La radiofrequenza per il trattamento dell’ernia del disco cervicale

Autore: Prof. Giuseppe Bonaldi
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Editor: Top Doctors®

Negli ultimi anni sono stati proposti diversi trattamenti percutanei mininvasivi per il trattamento dell’ernia del disco. L’uso della radiofrequenza per il trattamento dell’ernia del disco cervicale è limitato all’uso della coblazione o nucleoplastica. Il Prof. Giuseppe Bonaldi, Neurochirurgo a Bergamo esperto in Neuroradiologia Intervenzionale, ci spiega in cosa consiste questa metodica

 

 

1) Quali sono le tecniche che sono state usate finora per il trattamento dell’ernia del disco cervicale?

La discectomia aperta è stata a lungo il trattamento d’elezione per il trattamento delle ernie lombari e cervicali. Sebbene sia considerata una procedura ormai standard e dagli ottimi esiti, possiede gli stessi svantaggi di qualsiasi intervento chirurgico invasivo (rischio di lesioni ossee, muscolari, nervose, vascolari, etc.) e richiede un ricovero post-operatorio piuttosto lungo. Per questo motivo, l’accettazione psicologica di un intervento così invasivo da parte del paziente è difficile.

Inoltre, le tecniche chirurgiche tradizionali aperte per il trattamento delle ernie discali, soprattutto a livello cervicale, implicano la necessità di un’artrodesi, cioè la fusione in un blocco unico delle due vertebre, con conseguente eliminazione del disco, sostituito da innesti ossei o metallici. Tale fusione presenta chiare controindicazioni, soprattutto quella di un sovraccarico funzionale nel corso degli anni dei dischi e delle strutture vertebrali adiacenti, che devono supplire ai movimenti non più possibili nei segmenti fusi. È, infatti, frequente la formazione di nuove ernie o degenerazioni nei dischi vicini alla fusione. Per queste ragioni, da tempo si sono studiate e sviluppate tecniche mininvasive per il trattamento dell’ernia cervicale, che consentano la rimozione di parte del nucleo polposo, soprattutto della sua componente erniata, senza modificazioni dell’integrità anatomica e funzionale della colonna vertebrale.

 

2) In cosa consiste la coblazione?

La coblazione, conosciuta anche come nucleoplastica o radiofrequenza al plasma, è stata approvata negli Stati Uniti nel 1999 e usata inizialmente per trattare le protrusioni e le ernie discali lombari. La rimozione del nucleo polposo, quindi della lesione erniaria, viene ottenuta con un approccio chirurgico di tipo chiuso o artroscopico. La sonda a coblazione, molto sottile (circa 1 mm. di diametro), viene introdotta nel disco attraverso la pelle (procedura percutanea) sotto guida TAC oppure radioscopica. L’ablazione del tessuto patologico non è ottenuta mediante calore, ma utilizzando le radiofrequenze per eccitare gli elettroliti in un mezzo conduttivo. La sonda è di tipo bipolare, e funziona attraverso un processo plasma-mediato per rimuovere in modo preciso il tessuto del disco.

In questo processo vengono utilizzate radiofrequenze di tipo particolare (a bassa frequenza di 100 kHz e alto voltaggio) per attivare l’elettrodo all’estremità del dispositivo, che genera un campo elettrico nel tessuto. Gli elettroliti nel mezzo conduttivo circostante (gli ioni sodio nel nucleo polposo) rispondono al campo elettrico, producendo un campo di plasma (vapore ionizzato) tra l’elettrodo e il tessuto adiacente. Il campo di plasma è composto da molecole gassose chimicamente attive e da particelle ionizzate (principalmente ioni positivi ed elettroni), che rompono i legami molecolari complessi. La rottura dei legami molecolari delle proteine del tessuto provoca una liquefazione o vaporizzazione dello stesso. A questo punto l’ernia discale ormai decomposta in liquido o gas viene aspirata all’esterno.

 

3) Quali sono gli effetti della coblazione?

La radiofrequenza al plasma non ha particolari effetti sui tessuti circostanti l’area da trattare. L’azione indiretta tramite formazione di plasma ionizzato fa sì che il tessuto non si surriscaldi (la temperatura è mantenuta tra i 40° e i 70°C) ed il rischio di bruciature, lesioni al tessuto o produzione di residui carbonizzati è ridotto al minimo. Inoltre, l’azione della coblazione con formazione di plasma è efficace solo sui tessuti molto idratati e quindi contenenti ioni in soluzione. Il nucleo polposo e le ernie sono molto idratati, mentre non lo sono gli altri tessuti discali (anello fibroso, cartilagine), così come la dura madre e le radici nervose. Per questo motivo anche i rischi verso il tessuto nervoso sono praticamente assenti.

 

4) Tutti i pazienti possono sottoporsi ad una coblazione?

L’ablazione del tessuto e la decompressione discale hanno risultati migliori in pazienti giovani e in presenza di dischi idratati e non particolarmente danneggiati. Un criterio per l’esclusione dalla nucleoplastica è quindi uno spessore del disco inferiore al 50% del normale (valutabile per confronto con i dischi adiacenti).

Il paziente che si sottopone alla coblazione è colui che non ha ottenuto risultati dai trattamenti conservativi, compresi medicinali antiinfiammatori, analgesici e terapia fisica, oltre i due mesi dalla comparsa del dolore.

Dal punto di vista del tipo di ernia trattabile, la coblazione può essere utilizzata in ernie di piccole e medie dimensioni. Sono escluse le ernie di grandi dimensioni o le ernie cosiddette migrate o sequestrate, cioè che si sono distaccate e allontanate dal disco

Essendo una procedura mininvasiva, la coblazione è particolarmente adatta per quei pazienti a cui è sconsigliata una chirurgia aperta, ad esempio i pazienti più anziani o defedati, in questi casi anche in ernie di grandi dimensioni.

 

5) Prima di sottoporsi alla coblazione bisogna sottoporsi ad esami specifici?

Oltre a un’approfondita valutazione clinico-anamnestica, i pazienti devono sottoporsi a una risonanza magnetica della colonna vertebrale cervicale. Se questa non è possibile (pazienti portatori di pace-maker o altre controindicazioni alla risonanza) si utilizzerà una tomografia computerizzata (TAC). Queste indagini, infatti, permettono una visione chiara e definita dell’ernia e delle sue conseguenze sul tessuto neurale.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Giuseppe Bonaldi
Neurochirurgia

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