Intolleranze alimentari: impariamo a riconoscerle!

Autore: Prof. Giovanni Cammarota
Pubblicato: | Aggiornato: 18/06/2018
Editor: Top Doctors®

Le intelloranze alimentari rappresentano delle razioni avverse a determinati alimenti. Il Prof. Giovanni Cammarota, esperto in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva a Roma, ci spiega come trattarle.

Qual è la differenza tra allergie e intolleranze alimentari?

Le intolleranze alimentari rientrano nelle reazioni da ipersensibilità agli alimenti di natura non allergica. Le intolleranze sono più comuni delle allergie. Mentre le allergie sono mediate da meccanismi immunologici, nelle intolleranze, invece, la reazione non è provocata dal sistema immunitario (ad eccezione della intolleranza al glutine).

Quali sono le cause principali?

Eziopatogeneticamente, possono essere causate da un deficit enzimatico (es. intolleranza al lattosio), da causa farmacologica (es. presenza negli alimenti di istamina o sostanze che liberano istamina) o da causa indefinita (in tale categoria rientrano gli additivi alimentari).

Le intolleranze di natura enzimatica sono dovute a un deficit nel metabolismo di determinate sostanze, e possono essere primitive o secondarie a malattie gastrointestinali. Gli zuccheri sono i principali indiziati nelle intolleranze di tipo enzimatico: ricordiamo qui l'intolleranza al lattosio, l'intolleranza al fruttosio, l'intolleranza al sorbitolo, l'intolleranza al trealosio, e infine l'intolleranza al sucrosio. Le intolleranze di natura farmacologica, invece, sono causate dalla presenza, in alcuni alimenti, di molecole quali le amine vasoattive e le metilxantine. Gli additivi alimentari principalmente implicati nel causare intolleranze alimentari sono i benzoati, il glutammato monosodico e i solfiti.

Come si manifestano le intolleranze alimentari?

La sintomatologia delle intolleranze alimentari di tipo enzimatico è prevalentemente gastrointestinale, con gonfiore addominale, meteorismo, dolori addominali crampiformi, alvo diarroico, distensione addominale, fino ad arrivare, sebbene raramente, ad una sindrome da malassorbimento. Invece, le intolleranze alimentari di natura farmacologica possono manifestarsi con reazioni cutanee, ma anche con cefalea e palpitazioni. I sintomi dell'intolleranza agli additivi alimentari sono soprattutto asma bronchiale e orticaria cronica; in particolare, il glutammato monosodico è responsabile della peculiare “sindrome del ristorante cinese”, con cefalea, astenia, nausea, sudorazione abbondante e flushing.

Cosa si può fare per fare diagnosi e qual è il trattamento?

Per la diagnosi di queste patologie, vanno sicuramente escluse cause secondarie di intolleranza alimentare (es. morbo di Crohn, gastroenteriti infettive). Per la diagnosi delle intolleranze di natura enzimatica agli zuccheri vengono attualmente usati i breath test all'idrogeno (esistono attualmente breath test al lattosio, al fruttosio, al sorbitolo). Per la diagnosi delle intolleranze da additivi alimentari, l'unico approccio diagnostico possibile è il test di provocazione orale in doppio cieco. Un ruolo diagnostico, oltre che terapeutico, nell'approccio alle intolleranze alimentari, è rappresentato dalla dieta di eliminazione. Infine, esiste una serie di metodiche diagnostiche (quale per esempio il test citotossico) per diagnosticare le intolleranze alimentari, ma sono privi di attendibilità scientifica e non hanno dimostrato efficacia clinica.

Il trattamento per le intolleranze alimentari, come per le allergie, consiste nell’eliminare dalla dieta o consumare in piccole quantità gli alimenti che provocano la reazione.

Prof. Giovanni Cammarota
Gastroenterologia

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