La psicoterapia di famiglia

Autore: Dott. Alessandro Vannucci
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Editor: Top Doctors®

La psicoterapia familiare vuole portare la famiglia ad avere una visione positiva di sé stessa e può essere associata a quella individuale per creare uno spirito collaborativo e vivere nel benessere. Ne parla il Dott. Alessandro Vannucci, esperto in Psichiatria a Firenze

Che cosa significa “psicoterapia di famiglia”?

Con terapia di famiglia si definisce l’approccio psicoterapeutico che ha lo scopo di migliorare le relazioni all’interno della famiglia e tra i suoi vari componenti, migliorando quindi il benessere del gruppo famigliare e di ogni singola persona. La psicoterapia familiare è quindi un’impostazione di lavoro molto importante nel campo terapeutico, che permette di ottenere consistenti risultati anche nei casi più particolari e gravi.

La terapia familiare non va intesa come una terapia oppositiva alla terapia individuale, ma come un modo integrato di lavorare sul singolo soggetto e sulla famiglia intera. Questo perché con la presenza delle persone reali è possibile capire davvero che cosa succede in quella determinata situazione, diversamente da avere riferiti solamente i racconti della persona che chiede aiuto. La presenza dei familiari, siano essi figli, coniugi, nipoti o nonni, può facilitare il sostegno di chi ha un particolare disagio all’interno della famiglia o della coppia.
“Terapia della coppia” e “terapia della famiglia” si differenziano solamente nel setting, mentre il lavoro terapeutico che viene fatto rimane sulla stessa linea d’onda ed ha la stessa impostazione: entrambi si basano sul capire come una certa realtà venga vissuta da ogni componente della famiglia stessa, e attivare processi di crescita sia individuale che di gruppo.

Quali sono gli obiettivi della psicoterapia di famiglia?

Nella terapia familiare vengono analizzate le modalità, spesso oscurate e nascoste, su cui si fonda tutto l’equilibrio/disequilibrio familiare. Questa analisi vuole aiutare i vari membri a riconoscerle, a prenderne coscienza, a controllarle e a gestire le diverse dinamiche.

A questo fine, ha significato intervenire anche sul singolo individuo per aumentare l’efficacia della terapia. Con il singolo viene fatto un lavoro con un’impostazione di tipo fenomenologica: dal presente si cerca di andare indietro nel tempo per attivare risorse positive che possano apportare nuove possibilità e soluzioni, capire cosa succede nell’individuo e il senso della patologia o dei disturbi sofferti.
Prendiamo l’esempio di un ragazzo che soffre di depressione: oltre al lavoro individuale fatto con il singolo, allargare il campo della terapia anche alla famiglia può essere una risorsa importante per capire lo stile di vita, il modo con cui il soggetto vede e si rappresenta la realtà e di conseguenza agisce.

Psicoterapia familiare o psicoterapia individuale?

Per una maggiore efficacia, è bene unire la terapia familiare a quella individuale. Fare terapia di famiglia significa cercare di formare una squadra di lavoro verso il cambiamento, in modo tale che la persona che sta male all’interno della famiglia, possa essere sostenuta in modo preciso.

Gli altri membri aiutano il terapeuta ad avere degli elementi molto più concreti, a capire le dinamiche intrapsichiche e relazionali connesse con il disagio e la sofferenza del soggetto. È infatti diverso parlare e confessarsi con la presenza di altri familiari, perché si è consapevoli che anche gli altri possono intervenire e controbattere. Lavorare con più persone direttamente facilita un clima di collaborazione e comunicazione, porta ad avere più stimoli e suggerimenti per aumentare l’efficacia della terapia. La terapia individuale e familiare, quindi, si possono associare ed essere condotte in parallelo con successo.

Quali tecniche può utilizzare un terapeuta?

I principali strumenti utilizzati dal terapeuta durante una seduta di terapia familiare sono:

  • Lavoro sulla respirazione: molto spesso l’ansia corrisponde al blocco del respiro;
  • Domande circolari: domande del tipo “cosa pensi che lui pensi?”, che permettono di portare alla luce pensieri e comportamenti spesso oscurati;
  • “Scultura familiare”: i membri creano una rappresentazione visiva e spaziale della propria immagine attraverso la disposizione dei corpi nello spazio. In questo scenario creativo, il terapeuta innesca un cambiamento in un processo composto da tutte quelle cose che nel quotidiano è difficile che siano dette;
  • Esercizi specifici di esperienze, come esercizi di comunicazioni, giochi di potere o giochi relazionali.

Comunicare per stare bene

L’obiettivo principale della terapia familiare, quindi, è portare la famiglia ad acquisire una visione più positiva di sé stessa, attraverso la valorizzazione delle risorse. La terapia non deve essere vista solo come uno strumento per uscire da situazioni difficili, ma anche come un mezzo per vivere in benessere. L’apprendimento comunicativo ci aiuta ad essere più noi stessi all’interno della famiglia.

Dott. Alessandro Vannucci
Psichiatria

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