Nuove tipologie di innesti per la ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore

Autore: Prof. Hassan Zmerly
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Editor: Jennifer Verta

Il trapianto di tendini prelevati dal semitendinoso e dal gracile nella ricostruzione del LCA è un intervento delicato, ma se ben eseguito meno soggetto a complicazioni. Scopriamo con il Prof. Zmerly, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Bologna, in cosa consiste.

La tecnica dell’innesto del semitendinoso e del gracile

La ricostruzione del legamento crociato anteriore con un innesto di materiale biologico prelevato dal medesimo paziente è un intervento ormai ampliamente utilizzato ed in continua progressione. Affinché abbia risultati soddisfacenti è necessario scegliere con attenzione l’innesto, fissarlo con una tecnica adeguata ed infine affidarsi ad una riabilitazione mirata. In passato si utilizzava il tendine rotuleo per il trapianto, ma di recente si è passati ai tendini del semitendinoso e del gracile. Grazie a questi ultimi si è infatti visto che non solo il prelievo è meno traumatico, ma la ripresa, una volta effettuato il trapianto, è più rapida e meno soggetta a complicazioni. Nonostante secondo molti studiosi questa tecnica risulti particolarmente delicata nella fase di fissazione dei tendini, molteplici ricerche hanno dimostrato che, se ben eseguita, i risultati ottenuti con il semitendinoso ed il gracile sono tanto validi quanto quelli con il tendine rotuleo.

Come avviene la procedura chirurgica?

Il prelievo dei tendini viene effettuato con un taglio di 2-3 cm sul lato anteriore e mediale della tibia. L’incisione può essere eseguita longitudinalmente, obliquamente, o trasversalmente. Si tende a preferire le ultime due tecniche poiché in questa maniera il nervo safeno risulta meno esposto a possibili danni. Dopo aver eseguito il prelievo dei tendini, si passa alla preparazione dell’area di innesto, una sorta di canale creato appositamente a circa 4-7 mm anteriormente dal legamento crociato posteriore. Affinché l’innesto risulti resistente ai futuri sforzi a carico dell’arto ed abbia buona rigidità, si è visto che risulta beneficiale fissare i tendini particolarmente vicini all’articolazione ed in contatto con le pareti del canale per conseguire la rivascolarizzazione dell’area. La procedura è effettuata con il paziente sdraiato con le ginocchia piegate inizialmente a 90⁰ durante la fase di prelievo ed a 70⁰ durante quella di innesto.

In cosa consiste la riabilitazione?

Dopo aver eseguito il trapianto del legamento crociato anteriore, risulta fondamentale la fase di riabilitazione con l’obiettivo di riiniziare a utilizzare l’articolazione il prima possibile. Secondo alcuni studiosi una riabilitazione precoce è possibile grazie ad un innesto resistente fissato adeguatamente ed è necessaria per procurare la crescita di nuovi legamenti attorno a quello impiantato. Va comunque tenuto presente che non si dovrebbero effettuare sforzi superiori a quelli derivati dalla vita quotidiana per almeno le 6-12 settimane successive all’intervento. La riabilitazione si articola nel recupero del pieno movimento dell’articolazione e nella riprogrammazione neuromotoria dell'area accompagnata dall’esecuzione di esercizi specifici. In particolare, nella fase post-operatoria si consiglia di caricare il ginocchio solo parzialmente aiutandosi con delle stampelle ed iniziare con leggeri esercizi di isometria per il quadricipite. In circa un mese sarà dunque possibile abbandonare il supporto esterno, già che si sarà ripristinata l’ampiezza massima di movimento del ginocchio, ed focalizzarsi sul ripristino della muscolatura dei quadricipiti e dei flessori. A seconda delle caratteristiche del paziente dovrebbe essere possibile ritornare a praticare attività sportiva in circa 6-7 mesi.

I vantaggi della tecnica

In conclusione, benché esistano alcune possibili complicanze sia durante la fase chirurgica che in quella riabilitativa,  l’utilizzo di questa tipologia di innesto si è rivelato soddisfacente poiché i tendini innestati sono in grado di sopportare gli sforzi a carico dell’area ed nell’area del prelievo si assiste ad una ricrescita dei tendini, la cui forza e funzione non sembra significativamente compromessa rispetto alla fase pre-intervento.

Prof. Hassan Zmerly
Ortopedia e Traumatologia

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