Nuovi Orizzonti Terapeutici del Tumore alla Vescica

Autore: Prof. Tommaso Brancato
Pubblicato: | Aggiornato: 18/11/2018
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Tommaso Brancato, esperto in Urologia a Roma, ci parla delle ultime novità nella terapia del tumore alla vescica, una patologia che colpisce quasi 3 milioni di persone

Il carcinoma vescicale è al secondo posto tra i tumori più frequenti del tratto urinario. Si stima che circa 2.7 milioni di persone nel mondo abbiano avuto un tumore alla vescica e che di questi ne muoiano circa 145.000 ogni anno.

 

Come si riconosce un tumore alla vescica?

La diagnosi definitiva, lo stadio della malattia e di conseguenza il successivo iter terapeutico e prognostico del carcinoma vescicale si determinano tramite la resezione endoscopica della vescica (TUR Bladder). Essa fornisce informazioni su grado e stadio della malattia. Fondamentale durante la TURB è che la resezione sia abbastanza profonda da escludere un’invasione dello strato muscolare da parte della neoplasia. Tuttavia la cistoscopia si è dimostrata insufficiente soprattutto in caso di lesioni piatte, come aree di displasia o Carcinoma In Situ (CIS).

 

Tumore alla Vescica: i nuovi orizzonti terapeutici

Il rischio elevato di progressione delle neoplasie è di circa 45-50% e per evitare una seconda resezione endoscopica della vescica è necessario limitare al minimo il rischio di asportazione incompleta del tumore (rischio variabile tra il 30% e il 40%) o di non riconoscere le lesioni piatte (rischio del 53%). Pertanto la ricerca ha cercato di sviluppare nuove metodiche quali la Narrow Band Imaging (NBI) e la cistoscopia di fluorescenza (PDD). 

 

La cistoscopia di fluorescenza per il tumore alla vescica

La cistoscopia di fluorescenza (PDD) è stata sviluppata per migliorare la diagnosi e la prognosi del cancro alla vescica. L’instillazione all’interno della vescica di sostanze fotoattive (acido 5-aminolevulinico) un’ora prima della resezione endoscopica rende caratteristicamente fluorescente e di colore fucsia il tessuto tumorale quando illuminato con luce blu (400 nm). 

 

Quali sono i risultati della cistoscopia di fluorescenza per il tumore alla vescica?

I più recenti studi prospettici randomizzati hanno seguito oltre 1000 pazienti ed i risultati indicano un aumento del periodo libero da malattia con una diminuzione del tasso di recidiva variabile tra il 2.4 ed il 4.9% per la cistoscopia di fluorescenza (PDD) contro il 13.3/16.2% della luce bianca. A tale diminuzione corrisponde una allungamento del periodo libero da malattia (fino a 16.4 mesi) statisticamente significativo. Inoltre negli studi si osserva un aumento della sensibilità per neoplasia sia complessiva (fino al 95.8%) che specifica per i tumori di basso grado pTa (95.3 vs 87.1%) ed ovviamente per il più grave ed aggressivo Carcinoma In Situ (95.2% vs 71.4%).

 

Cistoscopia di fluorescenza: vantaggi e progresso per il tumore alla vescica

In un lavoro pubblicato nell’aprile del 2013 sul Canadian Journal of Urology viene messo in evidenza come l’introduzione dell’acido acido 5-aminolevulinico nella diagnosi cistoscopica ha determinato una riduzione di circa 5000,00 dollari a paziente nel corso di un follow-up durato 4,5 anni. La metodologia è stata recentemente inserita con standard di terapia in molti paese europei e nelle linee guida dell’Associazione Europea di Urologia.

 


Il Prof. Tommaso Brancato ha al suo attivo una esperienza di oltre 600 pazienti trattati con resezione endoscopica a fluorescenza dal 2011 ad oggi con risultati brillanti in termini di diminuzione delle recidive ed allungamento del periodo libero di malattia nonché di diminuzione del numero delle cistectomie totali eseguite grazie ad una migliore resezione della neoplasia primitiva.

 

 

 

Editor: Marta Buonomano

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