Le protesi, quando è bene sostituire un’articolazione!

Autore: Dott. Bernardo Pavolini
Pubblicato: | Aggiornato: 04/07/2019
Editor: Antonio Mazzaglia

I primi studi inerenti la protesica risalgono agli inizi del novecento, ma solo dagli anni 80 la loro installazione è routinaria e sempre più diffusa. Il Dott. Bernardo Pavolini, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Carrara, spiega quando è opportuno prenderla in considerazione

Cosa è una protesi? 

In termini chirurgico-ortopedici, la protesi, non è altro che “una nuova articolazione” che sostituisce l’articolazione consumata e che, a seguito di un intervento chirurgico, permette al paziente la ripresa regolare della propria vita. Nella misura in cui compare una patologia la cui risoluzione prevede l’impianto di una protesi, è sempre bene correre dallo specialista per tempo o si rischia una compromissione del movimento e una riabilitazione più lunga. Difatti, nonostante tutti coloro i quali necessitano di una protesi lamentano dolori e riduzione della mobilità, la soglia del dolore non è uguale per tutti e non tutti, dunque, si operano in tempo o per tempo. Anche per questo motivo, spesso, i tempi di ripresa differiscono di paziente in paziente. Ad ogni modo, in condizioni ottimali, si tornerà ad avere un movimento più o meno completo. Generalmente, soprattutto quando si parla di anca o di ginocchio, il deterioramento riguarda la cartilagine o l’osso ed è dovuto ad un trauma specifico o conseguente all’artrosi.

Quanti tipi ne esistono?

Ad oggi, le protesi articolari maggiormente utilizzate nella chirurgia ortopedica sono quelle dell'anca, del ginocchio, della spalla, del gomito, della caviglia e di alcune articolazioni della mano. La prestigiosa rivista “British Medical Journal” ha definito la protesi d'anca come la più importante scoperta medico-scientifica dello scorso secolo.

Quali protesi le capita di applicare con maggior frequenza?

Negli ultimi anni sostituisco maggiormente anche e ginocchia. Le cause sono sempre le medesime: forti dolori e limitazioni nei movimenti. È piacevole constatare personalmente determinati miglioramenti nelle condizioni del paziente, vederlo riprendere a camminare, ad esempio, o svolgere tutte quelle attività altrimenti fuori portata.

Come e in che condizioni si svolge l’operazione? 

L'intervento di sostituzione dell'articolazione dura circa un’ora e va fatto in anestesia, ovviamente. Successivamente si prescrivono farmaci antidolorifici che il paziente dovrà assumere immediatamente e per i giorni successivi all’operazione. Il paziente constaterà una ritrovata libertà motoria già dal giorno successivo all’operazione e in alcuni mesi sarà libero di riprendere quasi totalmente le attività precedenti alla patologia e senza limiti di sorta particolari

Può dirci qualcosa in merito ai trattamenti post operatori?

Fatta eccezione per i controlli di routine, obbligatori, da eseguire ad uno, sei mesi, ed un anno dall’operazione, personalmente, consiglio di eseguire radiografie ogni anno per scongiurare ricadute o eventuali altri problemi.

Dott. Bernardo Pavolini
Ortopedia e Traumatologia

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