisioterapia.


Anche la chirurgia ha limiti. Secondo AAOS, dopo l’intervento può comparire rigidità e la fisioterapia è importante per recuperare il movimento. La forza in rotazione interna ed esterna può risultare ridotta rispetto all’altro lato, indipendentemente dall’approccio chirurgico.


La decisione va presa in visita. Le scelte terapeutiche richiedono confronto diretto tra paziente e medico, con obiettivi chiari e decisione condivisa. Questo vale ancora di più nello sportivo, dove il rischio di recidiva va bilanciato con tempi, stagione agonistica e tipo di gesto atletico.


Come prevenire nuove lussazioni e quando tornare allo sport?

La prevenzione si basa su controllo muscolare, recupero del movimento e rinforzo progressivo. Secondo AAOS, mantenere buona forza e controllo dei muscoli della spalla e della scapola può migliorare l’esito dopo una lussazione e ridurre il rischio che la spalla esca di nuovo.


La riabilitazione fisioterapica dura di solito 4-12 settimane, in base alla risposta del paziente. Il percorso può però cambiare se il paziente non tollera gli esercizi o se il fisioterapista individua motivi per un invio più precoce allo specialista.


La ripresa va decisa con ortopedico e fisioterapista, considerando stabilità, tipo di sport, gesto atletico e rischio di recidiva. È prudente chiedere una visita ortopedica se la spalla è uscita più di una volta, se resta instabile, o se dopo il trauma compaiono debolezza, formicolio o dolore persistente.


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Riferimenti APA

  1. American Academy of Orthopaedic Surgeons. (s.f.). Shoulder Dislocation. OrthoInfo. https://orthoinfo.aaos.org/en/diseases--conditions/dislocated-shoulder/
  2. Brownson, P., Donaldson, O., Fox, M., Rees, J. L., Rangan, A., Jaggi, A., Tytherleigh-Strong, G., McBernie, J., Thomas, M., & Kulkarni, R. (2015). BESS/BOA Patient Care Pathways: Traumatic anterior shoulder instability. Shoulder & Elbow, 7(3), 214–226. https://www.boa.ac.uk/static/deaeadf1-a971-4544-a6f15d05c3c5cf43/traumatic-anterior-instability.pdf
  3. Simon, L. M., Nguyen, V., & Ezinwa, N. M. (2023). Acute shoulder injuries in adults. American Family Physician, 107(5), 503–512. https://www.aafp.org/pubs/afp/issues/2023/0500/acute-shoulder-injuries.html