La chirurgia robotica nell'ambito della prostatectomia radicale

La chirurgia robotica nell'esecuzione della prostatectomia radicale

Autore: Prof. Paolo Gontero
Pubblicato: | Aggiornato: 14/08/2018
Editor: Top Doctors®

La prostatectomia radicale è l’asportazione della prostata che viene effettuata nei casi di tumore. 
Il Dottor Paolo Gontero, specializzato in Urologia, ci parla delle possibili tecniche chirurgiche e dell’innovativa prostatectomia radicale robotica

 

 

Cos’è la prostatectomia radicale?

La prostatectomia radicale è la completa asportazione chirurgica della ghiandola prostatica. Quando il paziente è affetto da tumore alla prostata in stadio non avanzato, la terapia più utilizzata è quella chirurgica, anche se non è la sola alla quale si può ricorrere. In passato si riteneva che solo i pazienti che presentassero la malattia localizzata nella ghiandola prostatica, potessero sottoporsi a questa operazione, ma è stato dimostrato che anche i pazienti che hanno la malattia estesa all’esterno della prostata, possono guarire nell’80% dei casi, abbinando la chirurgia alla radioterapia e alla terapia ormonale. 

 

Come può essere eseguita una prostatectomia radicale? 

La prostatectomia radicale può essere effettuata con 4 tecniche chirurgiche:

  1. Prostatectomia radicale retropubica a cielo aperto: prevede un’incisione che parte da sotto l’ombelico e si estende al pube. È tuttora la tecnica più utilizzata e consente di ottenere ottimi risultati. È effettuata in anestesia parziale. 
  2. Prostatectomia radicale laparoscopica: prevede l’asportazione della prostata mediante 5 fori sull’addome e in uno di questi viene inserita un’ottica alla quale è collegata una telecamera. È effettuato in anestesia generale.
  3. Prostatectomia radicale perineale: è una tecnica che permette di asportare la prostata effettuando un taglio vicino al perineo. È una tecnica poco eseguita perché viene realizzata quando la malattia è in uno stadio iniziale, dato che non permette l’asportazione dei linfonodi.
  4. Prostatectomia radicale robotica: è simile alla laparoscopia, l’operazione viene eseguita in anestesia generale attraverso dei fori sull’addome (in genere 6) che permettono di posizionare un’ottica telescopica e 5 bracci operativi.


Differenze fra la tecnologia robotica e quella laparoscopica

La precisione della tecnologia robotica permette al chirurgo che esegue l’operazione, di avere più possibilità di preservare i nervi legati all’erezione (quando reso possibile dalla malattia) e un trauma minore alle strutture che sono legate alla continenza. Inoltre il rischio di un’emorragia è molto basso, rispetto alla chirurgia tradizionale.  

 

Quali pazienti possono sottoporsi all’intervento di chirurgia robotica?

Il paziente che può sottoporsi all’intervento robotico è quello in cui è possibile eseguire un intervento definito “nerve-sparing”, che permette di togliere tutta la prostata preservando i nervi relativi all’erezione. Questo si può fare quando il paziente ha un tumore alla prostata di piccole dimensioni all’interno della ghiandola.

 

Ripresa della funzione sessuale

Generalmente, dopo un intervento eseguito con la tecnica nerve-sparing, il paziente è in grado di riprendere la funzione sessuale entro pochi mesi dall’intervento. 
La grande esperienza maturata con questa nuova tecnica, fa sì che oggi non esistano tumori alla prostata che non possano essere operati con questa modalità innovativa. La prostatectomia radicale robotica, quindi, è eseguibile in tutta sicurezza, anche nei casi più complessi di tumore o di tumori che non hanno risposto alla radioterapia

 

Per quali pazienti è sconsigliato l’intervento di chirurgia robotica?

I pazienti che non possono sottoporsi a intervento di prostatectomia radicale robotica sono quelli per cui è controindicata un’anestesia generale e che non possono sopportare di stare a testa in giù durante l’intervento. 

 

Com'è il decorso post-operatorio?

Il decorso post-operatorio è generalmente rapido, nonostante l’intervento sia effettuato in anestesia totale. 
All’Ospedale Molinette di Torino, generalmente i pazienti vengono dimessi entro tre giorni dall’intervento e il catetere vescicale viene rimosso dopo circa una settimana. 

 

Prof. Paolo Gontero
Urologia

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