L’utilizzo degli Stent

Autore: Dott. Vito Sollazzo
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Lo stent è una struttura che viene impiantata in pazienti che presentano una o più coronarie ostruite: il Dott. Sollazzo, esperto in Chirurgia a Foggia, illustra i suoi utilizzi

Che cos’è uno stent?

Lo stent coronarico è una piccolissima struttura a maglie cilindriche metalliche che viene impiantata nelle coronarie per riaprirle quando sono ostruite da placche aterosclerotiche.

Come vengono utilizzati gli stent?

Al momento dell'intervento in sala emodinamica viene praticata una puntura solitamente a livello dell’arteria femorale, ma nel nostro laboratorio, più frequentemente, a livello dell’arteria del polso sinistro (radiale) previa minima anestesia locale, e vengono quindi introdotti dei cateteri che arrivano fino alla coronaria ostruita. Il paziente può provare un lieve dolore, ma ben sopportato. Il movimento dei cateteri attraverso le arterie non provoca dolore.
Giunti nella sede da trattare viene attraversata l’ostruzione con un filo guida metallico e quindi su di esso viene fatto scorrere lo stent con l'ausilio di un palloncino portante nel punto preciso all'interno del vaso: questa tecnica va eseguita sotto stretto monitoraggio radiologico e con il mezzo di contrasto, che permette di vedere il lume dell'arteria.

È una procedura rischiosa?

Vi possono essere dei problemi potenziali correlati all'uso degli stent coronarici: il più comune è la trombosi dello stesso, cosa che determina un'occlusione acuta del vaso e ischemia del muscolo cardiaco, ma in genere sono eventi rari e che si presentano nell'immediato o entro le 24 ore successive all'impianto. Per questo motivo il paziente viene trasferito in UTIC sotto monitoraggio clinico e terapia antiagreggante e/o anticoagulante. Anche la proliferazione intimale tardiva, se eccessiva, può determinare una complicanza, definita restenosi. Il fulcro della ricerca attuale è la riduzione della crescita di neointima a seguito della collocazione degli stent. Sono stati fatti considerevoli passi avanti per migliorare la metodica, tra questi l'impiego di materiali più biocompatibili, l'utilizzo di stent medicati a rilascio di farmaci antiproliferativi o di stent riassorbibili e di stent bioattivi. Nonostante queste precauzioni, è possibile che si verifichi una trombosi tardiva, scongiurabile con un’attenta complianza del paziente con la terapia di doppia antiaggregazione, che oggigiorno deve essere eseguita per almeno un anno. In certi casi di restenosi ostruttiva è indicato il re-intervento con l’utilizzo di palloni medicati (DEB).

Come scegliere la procedura migliore?

Il rapido sviluppo delle metodiche di rivascolarizzazione percutanea con gli stent ha cambiato la strategia di scelta della terapia da eseguire, soprattutto nei casi complessi in cui i pazienti presentano una grave ostruzione di tre vasi coronarici o una grave ostruzione del tronco comune della coronaria sinistra. Attualmente, nonostante la letteratura medica indichi l’approccio chirurgico come procedura da eseguire in pazienti ad alto rischio cardiovascolare, vengono ampiamente utilizzati gli “stent medicati” (Drug Eluting Stents) che riducono significativamente il numero di pazienti operati di by-pass (CABG).

 

Dott. Vito Sollazzo
Cardiologia

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