Laparocele: una complicanza da non sottovalutare
Hai mai sentito parlare di laparocele? Il Dott. Luca Covotta, esperto in Chirurgia Generale ad Avellino, ci spiega cosa dobbiamo fare nel caso si manifesti questa particolare complicanza chirurgica!
Che cosa s’intende per laparocele?
Il termine laparocele sta ad indicare una complicanza che si verifica a seguito di un intervento chirurgico, legata alla non perfetta chiusura di una cicatrice chirurgica. Questa condizione provoca la fuoriuscita dei visceri che si trovano nella cavità addominale (si differenzia dall’ernia in quanto quest’ultima si fa strada attraverso orifizi o canali anatomici). Il laparocele si verifica in circa il 2% degli interventi eseguiti in laparotomia e interessa con più frequenza le ferite longitudinali.
Quali fattori possono favorire l’insorgenza di laparocele?
- Infezione della zona operata;

- Incremento della pressione endo-addominale in seguito all’intervento: vomito, tosse, sforzi;
- Condizioni patologiche generali (es. diabete);
- Errori di tecnica chirurgica;
- Utilizzo di materiale di sutura non adeguato;
- Alcuni tipi di laparotomia;
- Enterostomie.
Come si manifesta il laparocele?
Questa condizione si manifesta con una tumefazione evidente nel sottocute di grandezza variabile. Può insorgere in corrispondenza della ferita chirurgica oppure dislocato rispetto ad essa (è in grado di farsi strada nelle aree più lasse del sottocute).
Come si formula la diagnosi?
Oltre all’esame clinico si rivela molto utile uno studio TAC della parete addominale, che permette di evidenziare con accuratezza le dimensioni della breccia ed il contenuto erniato. Nei casi in cui il laparocele è molto voluminoso è fondamentale un’accurata valutazione della dinamica respiratoria, in quanto riportare in addome tali laparoceli può creare difficoltà alla espansione del diaframma e quindi provocare seri disturbi respiratori.
Laparocele: quali sono le possibili complicanze?
Sono quelle tipiche delle ernie:
- Irriducibilità
- Strangolamento
Cosa prevede la terapia?

La terapia è chirurgica e consiste ovviamente nella riduzione in addome del contenuto erniato e nella ricostruzione della parete addominale. In passato anche interventi corretti dal punto di vista tecnico potevano andare incontro a risultati deludenti e recidive frequenti. Oggi i risultati sono migliorati grazie all’impiego di materiale protesico (Patch) che risulta determinante nella tenuta della plastica. Queste particolari reti o toppe sono costituite da materiale biocompatibile e, se necessario, possono essere inserite anche a contatto diretto con l’intestino, senza il rischio di dare luogo ad aderenze.
L’approccio mininvasivo con la tecnica laparoscopica è oggi in parte in discussione e risulta vantaggioso soprattutto per laparoceli di piccole dimensione (fino a 3 cm) in posizione mediana.


