La diverticolite: una malattia da non sottovalutare

Autore: Prof. Maurizio Koch
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Editor: Top Doctors®

Con malattia diverticolare si indicano diverse condizioni associate alla presenza di diverticoli del colon, un’erniazione della mucosa del colon attraverso la tonaca muscolare. Il Prof. Maurizio Koch, Gastroenterologo, ci parla più nello specifico della diverticolite

 

 

Malattia diverticolari del colon: una spesa non indifferente

La Malattia Diverticolare (MD) del colon ha un peso sempre maggiore sul servizio sanitario, a causa dei ricoveri ospedalieri per complicanze, della mortalità e della frequenza degli interventi chirurgici. La prevalenza della malattia aumenta con l'invecchiamento e la maggior parte delle diverticolosi sono identificate casualmente con la colonscopia. Molte volte la malattia rimane asintomatica per tutta la vita, e solo nel 4% dei casi si sviluppa una diverticolite.

Di questa bassa percentuale, però, una buona fetta dei pazienti presenterà una recidiva e svilupperà complicazioni, tanto che i ricoveri costano al nostro paese 63 milioni di Euro all’anno e la mortalità ospedaliera raggiunge lo 0,5%.

 

Diverticolosi, malattia diverticolare e diverticolite: facciamo chiarezza

Con diverticolosi si indica la presenza di almeno un diverticolo del colon, in assenza di segni o sintomi di malattia. I diverticoli sono delle piccole sacche che si formano nel tratto finale dell’intestino, le quali rimangono innocue fino a quando non s’infiammano.

Con malattia diverticolare, invece, si indica la presenza di diverticoli e di sintomi, come dolore addominale, in assenza di diverticolite. Può essere sia acuta che cronica.

La diverticolite, infine, è l’infiammazione dei diverticoli. Può essere complicata (si possono sviluppare complicanze come la perforazione dell’intestino, fistole, ostruzione intestinale, sanguinamento), oppure non complicata. In quest’ultimo caso, la TAC o l’ecografia mostreranno un ispessimento della parete del colon, con stratificazione del grasso circostante (fat stranding).

 

Quali sono i fattori di rischio della diverticolite?

I fattori di rischio della diverticolite si sono estesi negli ultimi anni a sei:

1) Età: la percentuale dei casi di diverticolite aumenta moltissimo sopra i 70 anni di età, forse a causa delle alterazioni del tessuto connettivo.

2) Stile di vita occidentale: poca attività fisica e poco consumo di frutta e verdura aumentano il rischio di diverticolite.

3) Disordini della motilità intestinale.

4) Fattori genetici: la diverticolite è più frequente nei pazienti affetti da Sindrome di Marfan, Sindrome di Williams-Beuren o Sindrome di Ehlers-Danlos.

5) Innervazione intestinale: alcuni pazienti presentano segni di neuropatia enterica e di ipersensibilità viscerale.

6) Microbiota, i microorganismi che si trovano nel tubo digerente: la disbiosi intestinale, cioè l’alterazione della flora batterica, è stata associata alla diverticolite.

 

Come si effettua la diagnosi di diverticolite?

La diagnosi di diverticolite si basa sulla storia clinica, su test di laboratorio e su esami di imaging (ecografia, TAC, RMN).

La conta dei globuli bianchi e la determinazione della VES (velocità di sedimentazione degli eritrociti) e della proteina C reattiva sono i primi esami da effettuare. Tuttavia il loro valore diagnostico, in presenza di dolore addominale, pur essendo buono, non è sufficiente.

Importanti sono l’ecografia e la TAC, capaci di visualizzare il tessuto circostante la parete del colon, dove appunto avviene la diverticolite.

Per quanto riguarda la risonanza magnetica, essa presenta gli stessi vantaggi della TAC, ma gli studi condotti fino ad oggi sono pochi e non consentono confronti. L’ecografia, quindi, per i ridotti tempi di esecuzione e per il costo ridotto, si conferma la tecnica diagnostica principale.

La colonscopia, invece, non è indicata nel periodo acuto.

 

 

Come si trattano le malattie diverticolari?

Nei pazienti con diverticolosi asintomatica non occorre alcuna terapia specifica. Può essere raccomandata, per evitare il rischio di diverticolite, una dieta ricca in fibre, un’attività fisica regolare e, se necessaria, la perdita di peso.

Quando, però, è presente dolore addominale, allora bisogna valutare un approccio farmacologico:

1) La mesalazina viene utilizzata nella malattia diverticolare per il controllo dell’infiammazione. Tuttavia studi recenti, in particolare il doppio trial americano di PREVENT 1 e PREVENT 2, escludono un ruolo della mesalazina per la prevenzione di una ricaduta dopo un episodio di diverticolite.

2) La rifaximina è tradizionalmente considerata come un antibiotico, da assumersi per via orale: Essa regola il microbiota intestinale. Inoltre, la rifaximina riduce l’adesività batterica alle cellule epiteliali. Una meta-analisi suggerisce un buon potere del farmaco sulla sintomatologia della malattia diverticolare.  È in corso di pubblicazione uno studio osservazionale che ne ha documentato la efficacia anche nella prevenzione della recidiva.

3) I probiotici, ovvero batteri vivi che portano benefici all’organismo. Gli studi al momento sono ancora pochi e le evidenze non sono sufficienti per definire il loro ruolo.

 

Diverticolite: la probabilità della recidiva

Secondo diversi studi, in un periodo di 10 anni, circa il 25% dei pazienti trattati con antibiotici per la diverticolite presenta sintomi di recidiva e hanno bisogno di un nuovo ricovero in ospedale, o addirittura di un intervento chirurgico. I pazienti più a rischio sono quelli sotto i 50 anni e coloro che hanno avuto più di 3 precedenti episodi di diverticolite.

Una buona strategia per evitare il presentarsi di recidive è saper valutare attentamente i fattori di rischio. Ad esempio, i FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei), in associazione con l’aspirina, provocano danni al colon, alterano l’integrità della mucosa ed inibiscono la sintesi delle prostaglandine. Tuttavia, l’aspirina ha un ruolo molto rilevante nella prevenzione delle malattie croniche, in particolare nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari. Se aspirina e FANS sono identificati come fattori di rischio per il primo episodio di diverticolite, non è stato ancora direttamente quantificato il peso del loro uso in quanti hanno già avuto diverticolite.

Un’ulteriore strategia sarebbe quella di fare un migliore uso delle terapie mediche come antibiotici, antinfiammatori e probiotici per ridurre il rischio di diverticolite e recidive. Uno dei possibili meccanismi d’infiammazione diverticolare, infatti, è rappresentato dall’alterazione del microbiota. Come segnalato, il ruolo principale sembra essere quello di antibiotici non assorbili, come la rifaximina, in cicli di 7-10 giorni al mese. Si attendono, tuttavia, studi clinici randomizzati prospettici per definire il reale guadagno.

I probiotici inibiscono patogeni enterici e stimolano il sistema delle difese immunologiche locali. Tuttora, però, un loro ruolo non appare definito.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Maurizio Koch
Gastroenterologia

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