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Ipospadia nel bambino: quando operare e come affrontare l’intervento

L’ipospadia non deve essere operata automaticamente in tutti i bambini. Fondamentale è fare una valutazione completa di più fattori come la posizione dell’uretra, la curvatura e il getto urinario, distinguendo le forme osservabili da quelle chirurgiche. Il percorso pratico dall’intervento al recupero a casa cambiano in base al singolo caso.

Che cos’è l’ipospadia e come si riconosce nel neonato?

L’ipospadia è una condizione congenita nella quale l’apertura dell’uretra non si trova sulla punta del pene, ma in una posizione più bassa. Può essere associata a prepuzio incompleto e curvatura del pene. Secondo le linee guida 2026 della European Association of Urology (EAU), in Europa si registrano circa 18,6 casi ogni 10.000 nati maschi.


La forma più frequente è quella distale, con l’apertura vicina al glande. Secondo il Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP), le forme distali rappresentano circa il 75-80% dei casi, mentre quelle prossimali, più complesse, costituiscono il 20-25%. La gravità non dipende però solo dalla posizione del foro: contano anche curvatura, dimensioni del glande, qualità dei tessuti e direzione del getto urinario.


La diagnosi avviene generalmente alla nascita attraverso l’esame del pene. Nelle forme isolate, la EAU non raccomanda esami di imaging di routine. Una valutazione più approfondita è invece necessaria quando l’ipospadia è associata ad altre anomalie, soprattutto a entrambi i testicoli non discesi. Il criptorchidismo congenito è presente nel 2-6,2% dei bambini con ipospadia.

Tutte le forme di ipospadia devono essere operate?

Non tutte le ipospadie richiedono un intervento. Quando l’apertura uretrale è vicina alla punta, il pene è diritto e il bambino urina con un getto adeguato, il vantaggio della chirurgia può essere limitato. Il CHOP precisa che alcune forme lievi possono essere semplicemente osservate dopo una valutazione specialistica.


L’intervento viene considerato quando il getto è deviato o molto disperso, l’apertura è stretta, il pene presenta una curvatura significativa oppure il meato è situato in posizione prossimale. Secondo la EAU, gli obiettivi sono raddrizzare il pene, ricostruire un’uretra di calibro adeguato e portare l’apertura verso il glande, cercando un buon risultato funzionale ed estetico.


La storia naturale delle forme non trattate non è ancora definita con precisione. Gli studi sugli adulti hanno prodotto risultati differenti: alcuni riferiscono una buona funzione urinaria e sessuale, altri descrivono getto disperso, difficoltà a urinare, curvatura, dolore nei rapporti o insoddisfazione. Per questo la decisione deve basarsi sull’anatomia del singolo bambino e non solo sul nome della diagnosi.

Come si decide tra osservazione, intervento in uno o due tempi?

L’osservazione può essere discussa nelle forme molto distali, prive di stenosi, curvatura e problemi del getto. Non significa ignorare la condizione: occorre valutare come il bambino urina durante la crescita e verificare che non compaiano difficoltà funzionali. La decisione deve essere condivisa con un chirurgo pediatrico o un urologo pediatrico dopo una visita diretta.


Quando l’ipospadia può essere corretta in un solo intervento?

Molte forme distali e intermedie possono essere trattate in un tempo chirurgico. La tecnica viene scelta in base alla posizione del meato, alla curvatura e alle caratteristiche della placca uretrale. La EAU riporta per le riparazioni distali primarie percentuali di successo comprese tra l’85% e il 90%, con complicanze inferiori al 10% per alcune delle tecniche più utilizzate.


Quando è più prudente programmare due interventi?

Nelle forme prossimali, soprattutto in presenza di una curvatura importante o di tessuti non adatti a costruire subito la nuova uretra, può essere indicata una correzione in due tempi. Nel primo intervento il pene viene raddrizzato e viene preparato un innesto; nel secondo, eseguito dopo alcuni mesi, l’innesto viene utilizzato per ricostruire l’uretra.


Per le forme prossimali, la EAU riporta complicanze complessive del 21% con le tecniche in più tempi, rispetto al 42% delle riparazioni in un unico tempo negli studi considerati. Questi numeri non consentono di scegliere una tecnica senza visita: i casi trattati in due tempi sono spesso più complessi e i risultati dipendono anche dall’esperienza del centro.


Quando è consigliato operare l’ipospadia nel bambino?

Le linee guida EAU 2026 indicano generalmente un’età compresa tra 6 e 18 mesi per la correzione primaria. Anche il CHOP utilizza questo intervallo. In questa fase il bambino ha una minore consapevolezza dell’area genitale e la gestione del catetere e della medicazione può essere più semplice rispetto alle età successive.


Questo intervallo non è una scadenza rigida. Alcuni bambini vengono operati più tardi per motivi clinici, per una diagnosi tardiva o perché necessitano di un percorso personalizzato. La EAU riferisce che, nei bambini prepuberi sottoposti a una specifica tecnica uretrale, l’età non è risultata un fattore autonomo di complicanza. Negli adulti, invece, il rischio è risultato 2,5 volte superiore rispetto al gruppo pediatrico.


Quando viene riconosciuta un’ipospadia alla nascita è prudente non eseguire la circoncisione prima della visita specialistica, perché il prepuzio può essere utile per la ricostruzione o per coprire i tessuti. Il CHOP raccomanda espressamente di rimandare la circoncisione fino alla definizione del piano chirurgico.

Come si svolge l’intervento e quanto dura?

L’intervento viene eseguito in anestesia generale. Lo scopo è correggere l’eventuale curvatura e ricostruire il tratto mancante dell’uretra. Secondo il CHOP, una correzione lieve può durare circa 60-120 minuti, mentre le forme più complesse possono richiedere tre ore o più. Il tempo effettivo dipende dall’anatomia riscontrata durante l’operazione.


Una curvatura pari o superiore a 30 gradi viene generalmente considerata significativa dalla EAU. In alcuni casi la sua entità può essere definita con precisione solo durante l’intervento, dopo aver liberato la pelle e valutato il pene in erezione artificiale. Questo spiega perché il chirurgo può confermare la tecnica definitiva solo in sala operatoria.


In casi selezionati alcuni centri propongono uno o due trattamenti ormonali preoperatori per aumentare temporaneamente le dimensioni dei tessuti. La EAU considera però ancora non conclusiva l’evidenza sui benefici e segnala possibili effetti su sanguinamento e guarigione. Non è quindi un trattamento di routine e deve essere valutato individualmente.

Quali sono i rischi e la probabilità di una seconda operazione?

Le complicanze possibili comprendono fistola urinaria, restringimento dell’apertura, stenosi dell’uretra, riapertura della ferita e ritorno della curvatura. La loro frequenza varia molto in base alla gravità: secondo la EAU, le forme prossimali hanno tassi complessivi di complicanza compresi tra il 14% e il 68%, mentre nelle forme distali i risultati sono generalmente migliori.


I dati reali del Great Ormond Street Hospital (GOSH) mostrano quanto la complessità influenzi il risultato. Tra il 2021-2022 e il 2024-2025, il 6,6% delle riparazioni in un tempo ha richiesto una revisione entro cinque anni. Nello stesso periodo la percentuale è stata del 16,9% dopo procedure in due tempi, utilizzate soprattutto nelle forme prossimali più severe.


Una seconda operazione non indica necessariamente che il primo intervento sia stato eseguito male. I tessuti sono piccoli, la nuova uretra deve crescere e alcune complicanze possono comparire dopo anni. La EAU cita uno studio con un tasso totale di reintervento del 48% nei primi 15 anni, concentrato soprattutto nei casi prossimali. Il dato non è applicabile in modo uniforme a tutte le forme.

Come gestire catetere, medicazione e dolore a casa?

Il bambino può avere una medicazione e un piccolo catetere che scarica l’urina nel pannolino o in una sacca. Non esiste un’unica durata valida per tutti: la EAU segnala l’assenza di consenso sul tempo ideale. Nei protocolli di Evelina London e degli University College London Hospitals (UCLH), catetere e medicazione vengono spesso rimossi dopo circa sette giorni.


Il fastidio è in genere maggiore nei primi due o tre giorni. Il catetere può causare spasmi della vescica, percepiti come dolore al basso ventre, al pene o al perineo. Gli analgesici e gli eventuali farmaci contro gli spasmi devono essere somministrati seguendo le indicazioni ricevute dal reparto, senza modificare autonomamente frequenza o durata.


Le indicazioni sugli antibiotici possono variare. Alcuni ospedali li prescrivono per circa una settimana o mentre è presente il catetere. La EAU 2026 precisa però che, soprattutto nelle forme distali, gli antibiotici profilattici non hanno dimostrato di ridurre infezioni della ferita, infezioni urinarie o complicanze a lungo termine. Occorre quindi seguire il protocollo del chirurgo che ha operato il bambino.

Quali raccomandazioni pratiche aiutano a prepararsi e a riconoscere un problema?

Prima della dimissione è utile chiedere istruzioni scritte su medicazione, pannolino, bagno, farmaci, numero da contattare e data di rimozione del catetere. Bisogna controllare che il tubo non sia piegato e che continui a drenare. UCLH raccomanda inoltre di evitare biciclette, cavalli a dondolo e giochi da cavalcare per quattro settimane; altri centri indicano almeno sette giorni.


Occorre contattare rapidamente il centro o rivolgersi a un servizio medico in presenza di febbre, dolore non controllato, sanguinamento prolungato, gonfiore persistente, secrezioni, difficoltà a urinare o catetere bloccato. UCLH e GOSH includono questi segnali tra le condizioni che richiedono una valutazione. Le indicazioni ricevute dal proprio reparto hanno comunque priorità sui tempi generali riportati online.


Il controllo non dovrebbe terminare con la guarigione della ferita. La EAU raccomanda un follow-up prolungato per valutare il getto urinario, individuare restringimenti, controllare la curvatura durante la crescita e ascoltare direttamente il giudizio del paziente sul risultato. Ogni decisione sulla necessità, tecnica e tempistica dell’intervento richiede una visita specialistica individuale.


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Riferimenti APA

  1. European Association of Urology. (2026). EAU guidelines on paediatric urology: Hypospadias.
  2. Radmayr, C., Bogaert, G., Bujons, A., et al. (2026). EAU guidelines on paediatric urology. Limited update March 2026. European Association of Urology.
  3. Children’s Hospital of Philadelphia. (2025, 16 dicembre). Hypospadias.
  4. Children’s Hospital of Philadelphia. (2025, 16 dicembre). Hypospadias repair: Frequently asked questions about hypospadias surgery.
  5. Evelina London Children’s Hospital. (s.d.). Hypospadias repair: Two-stage procedure.
  6. Great Ormond Street Hospital for Children. (2019, 1 luglio). After hypospadias repair.
  7. Great Ormond Street Hospital for Children. (s.d.). Urology clinical outcomes.
  8. University College London Hospitals NHS Foundation Trust. (2026, 16 febbraio). Hypospadias repair and dressing and catheter removal.