La dipendenza da cocaina

Autore: Dott. Fabrizio Fanella
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Al giorno d’oggi il consumo e l’abuso di cocaina rappresentano uno dei problemi sanitari e sociali di maggior impatto sulla popolazione e le famiglie. Se ne fa un uso sempre maggiore ed in diverse fasce d’età. Intervistiamo il Dott. Fabrizio Fanella, esperto in Psicoterapia a Roma e in Neuroscienze dell’addiction

Come si diventa cocainomani?

Innanzitutto, dobbiamo capire che ognuno di noi ha una predisposizione genetica nello sviluppareCocaina determinati disturbi nel corso della vita e, nel caso delle dipendenze patologiche, esistono soggetti che sin dalla nascita sono portatori di una sorta di “accelerazione” nel divenire dipendenti da qualcosa. Ovviamente sono necessari altri elementi patogeni per far sì che la predisposizione sviluppi una sindrome compulsiva verso una o più sostanze o comportamenti: la cocaina è una di queste.

A che età in genere inizia l’abuso di cocaina?

Purtroppo, la fascia di età si abbassa sempre di più e in certi casi l’esordio avviene a 14-15 anni, con l’uso ricreativo ed occasionale, ma ci sono situazioni in cui l’inizio è ritardato perché l’evento scatenante avviene in età più matura. La dipendenza per definizione non ha un range d’età prestabilito: può colpire in ogni momento della vita se ci sono le condizioni scatenanti.

Come si può combattere questa dipendenza?

Ci sono diversi approcci, sia clinici che rieducativi, ma il segreto sta nell’individuazione della causa neurobiologica, che diviene sempre il propulsore del comportamento compulsivo, che è alla base di tutte le dipendenze patologiche. Nel nostro cervello, quando si assume una sostanza psicoattiva, avviene una disregolazione della produzione di un neurotrasmettitore che si chiama dopamina, la quale è normalmente responsabile della nostra sensazione di piacere e benessere. La sostanza d’abuso, come la cocaina, va ad agire direttamente su questo delicato meccanismo, alterandone la produzione, il trasporto ed il riassorbimento naturali, necessari per una normale regolazione. Con il perdurare dell’abuso nel nostro cervello si installa un meccanismo anomalo che non risponde più alle normali sollecitazioni esterne che generano piacere; il sistema neuronale interessato ha bisogno della sostanza psicoattiva per mimare la dinamica della ricompensa o piacere.

Ci sono dei rimedi diretti che possono ristabilire questo equilibrio?

Negli ultimi anni si sta mettendo sempre meglio a fuoco l’utilizzo delle tecniche di neuromodulazione, come la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS). Questa tecnica, che è la più utilizzata, studiata e sperimentata, agisce inducendo una depolarizzazione nelle cellule nervose interessate e generando così una progressiva diminuzione della compulsione nell’arco di poche settimane. Naturalmente il paziente deve essere trattato con un approccio multidisciplinare perché la dipendenza patologica racchiude diversi elementi patogeni e la cura, di conseguenza, richiede diversi approcci combinati nell’obiettivo finale: il completo recupero.

Dott. Fabrizio Fanella
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