Le forme di diabete dell’adulto non sono tutte uguali: attenzione alla corretta diagnosi

Autore: Prof.ssa Graziella Bruno
Pubblicato:
Editor: Gloria Conalbi

Per la corretta cura del diabete è necessaria un’analisi della tipologia e della situazione del paziente per poter definire una terapia efficace. La Prof.ssa Bruno, esperta in Diabetologia a Torino, ci spiega di più

Quali forme di diabete sono presenti nell’età adulta?

Il diabete mellito è una malattia caratterizzata da elevati valori di glicemia. Tuttavia, esistono diverse forme di diabete, ognuna delle quali riconosce un meccanismo patogenetico diverso. La forma di diabete più frequente nell’adulto è quella definita tipo 2, associata a insulino-resistenza, sovrappeso, ipertrigliceridemia, ipertensione e familiarità. È possibile prevenire tale forma adottando un adeguato stile di vita. L’incremento di peso, e soprattutto della circonfererenza addominale, determinano infatti la produzione di citochine da parte del tessuto adiposo. Queste molecole interferiscono con l’azione dell’insulina endogena e contribuiscono, in presenza di alterazione genetica dell’attività dell’insulina, all’incremento della glicemia fino ai livelli diagnostici per diabete.
Il 10% delle persone adulte normopeso con una nuova diagnosi di diabete ha invece una malattia causata da un meccanismo patogenetico del tutto diverso che è autoimmune e simile a quello che determina la malattia nei bambini (diabete tipo 1). Negli adulti tuttavia, il decorso è più lento e questo ne rende spesso difficile il corretto riconoscimento, così che le persone affette vengono definite come diabetiche di tipo 2.  La presenza di autoanticorpi diretti contro le cellule pancreatiche che producono insulina e il basso livello circolante di C-peptide consentono al diabetologo di porre la diagnosi corretta ed avviare la terapia appropriata.
Forme più rare con forte componente genetica a trasmissione autosomica dominante – presenza della malattia in tutte le generazioni - sono invece quelle appartenenti alla categoria del MODY (Maturity onset diabetes). Anche in questo caso è opportuna una diagnosi accurata, perché alcune forme non richiedono alcuna terapia, mentre altre rispondono in modo eccellente alle solfoniluree, vecchi farmaci ipoglicemizzanti che si tende a non prescrivere più nei diabetici tipo 2 perché inducono ipoglicemia.
Sono in aumento poi i casi di diabete dopo trapianto renale o cardiaco, simile per molti aspetti al diabete tipo 2 per l’insorgenza insidiosa e asintomatica per molti anni. La terapia immunosoppressiva rappresenta il principale fattore di rischio. In particolare, i corticosteroidi sono associati al rischio maggiore, ma anche la ciclosporina e il tacrolimus sono associati a un rischio elevato di sviluppare diabete, riducendo sia l’azione periferica dell’insulina che la sua sintesi e secrezione da parte delle beta-cellule pancreatiche.

Perché è importante la corretta diagnosi di diabete nell’adulto?

L’approccio terapeutico è diverso a seconda della forma di diabete ed è quindi fondamentale affidarsi alla consulenza specialistica, in quanto l’esperienza clinica consente di trovare la soluzione idonea ad ogni singolo caso.
Per esempio il diabete tipo 1 dell’adulto è spesso associato ad altre malattie autoimmuni. Il ritardo diagnostico di queste malattie può comportare conseguenze cliniche rilevanti. La presenza di anemia deve sollecitare in tutti i pazienti, in particolar modo nelle persone con diabete, un approfondimento diagnostico per riconoscerne la causa. L’approccio di base è infatti diverso a seconda del tipo di diabete. Sono stati riscontrati diversi casi di pazienti con diabete tipo 1, celiachia, tiroidite autoimmune e anemia perniciosa legata alla presenza di anticorpi diretti contro le cellule parietali dello stomaco (gastrite atrofica) e contro il fattore intrinseco, indispensabile per il riassorbimento intestinale della Vitamina B12 assunta con gli alimenti o integratori. La carenza cronica determina demielinizzazione delle fibre nervose che, se non trattata tempestivamente, diventa irreversibile. Le parestesie alle mani, cioè il formicolio e la riduzione della sensibilità tattile ne sono la conseguenza finale. 

Quale è il ruolo della dieta nella terapia del diabete?

Il cardine della prevenzione del diabete è il mantenimento del peso ottimale. La drastica riduzione dei carboidrati invece determina l’aumento dell’apporto proteico e lipidico. Studi epidemiologici hanno ben documentato che questo tipo di diete riducono la sopravvivenza. Si presti quindi attenzione a scorciatoie e soluzioni semplicistiche.

Prof.ssa Graziella Bruno
Diabetologia

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