Miomi uterini: importanza della diagnosi e della sintomatologia
Quella dei miomi uterini è una patologia molto diffusa, però spesso viene trattata in maniera superficiale con proposte terapeutiche tradizionali che spesso prevedono la demolizione dell’utero. Per questa ragione è importante una corretta diagnosi. Ne abbiamo parlato con il Dott. Mario Giuseppe Meroni, esperto in Ginecologia e Ostetricia
Che cosa sono i miomi uterini? Quanto sono diffusi e chi sono i soggetti maggiormente colpiti?
I miomi uterini sono una patologia benigna che affligge le donne con un’elevata frequenza. In relazione all’etnia, alla familiarità e ad altri fattori possono interessare il 20-25% delle donne di età superiore ai 40 anni. In maniera minore la patologia può essere presente anche in età giovanile.

Cosa dobbiamo considerare importante quando viene fatta una diagnosi di mioma (fibroma) uterino attraverso una visita o un’ecografia?
- L’occupazione di spazio: un mioma può essere molto voluminoso e occupare spazio. L’utero misura normalmente 70 x 40 x 30 mm e pesa circa 70 gr. Un mioma potrebbe avere un diametro di 150-180 mm e rappresentare un grande ingombro, tale da simulare una gravidanza avanzata. Già con un diametro di 60-70 mm la paziente può denunciare un importante disagio e dei sintomi da compressione. La situazione più frequente è rappresentata dalla compressione della vescica e quindi dalla necessità di urinare spesso.
- La metrorragia: una situazione per la quale le mestruazioni diventano abbondanti, oppure si assiste a perdite ematiche tra una mestruazione e l’altra. La metrorragia non è determinata dal volume del mioma ma dalla sua localizzazione. Un mioma molto piccolo all’interno della cavità endometriale o nelle sue vicinanze può generare emorragie mestruali tali da determinare un’anemizzazione della paziente. Un mioma anche di grandi dimensioni lontano dalla cavità endometriale non influenza normalmente la quantità del flusso mestruale.
In conclusione, il clinico deve valutare con attenzione la diagnosi sulla base del numero dei miomi, delle loro dimensioni e localizzazioni.
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La scelta corretta della terapia per i miomi uterini
Dopo un’attenta diagnosi, prima di proporre una terapia è necessario valutare la sintomatologia della paziente. Alcune pazienti ad esempio tollerano senza sintomi situazioni che altre non sopportano. Trattandosi di una patologia benigna (la variante maligna è presente in un caso ogni 300-350), la paziente ha una certa discrezionalità nella scelta del trattamento, o semplicemente nell’attesa e nel monitoraggio della situazione.
Chiariti questi aspetti vediamo i trattamenti possibili:
- Trattamento con ultrasuoni focalizzati: si tratta di una terapia fisica basata sulla concentrazione di un fascio di ultrasuoni indirizzato sul bersaglio (centro del mioma) da un sistema governato dalla Risonanza Magnetica Nucleare o dall’ecografia. Il risultato atteso è quello di una riduzione volumetrica del mioma del 30% circa. Il trattamento viene effettuato con paziente sedata.
Il metodo è stato sperimentato da alcuni centri con risultati contrastanti. - Trattamento di miolisi: si tratta di una terapia effettuata con radiofrequenza. Si va a generare una necrosi all’interno del mioma con l’obiettivo di ridurne il volume. Per certi aspetti somiglia molto al trattamento precedente, ma viene effettuato mediante laparoscopia in anestesia generale. Anche questo metodo ha mostrato alcuni limiti.
- Trattamento mediante embolizzazione endovascolare: la metodica è di competenza del radiologo interventista, che di comune accordo con il ginecologo va a limitare la vascolarizzazione del mioma. La paziente è sedata e viene sottoposta a TAC con mezzo di contrasto. Attraverso un microcatetere vengono iniettate delle sostanze che vanno a chiudere i vasi afferenti al mioma generandone la necrosi e la sua conseguente riduzione volumetrica (circa 30%). Normalmente la procedura richiede 2 giorni di ricovero.
- Resettoscopia isteroscopica: metodo chirurgico riservato ai miomi che affiorano o sono completamente all’interno della cavità endometriale. Se la diagnosi è corretta il metodo consente di risolvere il problema attraverso l’asportazione completa del mioma. Intervento in anestesia generale e day hospital.
- Miomectomia laparoscopica o laparotomica: intervento chirurgico in anestesia generale che consente di asportare tutti i miomi e di ricostruire il viscere uterino rendendolo idoneo a una futura gravidanza. L’intervento in alcuni casi è complesso soprattutto in laparoscopia. Viene effettuato da medici con specifica esperienza, ma può essere effettuato anche con l’ausilio del robot. Degenza media di 3 giorni.
- Isterectomia laparoscopica o laparotomica: intervento che asporta l’utero lasciando quasi sempre in sede le ovaie. Non genera menopausa e rende ovviamente impossibile la gravidanza. Viene riservato ai casi in cui l’età della paziente o la compromissione dell’utero non lasciano alternative. La tecnica laparoscopica (o eventualmente robotica) può essere quasi sempre utilizzata anche con uteri di notevoli dimensioni da parte di chirurghi dotati di adeguata esperienza. Degenza media di 3 giorni.

Come si può vedere il ventaglio di possibilità è molto ampio. La scelta della terapia adatta alla specifica paziente deve essere effettuata da un medico che abbia una esperienza sufficiente per individuare la terapia più adeguata con la minore invasività rispettando, se possibile, i desideri della paziente in termini di conservazione dell’utero e di possibilità di avere gravidanze, oltre a valutare il vissuto della donna di fronte al lutto della perdita dell’utero.
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