Insufficienza mitralica: l’approccio percutaneo

Autore: Dott. Cosmo Godino
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Editor: Top Doctors®

Oggi è possibile trattare l’insufficienza mitralica mediante sistemi non chirurgici, utilizzando un approccio percutaneo. Ne parla il nostro esperto in Cardiologia a Milano, il Dott. Cosmo Godino

 

 

Che cos’è l’insufficienza mitralica?

La malattia a carico dell’apparato mitralico, e in particolare l’insufficienza mitralica, costituisce la patologia valvolare più diffusa nei paesi industrializzati.

L’insufficienza mitralica consiste in una disfunzione della valvola mitrale che non si chiude più completamente e altera la circolazione del flusso sanguigno, riducendo il passaggio della normale quantità di sangue dal ventricolo sinistro in aorta (parte del sangue ritorna indietro in atrio sinistro).

Quando il vizio mitralico diventa di grado significativo, l’aspettativa di vita risulta fortemente compromessa. Secondo le linee guida, i pazienti che presentano sintomi, come stanchezza, dispnea per sforzi lievi e affanno improvviso, ed affetti da insufficienza mitralica significativa dovrebbero essere sottoposti ad un intervento chirurgico. La chirurgia riparativa è preferibile laddove l’anatomia della valvola lo consente.

Se non viene trattata in tempo e in maniera corretta, tale patologia può portare ad una grave alterazione della funzione cardiaca.

 

Come viene trattata l’insufficienza mitralica?

Nel corso degli ultimi 50 anni, la chirurgia mitralica ha dimostrato ottimi risultati, soprattutto nelle forme degenerative, diminuendo i rischi legati alla sostituzione valvolare. Nella maggior parte dei pazienti la chirurgia può essere adottata con un rischio accettabile. Tuttavia, quasi la metà dei pazienti, anziani e non, devono rinunciare all’intervento chirurgico a causa dell’età o per le gravi patologie coesistenti: avanzata disfunzione ventricolare sinistra e bi-ventricolare, insufficienza renale cronica, bronchite cronica ostruttiva, etc.

Per questo motivo, negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi dispositivi per effettuare una correzione dell’insufficienza mitralica in maniera non invasiva, con un approccio percutaneo, mediante sistemi di riparazione (MitraClip, Cardioband etc.) oppure mediante sistemi di sostituzione (valvole percutanee da poco introdotti nella sperimentazione clinica).

La MitraClip è un sistema che consente la riparazione della valvola mitralica per via percutanea che concettualmente deriva dalla tecnica chirurgica italiana “edge-to-edge”: si tratta di una “clip” che viene agganciata sui lembi della valvola mitrale e serve a ridurre significativamente, o addirittura annullare, il rigurgito mitralico. Questa tecnica consente la correzione sia delle forme di insufficienza mitralica funzionali che di quelle degenerative. La riparazione viene eseguita in anestesia generale, senza incidere il torace, senza aprire il cuore che non viene fermato durante l’operazione e, quindi, senza dover ricorrere alla circolazione extracorporea. Il dispositivo, infatti, viene introdotto per via percutanea nella vena femorale, raggiunge prima l’atrio destro del cuore e successivamente la valvola mitrale, dopo aver punto e attraversato il setto interatriale. Il corretto posizionamento del dispositivo a livello dei lembi valvolari mitralici viene guidato dall'esame ecocardiografico transesofageo (che permette un’accurata valutazione anatomica bidimensionale e tridimensionale), e dalle immagini radiologiche. Ad oggi, oltre 40.000 pazienti sono stati trattati in maniera efficace con questa metodica e con rischi periprocedurali bassi, consentendo un miglioramento della qualità di vita di molte persone ad elevato rischio chirurgico o non candidabili a chirurgia tradizionale.

Recentemente, poi, è stata introdotta nella nostra pratica clinica il Cardioband, altra procedura non chirurgica molto simile a quella MitraClip. Il Cardioband è un dispositivo di riparazione percutanea dell’insufficienza mitralica applicabile solo per le forme di insufficienza mitralica funzionale. Consente di eseguire una anuloplastica diretta transcatetere con posizionamento di un anello che regola (stringe) le dimensioni di quello mitralico e permette, quindi, di ridurre/eliminare il rigurgito valvolare. Il collegamento dell'impianto all' anulus mitralico avviene senza suture, usando delle ancore appositamente progettate. Il rimodellamento inverso dell'anulus mitralico avviene in condizioni fisiologiche e sotto guida ecocardiografica fino ad ottenere risultati ottimali.

Nei prossimi anni, tali dispositivi percutanei andranno incontro ad ulteriori evoluzioni per essere ancora più performanti nell’ambito della complessità dell’apparato mitralico (più complesso di quello aortico), e consentiranno di ridurre i rischi legati alla chirurgia tradizionale, di trattare quei casi attualmente non candidabili a chirurgia, e di intervenire con un timing più precoce al fine di evitare i danni che la patologia valvolare arreca al cuore.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Cosmo Godino
Cardiologia

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