Morte improvvisa: cosa c’è da sapere?

Autore: Prof. Francesco Vetta
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La morte improvvisa è un evento inaspettato che in genere avviene entro un’ora dalla manifestazione dei sintomi da parte del paziente. Rappresenta circa il 15% delle morti sul territorio nazionale. Si stimano, infatti, circa 55.000 morti improvvise l’anno. Ne parla il Prof. Francesco Vetta, esperto in Cardiologia a Roma

Come si riconoscono i pazienti a rischio?

Esistono delle patologie che sono maggiormente predisponenti alla morte improvvisa, tra queste laCuore cardiopatia ischemica e l’insufficienza cardiaca sono le più importanti.

Infatti, i pazienti che ne soffrono, devono essere sottoposti ad un controllo più accurato, soprattutto in caso di sincopi o sensazioni di cardiopalmo. La causa più comune della morte improvvisa è, infatti, rappresentata da aritmie ventricolari maligne.

È possibile prevenire la morte improvvisa?

Attualmente, è possibile prendere in considerazione una serie di strumenti di prevenzione diretta e indiretta. Quest’ultima si basa su strategie di campagna educazionale ed informazione come la presente, volta a sensibilizzare la popolazione per il controllo di fattori di rischio.

La prevenzione diretta si riferisce, invece, alla diagnosi e cura delle situazioni predisponenti precedentemente citate, nonché all’impiego di strumentazioni specifiche che possono salvare il paziente: i defibrillatori impiantabili e quelli esterni. I defibrillatori impiantabili sono strumenti molto simili ai pacemaker, anche nella modalità di impianto, che, tuttavia consentono la terapia di aritmie ventricolari minacciose, oltre che svolgere la funzione di stimolo del cuore in caso di bradicardia. Attualmente abbiamo a disposizione anche dei defibrillatori sottocutanei, da impiantare nei casi in cui non abbiamo bisogno della stimolazione anti-bradicardica. 

Alcuni studi hanno dimostrato come nei pazienti con scompenso cardiaco, (sia di natura ischemica che non), l’utilizzo di un impianto di defibrillazione abbia migliorato notevolmente la prognosi di questi soggetti, notando anche una diminuzione del rischio di mortalità di circa il 35%. L’impiego di questi device ha senza dubbio rappresentato una svolta positiva per i pazienti a rischio di morte improvvisa.

Un ruolo molto importante, nella prevenzione è dato dalla possibilità del controllo remoto di questi dispositivi, che ci permette di evidenziare alterazioni del ritmo pericolose. Ai pazienti viene fornito un trasmettitore, molto simile l cellulare, che quotidianamente invia al Centro di riferimento report ed eventuali allarmi, in occasione di aritmie o altre condizioni cliniche a rischio. Recentemente hanno preso piede dei device indossabili che permettono di monitorare una serie di dati clinici quali aritmie, valori pressori ecc. Negli USA si stima che già nel 2022 oltre il 20% della popolazione li utilizzerà abitualmente.

Infine, nei casi dubbi, è possibile eseguire uno studio elettrofisiologico endocavitario su alcuni pazienti a rischio di morte improvvisa. La procedura si basa sullo studio diretto di stimoli elettrici, come le aritmie, con l’utilizzo di elettrocateteri specifici che, attraverso accessi vascolari venosi, vengono portati al cuore per un mappaggio. Grazie a questa metodica è possibile stabilire il tipo di trattamento da poter utilizzare (ad esempio: ablazione, impianto di defibrillatore o terapia farmacologica).

Prof. Francesco Vetta
Cardiologia

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