Il ruolo della vitamina D nel recupero dell’atleta | Top Doctors

Lesioni muscolari degli sportivi: il ruolo della vitamina D

Autore: Dott. Paolo Manetti
Pubblicato: | Aggiornato: 06/08/2018
Editor: Top Doctors®

Le lesioni muscolari possono influire in maniera negativa sulla continuità agonistica di uno sportivo: il Dott. Paolo Manetti, esperto in Medicina dello Sport a Firenze, descrive il ruolo che la vitamina D ricopre e potrà ricoprire in futuro nella riabilitazione dell'atleta

L’incidenza delle lesioni muscolari

Le lesioni muscolari sono molto frequenti tra gli sportivi; nel calcio rappresentano il 30% dei casi di indisponibilità ed incidono complessivamente più delle rare e maggiori lesioni legamentose, come ad esempio la rottura del crociato anteriore, che hanno però tempi di inabilità molto più lunghi. L’incidenza degli infortuni è sicuramente legata al numero di partite giocate e a condizioni ambientali talvolta svantaggiose per la corretta fisiologia muscolare. La maggior parte delle lesioni muscolari sono di tipo indiretto, cioè senza trauma contusivo, ma avvengono con meccanismo di sollecitazione in eccesso di tensione interna (distrazione). I gruppi muscolari maggiormente coinvolti sono gli ischiocrurali, gli estensori della coscia, gli adduttori ed il tricipite surale. Il loro rischio di recidiva arriva fino al 16%.

Come vengono classificate le lesioni muscolari?

Le lesioni muscolari si classificano in base agli aspetti clinici, prognostici e strutturali.  Esse vengono suddivise in due grandi gruppi, ovvero quelle dirette, come le contusioni e le lacerazioni, e quelle indirette. Queste ultime sono caratterizzate da un disordine funzionale (dolori muscolari ritardati, alterazioni nervose…) o da una lesione strutturale vera e propria. Le prime non presentano una rottura dell’anatomia della fibra e per questo hanno una prognosi migliore rispetto a quelle strutturali. Nonostante questo, se non curate in maniera adeguata anche le lesioni funzionali possono evolvere in lesioni strutturali, la cui gravità si classifica in base all’estensione della rottura dei fasci muscolari.

Alcuni consigli per la fase di recupero

La fase successiva alla lesione muscolare può essere divisa in tre processi biologici:

  1. Fase infiammatoria acuta, nei primi 3 giorni successivi alla lesione;
  2. Fase di rivascolarizzazione, in cui la zona muscolare lesionata viene “pulita” dall’azione selettiva dei macrofagi e fibroblasti, che può durare dai 20 ai 28 giorni;
  3. Fase di riparazione, in cui il tessuto muscolare viene riparato attraverso il coinvolgimento delle cellule satellite che migrano fino alla zona danneggiata attraverso una fase di rimodellamento che può arrivare fino ai 6 mesi;

Alcuni consigli sono molto importanti per la completa guarigione dell’atleta e riguardano soprattutto le prime due fasi. Il riposo senza immobilizzazione completa è essenziale nella fase iniziale dove si formano le cosiddette bande di contrazione che limitano il sanguinamento della fibra e fungono da fascia di contenzione biologica.  Sempre in questa fase è importante sapere che è inutile la somministrazione dei farmaci FANS, che allevieranno il dolore dell’atleta ma limitano i processi di migrazione delle cellule riparatrici. Risulta invece fondamentale una graduale progressione dei carichi in un percorso riabilitativo adeguato in base al tipo di lesione. Anche in fase precoce può essere utilizzata l'elettrostimolazione per guidare il processo biologico di riparazione.

Il ruolo della vitamina D per il recupero dell’atleta

Forse pochi sanno che il 50% della popolazione presenta dei valori di vitamina D molto al di sotto di quelli considerati normali, ma la sua azione sull’organismo è molto importante per diversi motivi: 

  • Favorisce la calcificazione dell’osso
  • Favorisce l’impulso nervoso
  • Controlla l’azione muscolare
  • Controlla il potenziale di membrana 
  • Interviene nella coagulazione del sangue in associazione della vitamina K

Anche per questi motivi, negli ultimi anni gli studi del rapporto tra questa vitamina e l’attività sportiva sono molto aumentati: si è visto, infatti, che la carenza di questa vitamina può provocare disturbi psichici, declino cognitivo, deficit neurologici, incremento di rischio tumorale, debolezza muscolare e abbassamento delle difese immunitarie.  
Alcuni di questi studi hanno evidenziato come l’aumento di vitamina D nell’atleta favorisca il mantenimento della sua salute muscolare: si sono registrati infatti miglioramenti nella percezione della fatica e nella riparazione del muscolo. Solo negli ultimi 3 anni tali ricerche sono diventate sempre più frequenti e per questo motivo bisognerà aspettare ancora del tempo prima di avere dei dati certi su cui tutta la comunità scientifica concordi. Tuttavia, i presupposti fanno pensare che in futuro la vitamina D occuperà un ruolo fondamentale nel recupero degli sportivi colpiti da lesioni muscolari.

Dott. Paolo Manetti
Medicina dello sport

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