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Obesità: una malattia cronica, non solo un problema di peso

L'obesità è un problema di salute pubblica complesso e sempre più diffuso, che ha gravi ripercussioni sulla qualità della vita e sulla salute in generale. Non dipende solo da fattori genetici o individuali, ma soprattutto da cause sociali, economiche e ambientali. Sebbene purtroppo spesso venga ancora percepita come un semplice eccesso di peso, ormai l’obesità è considerata una vera e propria malattia metabolico-infiammatoria cronica, caratterizzata da un eccessivo accumulo di massa grassa che provoca disfunzioni in tutti gli organi. La rapida diffusione di questa malattia negli ultimi decenni è dovuta principalmente allo squilibrio tra calorie introdotte e consumate, favorito da un’alimentazione ricca di cibi ipercalorici e da uno stile di vita sedentario. Per tale ragione l’Organizzazione Mondiale della Sanità la classifica tra le sindromi da malnutrizione. I ritmi di vita moderni, spesso frenetici e scanditi dal lavoro, stanno avendo come conseguenza un incremento del consumo di cibi economici, ipercalorici e molto palatabili. Tutto ciò, unito anche a una ridotta disponibilità economica e a uno stile di vita poco attivo, ha comportato scelte alimentari non salutari da parte della popolazione. Ridotte disponibilità finanziarie espongono maggiormente al rischio di obesità.

Come l'obesità incide sul nostro stato di salute

L’obesità incide profondamente sullo stato di salute, poiché si accompagna a importanti malattie osteo-articolari, muscolari, diabete mellito di tipo 2, ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica e altre condizioni morbose che peggiorano la qualità di vita e ne riducono la durata. Sovrappeso e obesità sono, inoltre, tra i principali fattori di rischio oncologico. Nella popolazione in sovrappeso e obesa si registra infatti un aumentato tasso di tumori dell'intestino, della prostata, del rene, dell'esofago, del pancreas e della cistifellea, e per le donne si aggiungono il tumore del seno (post-menopausa), dell’endometrio e dell'ovaio.

La diagnosi non si basa solo sul peso assoluto, ma sulla composizione corporea, sulla distribuzione dell’adipe e su marcatori metabolici.

Fortunatamente, la ricerca scientifica non si ferma e negli ultimi anni sono emerse nuove e promettenti soluzioni terapeutiche, farmacologiche, chirurgiche ed endoscopiche.

Perché l’adipe viscerale conta più del BMI nella valutazione dell’obesità

È ormai noto che l’adipe non è solo un deposito energetico, ma un tessuto metabolicamente attivo che produce mediatori biochimici in grado di influenzare il metabolismo: un suo eccesso è correlato a insulino-resistenza, sindrome metabolica, steatosi epatica non alcolica, infertilità maschile e femminile e varie disfunzioni endocrine. Nella pratica clinica bisogna andare oltre l’esclusiva valutazione del peso e considerare indicatori di rischio come circonferenza vita, rapporto vita-altezza, indici lipidici e risposta insulinica a digiuno.

Infiammazione metabolica: la radice silenziosa dell’obesità

Nel soggetto obeso, le cellule adipose producono mediatori infiammatori che alterano l’equilibrio ormonale e la risposta insulinica. È un processo lento, silenzioso, progressivo, che può non dare segni evidenti per anni. Questa infiammazione cronica a basso grado è ciò che lega obesità, diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e aumento del rischio oncologico.

Perché “mangiare meno” non è una terapia efficace per l’obesità

Non è sufficiente imporre una dieta proibitiva e ipocalorica, spesso controproducente; è necessario inquadrare il paziente in un percorso multidisciplinare, personalizzato e basato su una valutazione integrata di diversi fattori:

● storia metabolica

● eventuali disfunzioni endocrine

● qualità del sonno

● fattori psicologici

● farmaci che influenzano peso e appetito

● sedentarietà e recupero muscolare

La perdita di peso sostenibile avviene quando viene modificato lo stile di vita e non solo l’apporto calorico.

Obesità e prevenzione: cosa significa oggi davvero prevenire

La prevenzione è fondamentale soprattutto nei soggetti con pre-diabete, policistosi ovarica, ipertensione e steatosi epatica. I dati mostrano chiaramente che intervenire precocemente riduce il rischio di sviluppare patologie. La misura più efficace e meno costosa consiste nella modifica delle abitudini quotidiane.

Molti farmaci anti-obesità si sono rivelati efficaci nel trattamento.

Da diversi anni anche la chirurgia bariatrica e l’endoscopia operativa hanno introdotto tecniche mini-invasive utili nei casi non responsivi alla terapia farmacologica o per fermare rapidamente un importante aumento ponderale.

Un approccio multidisciplinare per il trattamento dell’obesità

In conclusione, l’obesità rappresenta un importante problema di salute pubblica, incide negativamente sulla qualità della vita ed espone a un aumentato rischio di patologie cardiovascolari, endocrine, tumorali e osteoarticolari.

I risultati migliori si ottengono con prevenzione, educazione sanitaria e sensibilizzazione, ma esistono terapie efficaci sia farmacologiche sia operative.

L’approccio multidisciplinare, che coinvolge endocrinologi, diabetologi, fisiatri, fisioterapisti, dietologi, dietisti, nutrizionisti, chirurghi ed endoscopisti, si è dimostrato essenziale per contrastare con efficacia questo problema complesso.


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