La vita dopo l’ictus: l’importanza della riabilitazione

Autore: Dott. Giacomo Koch
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Editor: Top Doctors®

Non tutti conoscono l’importanza della riabilitazione per ripristinare le funzioni danneggiate da un ictus. Ne parla il Dott. Giacomo Koch, esperto in Neurologia a Roma

Ictus: quali sono gli obiettivi della riabilitazione?

L’ictus è una patologia che può danneggiare diverse funzioni. L’obiettivo principale della riabilitazione è quello di ristabilire queste funzioni, in particolar modo quelle del movimento: una delle conseguenze più comuni dell’ictus, infatti, è la paralisi di una parte del corpo.

Questo deficit, che inizialmente limita di molto le attività motorie del paziente, è soggetto a una certa quota di recupero spontaneo nel tempo. Sulla quota di recupero spontaneo, però, si può intervenire potenziando il meccanismo di riparazione spontanea del cervello e aumentando la percentuale di recupero della funzione anche fino al 70%.

Tutto ciò si traduce in un miglioramento dell’autonomia, grazie al quale il paziente può pian piano riacquistare dei passaggi importanti, come lavarsi, vestirsi, cucinare e uscire di casa da solo.

Quando iniziare la riabilitazione dopo un ictus?

Prima si inizia, maggiore sarà il vantaggio acquisito a lungo termine. Possiamo dire che dopo un ictus acuto sarebbe importante iniziare la riabilitazione entro i 15 giorni dall’evento. Bisogna considerare, poi, che i primi sei mesi sono quelli fondamentali, quelli durante i quali è importante concentrare tutti gli sforzi riabilitativi per avere il guadagno migliore.

La riabilitazione dovrebbe proseguire per almeno uno-due anni: oltre agli sforzi iniziali, c’è un’importante quota di mantenimento della funzione recuperata che va coltivata. Se si fa questo grande sforzo riabilitativo, con fisioterapia ed eventualmente con sedute di stimolazione cerebrale non invasiva, si possono raggiungere risultati importanti ma, se non si continua a lavorare, questi risultati possono essere persi.

Ictus: quali sono le tecniche di riabilitazione

L’ictus può colpire diverse funzioni neurologiche: non solo il sistema motorio, ma anche funzioni cognitive, come il linguaggio e la capacità di esplorare l’ambiente circostante (deficit di eminattenzione).

È necessario, quindi, utilizzare diverse tecniche combinate che comprendano, oltre alla fisioterapia motoria, la logopedia per agire sui disturbi del linguaggio (ad esempio, l’afasia) o la terapia cognitiva per alcuni disturbi specifici, come il disturbo dell’attenzione. Nelle fasi più tardive, possono essere utili anche terapie creative.

Dopo l’ictus: come si deve comportare la famiglia?

La famiglia deve avere un atteggiamento assolutamente positivo, in quanto la quota di recupero dipende molto dalla volontà del paziente stesso e dal contesto familiare. La famiglia dev’essere disposta ad affrontare il duro percorso che porta poi al recupero e alla riabilitazione: solo così potrà aiutare il proprio caro.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Giacomo Koch
Neurologia

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