L’importanza dell’agoaspirato nella diagnosi dei noduli tiroidei

Autore: Prof. Giacomo Lucio La Rosa
Pubblicato: | Aggiornato: 17/11/2018
Editor: Marta Buonomano

L’agoaspirato tiroideo con esame citologico è una tecnica mininvasiva che permette di indentificare la natura, maligna o benigna, dei noduli tiroidei. Il Prof. Giacomo Lucio La Rosa, esperto in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo a Catania ed in particolare nell’esecuzione dell’agoaspirato tiroideo, ci parla dei vantaggi e dell’importanza di questa tecnica

Che cos’è l’agoaspirato tiroideo? 

L'agoaspirato tiroideo (FNA, Fine Needle Aspiration) è la principale tecnica usata per la diagnosi differenziale dei noduli tiroidei, cioè per conoscere la natura benigna o maligna del nodulo. In centri specializzati si pratica da oltre 35 anni usando un ago sottile (ago azzurro, calibro 23), è un esame del tutto indolore che non necessita di anestesia (in pazienti molto emotivi è possibile usare prima dell'esame un blando anestetico locale in spray o cerotto medicato) e non determina mai disseminazione di cellule tumorali durante l'esecuzione della manovra. In mani esperte, se viene praticato con l'assistenza ecografica che permette di vedere il percorso dell'ago, dura meno di un minuto. Il paziente non deve essere a digiuno ma deve aver sospeso da almeno da tre giorni l'assunzione di farmaci antiaggreganti o anticoagulanti.

 

In quali casi si esegue l’agoaspirato tiroideo?

L’agoaspirato tiroideo viene eseguito in presenza di un nodulo tiroideo precedentemente osservato all'ecografia e selezionato in base a parametri riconosciuti dalle linee guida internazionali. In generale si esegue in presenza di un nodulo con diametro massimo di oltre 1 cm, oppure in caso di nodulo piccolo ma con caratteri ecografici di sospetto (nodulo ipoecogeno, margini irregolari, vascolarizzazione intranodulare, microcalcificazioni, aspetto ovalare). Oggi l'elastosonografia permette anche una distinzione tra noduli non sospetti (morbidi) e noduli sospetti (duri). È importante che il paziente prima dell'esame abbia eseguito il dosaggio degli ormoni tiroidei (FT3, FT4), del TSH e della calcitonina, in quanto l'agoaspirato si esegue solo nei pazienti con TSH normale, oppure in caso di nodulo freddo alla scintigrafia.

 

Agoaspirato tiroideo con esame citologico

L'agoaspirato si completa strisciando alcuni vetrini con il materiale prelevato dal nodulo tiroideo e sottoponendoli all'esame citologico (cioè all'osservazione al microscopio del vetrino precedentemente colorato), in modo da assegnare il campione in oggetto ad una precisa classe citologica di rischio. È ormai universalmente accettata la suddivisione in 6 classi con rischio di malignità crescente: TIR 1, TIR 2, TIR 3A, TIR 3B, TIR 4 e TIR 5. L'agoaspirato può essere ripetuto a distanza di qualche settimana se il risultato è TIR 1 (prelievo inadeguato) oppure a distanza di alcuni mesi o di alcuni anni in caso di modifica delle caratteristiche ecografiche del nodulo o in caso di risultato indeterminato (TIR 3A, TIR 3B). Invece, in caso di TIR 4 e TIR 5, è indicato l'intervento chirurgico con relativa istologia.

 

Possibili complicanze dell’agoaspirato tiroideo con esame citologico

In mani esperte non determina mai complicanze, solo in rarissimi casi può provocare un lieve dolore passeggero oppure un minimo ematoma locale, per cui è importante tenere in osservazione per dieci minuti il paziente prima di congedarlo (è utile anche un ulteriore controllo ecografico).

 

I vantaggi dell’agoaspirato tiroideo con esame citologico 

L'agoaspirato con esame citologico ha avuto nel tempo una sempre più larga diffusione perché in grado di evitare interventi chirurgici non necessari (per i noduli benigni) oppure di indirizzare urgentemente al chirurgo i pazienti con nodulo sospetto, in modo da evitare la progressione di una patologia tumorale maligna.

 

Prof. Giacomo Lucio La Rosa

Prof. Giacomo Lucio La Rosa
Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo


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