La ricerca di un lavoro: approcci e stati d’animo negativi possono evolvere in positivi

Autore: Dott. Alessandro Vannucci
Pubblicato: | Aggiornato: 20/07/2018
Editor: Top Doctors®

Raggiungere degli obiettivi per sentirsi gratificati è una condizione difficile per chi tende ad essere pessimista. Ne parla il Dott. Alessandro Vannucci, esperto in Psichiatria a Firenze, Roma e Palermo.

Le relazioni umane: comunicare, dare e ricevere

Questa società viene vissuta a volte come una sorta di atmosfera asfissiante e tossica che preclude il raggiungimento dei nostri obiettivi e che riduce la nostra creatività e le nostre gratificazioni personali.

I giovani – e oggi anche i meno giovani! – alla non facile ricerca di un lavoro, si confrontano con i propri pregiudizi, le proprie incertezze, la difficoltà ad avere fiducia e stima di se stessi e spesso, nel loro dialogo interiore, si dicono qualcosa come: “non valgo”, “non ce la faccio”; magari si confermano un pessimismo di fondo: “non riesco a trovare lavoro”.

Questi atteggiamenti negativi possono sostenere comportamenti negativi e costituire la base per “profezie che si autoavverano”: queste espressioni, o altre analoghe, che possiamo utilizzare nel dialogo interiore e nei nostri dinamismi psichici, sono sinonimo di mancanza di autostima e di fiducia in noi stessi.

È necessario trovare in noi stessi, e in questo ci può essere utile la guida di un trainer/ coach/ terapeuta, la forza della nostra motivazione rispetto agli obiettivi professionali e personali che possiamo scegliere, la perseveranza nel superare le negatività e nel proseguire nel nostro percorso di crescita e di cambiamento. Quello che è importante, accanto alle competenze tecniche nel trovare un lavoro, nel riposizionarsi nel lavoro in relazione alla continua evoluzione delle organizzazioni in cui ci troviamo, è la nostra capacità di gestire le emozioni e le relazioni umane strutturandole soprattutto nella dimensione dell’empatia. Il lavoro su noi stessi è fondamentale per acquisire leadership, competenze trasversali relative alla comunicazione efficace e alla creatività, che possono permetterci di sentirci “più protagonisti”, sicuri, empatici e quindi più efficaci, in grado di lavorare in gruppo – in team – o anche di guidarlo. Vivere professionalmente, essere proattivi e flessibili nelle strategie e nei comportamenti: dalle risposte e dai risultati che otteniamo possiamo avere indicazioni per cambiare i nostri comportamenti, la nostra comunicazione fino ad ottenere il nostro successo piccolo o grande che sia.

L’importanza della flessibilità

Cercare di essere flessibili, di instaurare un rapporto positivo con l’interlocutore, di poter comunicare adattandoci al contesto in cui ci troviamo (ad esempio durante una negoziazione, una riunione, un colloquio di selezione) può senza dubbio conferire all’interazione una dimensione di maggiore empatia ed efficacia. Le persone che tendono ad avere un atteggiamento negativo, quasi distruttivo, trovano difficoltà nel porsi con questa modalità. Questo tende a creare dei meccanismi caratterizzate da circoli viziosi negativi: più una persona si mostra pessimista, non flessibile e poco disposta all’ascolto dell’altro, meno risposte positive ottiene!

Una persona che si mostra poco empatica e che non permette all’altro di poter instaurare una conversazione e uno scambio di idee sereno e esprimersi al meglio rappresenta un ostacolo che crea disagio e inibizione. Questa è una modalità che può caratterizzare i colloqui di lavoro, quando si vuole analizzare la persona esaminata mettendola alla prova attraverso atteggiamenti o domande scomode per valutare le sue reazioni in situazioni di difficoltà comunicativa.

Qual è la sua definizione di “lavoro gratificante”?

Il lavoro gratificante deve principalmente soddisfare i valori della persona, le sue caratteristiche caratteriali e comportamentali, e le sue convinzioni. L’orientamento al lavoro, infatti, si occupa di sostenere la persona in cerca di un’occupazione, a definire le sue competenze, attitudini, aspirazioni e di sviluppare quelle strategie comunicazionali che gli permettano di creare le sue carte vincenti, per poi giocarle!

Partendo da questa base, la definizione di “lavoro gratificante” si mostra differente in base alla persona, ai suoi valori e alle sue ambizioni. Per molte persone può essere gratificante avere un lavoro che gli permetta di avere del tempo libero da godere insieme alla sua famiglia, al di là del tipo di occupazione e della crescita professionale che si può ottenere. Per altre, invece, può essere più gratificante e desiderabile un lavoro impegnativo che permetta loro di ottenere una “posizione di potere” (anche economico) anche se il lavoro tenderà ad essere intrusivo rispetto alla vita privata.

Lavoro: zona di confort!

La scelta di ricercare un notevole impegno nel lavoro, (che può diventare eccessivo) può anche essere indice di una compensazione di “vuoti”, problematiche affettive, o mancanze nella propria esistenza. 

Il lavoro occupa comunque gran parte delle nostre giornate. Diventa un problema quando non ci permette di soddisfare esigenze personali e impegni privati o personali. Il lavoro “eccessivo” può rappresenta una fuga dalla vita quotidiana privata (ad esempio, una fuga da difficoltà emotive per una vita matrimoniale difficile) e viene ad essere quasi una zona di comfort. L’eccessivo lavoro può anche nascondere una depressione: ci sono, ad esempio, persone di successo che vivono questa condizione depressiva, che si esprimono sul lavoro brillantemente e trascurano le proprie esigenze emotive.

Carenze di personalità e mancanza di gratificazione nel lavoro

Si sostiene che un lavoro che ci piace fare non ci affatica e non ci “stressa”. La passione per il proprio lavoro può essere paragonata all’essere immersi in uno stato di coscienza alterato, nella gioia e nella creatività. È una condizione che produce soddisfazione e gratificazione lavorativa. Quando una persona non riesce ad individuare se stessa e a non capire quali obiettivi vuole raggiungere, probabilmente si troverà sempre davanti a delle difficoltà che causeranno degli ostacoli in qualsiasi contesto della vita.

Mancanza di ambizione, pessimismo, incapacità di trovare, nella perseveranza e nella volontà di intenzione, la giusta motivazione. La crescita personale trova la giusta collocazione in questi termini, dalla mancanza di educazione e di formazione alla persona, alla mancanza di empatia con l’altro. In ambito comunicazionale e di educazione comportamentale è di fondamentale importanza tener conto dei risultati e delle risposte che si ottengono:

“Se mi lamento perché ho ottenuto una determinata risposta, vuol dire che devo cambiare il mio approccio attitudinale a quel tipo di interazione.”

Dott. Alessandro Vannucci
Psichiatria

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