Nuovi progressi nella cura del tumore all’esofago

Autore: Dott. Luca Tavecchio
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Editor: Jennifer Verta

Il tumore all’esofago colpisce circa 2.000 persone ogni anno in Italia. Benché il dato non sembri crescere significativamente, si tratta di una tipologia di cancro che necessita una cura alquanto lunga e complessa. Ci spiega tutti i progressi che sono stati fatti finora il Dott. Luca Tavecchio, esperto in Chirurgia Toracica a Milano.

Cosa prevede il trattamento tradizionale del tumore all’esofago?

La chirurgia è una delle metodiche di trattamento più impiegate per asportare il tumore all’esofago, ma sempre e solo quando non siano presenti metastasi linfonodali o a distanza. Dal momento che questa neoplasia tende a crescere in lunghezza è solitamente necessario asportare l’esofago nella sua quasi interezza e data la sua delicata posizione di passaggio tra torace e addome deve essere operato accedendo ad entrambe le aree anatomiche. Una volta asportato l’esofago, questi sarà rimpiazzato con una porzione dello stomaco.

Come cambia l’alimentazione dopo la rimozione dell’esofago?

Dopo un intervento di tale entità, le abitudini alimentari del paziente dovranno dunque necessariamente cambiare. Si dovrà mangiare meno, ma più spesso (generalmente 5-6 piccoli pasti al giorno), prediligere alimenti leggeri e facilmente digeribili. Le difficoltà ad alimentarsi poste dall’asportazione dell’esofago possono a volte causare uno stato di denutrizione che può compromettere la riuscita della cura stessa e dunque inficiare la prognosi. In certi casi, quando il paziente non riesce a nutrirsi in maniera ottimale, sarà anche possibile intervenire somministrando per via endovenosa o con una sonda nell’intestino gli alimenti necessari.

Si può operare in laparoscopia?

Grazie ai progressi delle tecniche chirurgiche è stato possibile negli ultimi anni intervenire in laparoscopia diminuendo i tempi di recupero, i rischi associati all’operazione in sé e le infezioni che possono derivare da questa. Sfortunatamente in alcuni casi per motivi anatomici si deve intervenire con la tecnica “open”.

La chemioterapia pre-intervento

A scopo di induzione vengono inoltre fatti eseguire negli ultimi anni anche cicli di chemioterapia (con o senza radioterapia associata, a seconda della sede del tumore) prima di sottoporsi all’operazione per ridurre le dimensioni della formazione tumorale. I farmaci più utilizzati sono derivati del platino e del tassano. In futuro ci si aspetta di essere in grado di impiegare sempre più spesso terapie farmacologiche mirate e con pochi effetti collaterali. L’immunoterapia ad esempio, come già avviene nelle neoplasie polmonari, potrebbe a breve costituire un ulteriore passo in avanti. È infatti ormai chiaro che per essere efficace il trattamento non deve essere tanto aggressivo, quanto preciso, colpendo solo le cellule malate e non danneggiando il resto dell’organismo.

Dott. Luca Tavecchio
Chirurgia toracica

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