La ricostruzione mammaria dopo la mastectomia

Autore: Prof. Paolo Persichetti
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Editor: Top Doctors®

Nei paesi industrializzati, il cancro al seno è secondo solo ai tumori della pelle. Questo tipo di tumore è debilitante anche sotto l’aspetto psicologico, essendo il seno non una parte essenziale alla vita dell’organismo, ma un importante elemento del corpo femminile. Una donna posta davanti alla diagnosi di cancro al seno, infatti, si troverà ad affrontare due pesanti problemi: da un lato quello di sconfiggere la malattia; dall’altro quello di vedere il suo corpo cambiare. Il Prof. Paolo Persichetti, esperto in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, ci spiega come una donna può riottenere le sue forme dopo aver subito una mastectomia

 

 

Qual è l’obiettivo della ricostruzione mammaria?

L’obiettivo di una costruzione del seno dopo una mastectomia totale è quello di garantire alla donna la sensualità e la femminilità che possedeva prima della malattia. Questo elemento non va sottovalutato: se la donna si sente bene con il suo corpo, ci saranno più possibilità che si senta meglio anche dal punto di vista fisico.

 

Quali sono le differenze tra una donna che si sottopone ad un intervento al seno per questioni estetiche ed un’altra che è affetta da cancro?

Le pazienti che necessitano anche di radioterapia rappresentano una sfida per il chirurgo: per questo tipo di pazienti le procedure con impianti mammari si rivelano spesso difficili, poiché i tessuti hanno perso di elasticità dopo la radioterapia, con un rischio d’infezione e di rigetto dell’impianto di molto maggiore rispetto alle pazienti che si sottopongono ad un’operazione al seno per ragioni estetiche.

 

Come si ricostruisce un seno dopo una mastectomia?

Attualmente sono in commercio tre tipi di impianti: espansori tissutali temporanei, espansori tissutali permanenti e impianti definitivi.

Gli impianti definitivi offrono una vasta scelta riguardo la superficie, il riempimento, la forma e la misura della protesi. Sono protesi costituite da un involucro di elastomero di silicone e contenenti gel di silicone o una soluzione salina. La superficie della protesi può essere di tre tipi: liscia, testurizzata o di poliuretano. Per quanto riguarda la forma, le protesi possono essere sia rotonde che anatomiche. Queste ultime hanno una forma a goccia e conferiscono un aspetto più naturale.    

Le protesi vengono scelte dal chirurgo con la paziente, sulla base di tre parametri: altezza, proiezione e diametro di base. Questo perché il profilo e le dimensioni del seno devono adattarsi ed essere proporzionate al corpo della donna: delle protesi molto grosse non sono adatte, per esempio, al corpo di una donna molto esile.

Gli espansori tissutali temporanei sono impianti il cui scopo è distendere i tessuti e ricostruire il rilievo mammario creando lo spazio necessario per posizionare in seguito l’impianto definitivo. Il processo, conosciuto come espansione tissutale, consiste in una serie di iniezioni di soluzione salina attraverso una valvola, che permette all’espansore di raggiungere il volume desiderato. L’espansore è poi lasciato nel seno per un periodo di circa 4-6 mesi, il tempo necessario per preparare i tessuti ad accogliere l’impianto definitivo.

Gli espansori tissutali permanenti, chiamati protesi di Becker, hanno due scopi: espandere i tessuti e agire come impianti a lungo termine per il seno. Sono, infatti, pensati per rimanere all’interno del seno una volta compiuto il processo di espansione. Questo serve ad evitare una seconda chirurgia per il posizionamento dell’impianto definitivo e per mantenere la possibilità di manipolare il volume attraverso una valvola, di solito collocata nella regione ascellare. Anche per questo tipo di protesi esistono diversi modelli, ma la percentuale di svuotamento della protesi è più alta rispetto a quella degli impianti temporanei.

 

Gli impianti temporanei: la soluzione più adottata dopo una mastectomia

 

Gli impianti temporanei rappresentano generalmente l’alternativa più valida per la ricostruzione mammaria dopo una mastectomia.

Il primo passo è quello di allestire una tasca sottomuscolofasciale al di sotto del muscolo grande pettorale, piccolo pettorale e serrato anteriore. Viene, poi, collocato l’impianto, che viene riempito per circa il 20% del suo volume da una soluzione salina. Due drenaggi vengono collocati nella regione ascellare e nella sacca muscolare. L’espansione, che avviene spesso grazie ad una valvola distaccata, può iniziare due settimane dopo la chirurgia e continuare per 6-8 settimane, fino a raggiungere il volume e la forma desiderati. La chemioterapia non influisce sull’espansione: le due possono venire effettuate contemporaneamente, tranne in caso di grave neutropenia.

Una volta raggiunto il volume desiderato, il chirurgo rimuove l’impianto temporaneo ed inserisce quello definitivo. Per questo passaggio, però, bisogna attendere la fine della chemioterapia e che il paziente sia in una buona forma fisica.

La ricostruzione del seno dopo un intervento demolitivo come la mastectomia totale si rivela importantissima per la paziente, che nel nuovo seno potrà ritrovare la fiducia in sé stessa e la consapevolezza di aver sconfitto la malattia.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Paolo Persichetti
Chirurgia plastica e estetica

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