La spasticità: cause, sintomi e cure

Autore: Prof. Sergio Mario Zeme
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Editor: Top Doctors®

Il Professor Zeme, nostro esperto in neurochirurgia, ci spiega da cosa sono causate le contrazioni involontarie dei muscoli spastici e come è possibile curarle e tenerle sotto controllo

Cos’è la spasticità

La spasticità è un aumento del tono muscolare che si manifesta attraverso delle contrazioni involontarie di alcuni muscoli. Queste contrazioni avvengono solitamente in seguito a degli stimoli tattili o dolorosi, quando si assume la posizione eretta o si esegue un movimento, meno spesso possono insorgere quando i muscoli sono a riposo. A volte compaiono contrazioni di breve durata, ma piuttosto intense e dolorose, chiamate spasmi. Quando la spasticità colpisce i muscoli delle gambe provoca contrazioni ritmiche del muscolo stirato chiamate cloni, come avviene, per esempio, nei muscoli del polpaccio quando si appoggia la punta del piede.

 

Le cause della spasticità

La spasticità è causata dal danneggiamento di alcuni centri motori del cervello e/o delle vie che li collegano alle cellule nervose presenti nel midollo spinale (i motoneuroni midollari), che hanno il compito di mandare i segnali nervosi che provocano la contrazione dei muscoli. L’attività dei motoneuroni midollari è regolata da complessi meccanismi controllati dalle cellule nervose dei centri motori della corteccia cerebrale (motoneuroni corticali). Il loro buon funzionamento è essenziale per far contrarre i muscoli del corpo in modo da eseguire correttamente i movimenti volontari. 

Tutte le malattie del sistema nervoso che danneggiano i motoneuroni corticali o le vie che li collegano ai motoneuroni midollari possono causare la spasticità. I casi più frequenti sono legati alle emorragie o ischemie cerebrali, a traumi cranici o midollari, alla sclerosi multipla o agli esiti di danni cerebrali neonatali (come la paralisi cerebrale infantile).

 

Relazione tra paralisi e spasticità

Paralisi e spasticità sono sempre associate nei muscoli controllati dai motoneuroni corticali danneggiati. Tuttavia non lo sono sempre in maniera proporzionale. In alcuni casi, per esempio, una grave paralisi (perdita completa della possibilità di eseguire un movimento) è presente in muscoli poco spastici e, viceversa, in altri casi la paralisi è lieve (possibilità di eseguire certi movimenti ma con minor forza) ma i muscoli colpiti sono molto spastici. In questi ultimi casi, eliminare la spasticità consente di migliorare significativamente i movimenti volontari (ad esempio il cammino).

 

Le conseguenze della spasticità

La spasticità causa notevoli disturbi. A seconda della sua gravità e diffusione può provocare:

1) ostacolo ai movimenti attivi; 
2) difficoltà nella mobilità passiva e, di conseguenza, problemi nell’igiene personale, nel posizionamento a letto o in carrozzina; 
3) accorciamento e fibrosi dei muscoli colpiti; 
4) deformazione delle articolazioni collegate ai muscoli spastici; 
5) dolore; 
6) lesioni da decubito
7) dispendio smisurato di energie.

Tutte queste conseguenze determinano un grave peggioramento della qualità della vita del paziente, per cui si devono impiegare tutti i mezzi a nostra disposizione, anche i più invasivi e costosi, per eliminarla.

 

Come si cura la spasticità?

I trattamenti disponibili sono prima di tutto la Fisioterapia e i farmaci.
La Fisioterapia usa tecniche che facilitano il rilassamento muscolare e cerca di limitare i danni muscolari e articolari.
Tra i farmaci a disposizione, i più comunemente utilizzati sono il Baclofene, il Dantrolene, la Tizanidina e le Benzodiazepine, somministrati per via orale. La loro efficacia, almeno nei casi più gravi, è limitata, perché è impossibile assumere dosi efficaci senza soffrire di gravi effetti collaterali (sonnolenza, eccessiva sedazione, tossicità epatica).

Se questi metodi per curare la spasticità risultano poco efficaci, si può ricorrere a trattamenti più invasivi come l’iniezione di tossina botulinica, l’allungamento o la sezione dei muscoli spastici o dei loro tendini, l’infusione intratecale cronica di baclofene e la rizotomia posteriore selettiva.

Prof. Sergio Mario Zeme
Neurochirurgia

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