La terapia farmacologica del diabete si è rinnovata, ne hai parlato con il tuo medico?

Autore: Prof.ssa Graziella Bruno
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

L’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) e quella statunitense (ADA) hanno pubblicato di recente le nuove linee guida relative ai trattamenti della patologia. Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Graziella Bruno, esperta diabetologa di fama internazionale, medico internista e nutrizionista a Torino.

Qual è la terapia del diabete alla diagnosi?

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha permesso di mettere a disposizione dei pazienti diabetici dei farmaci che agiscono con meccanismi differenti in base al soggetto e permettono di personalizzare la cura per il paziente diabetico a seconda delle diverse caratteristiche del paziente stesso, tra cui:

  • Età
  • Peso
  • Comorbidità
  • Rischio di ipoglicemie

Generalmente la terapia iniziale indicata durante la fase di diagnosi della patologia per tutti i pazienti diabetici è la metformina, un farmaco tendenzialmente tollerato dalla maggior parte dei diabetici.

Se un paziente mostra delle forme di intolleranza con nausea e diarrea deve sospendere l’assunzione del farmaco e sostituirlo con un altro e raccomandando al paziente di assumerlo a stomaco pieno. Dopo il primo parere da parte del Medico Generale, il percorso terapeutico da seguire viene suggerito da uno specialista in Diabetologia al fine di personalizzare e definire il trattamento della patologia.

Come agiscono i nuovi farmaci che trattano il diabete?

I farmaci utilizzati per molti anni per la cura del diabete hanno la capacità di aumentare la secrezione di insulina da parte delle beta cellule del pancreas, ma a distanza di circa 10 anni causano l’esaurimento funzionale del pancreas, per tale ragione è necessario il ricorso all’insulina. Inoltre, questi farmaci favoriscono l’insorgere di ipoglicemia severa, costringendo il paziente ad un ricovero urgente a causa delle complicazioni a livello cardiaco e cerebrale. Circa il 20% dei pazienti diabetici della Regione Piemonte vengono trattati con questo tipo di farmaco.

Esistono dei farmaci più recenti che sono caratterizzati da un’alta tollerabilità e che non causano ipoglicemia ma il loro utilizzo in Italia rimane ancora molto limitato, nonostante i recenti studi sul farmaco che hanno dimostrato come questi farmaci siano in grado di ridurre i casi di infarto e di ictus.

È di fondamentale importanza tentare un approccio terapeutico con farmaci innovativi, prima di ricorrere all’insulina, e purtroppo per mia esperienza su molti pazienti si verifica il contrario.

Quali sono le motivazioni del basso utilizzo dei nuovi farmaci per la cura del diabete?

Il 30-50% delle persone con diabete non è seguito da un diabetologo, in parte perché si sottovaluta l’impatto che la malattia ha sulla salute e in parte forse per difficoltà oggettive di reperimento di uno specialista nella propria area. Inoltre, la prescrizione di questi farmaci richiede la compilazione di un piano terapeutico da parte del diabetologo e questo passaggio tende per inerzia a far sì che si tenda a confermare terapie precedenti anziché usare approcci innovativi. Inoltre, è necessario tempo perché il paziente e i familiari comprendano le modifiche terapeutiche introdotte, i possibili effetti collaterali, i benefici attesi. In un contesto come quello attuale caratterizzato da scarse risorse professionali non vi è spesso l’opportunità di inserire innovazioni nel processo di cura e di motivare la persona con diabete al raggiungimento degli obiettivi clinici, che richiedono aderenza alla terapia e persistenza nel tempo. Tuttavia, la scarsa motivazione, un atteggiamento fatalista e di inerzia possono avere un impatto sul compenso glicemico, sulle complicanze (infarto, ictus, nefropatia) e in ultima analisi, sui costi sociali della malattia.

Prof.ssa Graziella Bruno
Diabetologia

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