Obesità: perché il percorso nutrizionale non riguarda solo il numero sulla bilancia
L’obesità è una malattia cronica e multifattoriale, determinata dall’interazione tra fattori biologici, ambientali, sociali e comportamentali. Per questo il percorso nutrizionale non dovrebbe limitarsi alla ricerca di un determinato peso: è importante valutare composizione corporea, distribuzione del grasso, abitudini, condizioni metaboliche e obiettivi realistici della persona.
Quando si parla di obesità?
Negli adulti, l’indice più utilizzato per un primo inquadramento è il Body Mass Index (BMI), calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si parla di:
- sovrappeso con BMI pari o superiore a 25 kg/m²;
- obesità con BMI pari o superiore a 30 kg/m².
Il BMI è però uno strumento di screening, non una fotografia completa dello stato di salute. Non distingue, per esempio, massa grassa e massa muscolare e non indica direttamente dove sia distribuito il tessuto adiposo.
Le linee guida NICE raccomandano infatti di interpretarlo con cautela e, negli adulti con BMI inferiore a 35 kg/m², di associarlo anche al rapporto tra circonferenza vita e altezza, utile per stimare l’adiposità centrale e il rischio cardiometabolico. Nice
Perché l’obesità non dipende semplicemente dal “mangiare troppo”?
L’equilibrio tra energia introdotta e consumata è certamente coinvolto nell’aumento di peso, ma ridurre l’obesità a una questione di volontà o disciplina alimentare è troppo semplicistico.
L’OMS descrive l’obesità come una condizione cronica derivante da interazioni complesse tra predisposizione biologica, ambiente, fattori sociali e comportamentali. Sono coinvolti anche meccanismi neurobiologici e metabolici che regolano appetito, sazietà, bilancio energetico e funzione del tessuto adiposo.
Possono inoltre influire:
- qualità e disponibilità degli alimenti;
- livello di attività fisica;
- sonno;
- stress;
- farmaci;
- condizioni ormonali o metaboliche;
- storia dei precedenti tentativi di dimagrimento;
- contesto familiare e lavorativo.
Questo spiega perché persone con abitudini apparentemente simili possano avere evoluzioni del peso molto diverse e perché lo stesso schema alimentare non produca gli stessi risultati per tutti.
Quali conseguenze può avere l’obesità sulla salute?
L’accumulo eccessivo o disfunzionale di tessuto adiposo può aumentare il rischio di diverse condizioni, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, patologie epatiche e renali e alcuni tumori.
Nel 2024 circa 940 milioni di adulti nel mondo, pari al 16% della popolazione adulta, vivevano con obesità. La prevalenza globale negli adulti è più che raddoppiata rispetto al 1990.
La valutazione nutrizionale dovrebbe quindi considerare non soltanto il peso, ma anche pressione arteriosa, profilo glicemico e lipidico, eventuali patologie associate, mobilità, benessere psicologico e qualità di vita.
Non tutte le persone con lo stesso BMI hanno infatti lo stesso livello di rischio.
Perché perdere chili non è l’unico modo per capire se un percorso sta funzionando?
Questo è uno degli aspetti più importanti nella gestione moderna dell’obesità.
La bilancia misura il peso totale, ma non distingue cosa stia cambiando all’interno dell’organismo. Due persone che perdono lo stesso numero di chilogrammi possono avere variazioni diverse di massa grassa, massa muscolare e circonferenza addominale.
Allo stesso modo, un percorso può produrre benefici anche quando la perdita di peso è più lenta del previsto: possono migliorare le abitudini alimentari, la circonferenza vita, la capacità di movimento, alcuni parametri metabolici o la qualità di vita.
Il nuovo framework dell’European Association for the Study of Obesity (EASO) propone proprio di andare oltre il BMI, valutando l’adiposità insieme alle conseguenze mediche, funzionali e psicologiche della malattia. Gli obiettivi terapeutici dovrebbero essere personalizzati e non limitarsi a raggiungere un presunto “peso ideale”.
Per questo un percorso nutrizionale può utilizzare più indicatori nel tempo: peso, circonferenze, composizione corporea, esami ematici, sintomi, livello di attività e capacità di mantenere le nuove abitudini.
La bioimpedenziometria (BIA) può fornire informazioni aggiuntive sulla composizione corporea, ma non deve essere utilizzata come sostituto del BMI per diagnosticare l’adiposità generale. Anche NICE sottolinea questa distinzione.
Esiste una dieta migliore per tutte le persone con obesità?
No. Non esiste un unico modello alimentare adatto a tutti.
Il percorso deve tenere conto di esigenze energetiche, abitudini, preferenze, organizzazione dei pasti, condizioni cliniche, attività fisica e sostenibilità nel lungo periodo.
Un piano molto restrittivo può produrre inizialmente un rapido calo ponderale, ma questo non significa necessariamente che sia facilmente mantenibile. L’obiettivo non dovrebbe essere seguire una dieta “perfetta” per alcune settimane, ma costruire un’alimentazione compatibile con la quotidianità e sufficientemente flessibile da poter essere mantenuta nel tempo.
La gestione dell’obesità proposta da EASO comprende infatti nutrizione terapeutica, attività fisica, interventi comportamentali, supporto psicologico e, quando indicato, trattamenti farmacologici o chirurgici, all’interno di un approccio personalizzato.
Il ruolo del professionista della nutrizione è quindi anche quello di tradurre le indicazioni generali in scelte concrete e realistiche per la singola persona.
Perché dopo una dieta si può recuperare il peso perso?
Il recupero del peso non significa necessariamente che il percorso precedente sia stato inutile o che la persona abbia “fallito”.
L’obesità ha una natura cronica e recidivante. Dopo una perdita di peso possono entrare in gioco adattamenti biologici che favoriscono un aumento della fame e rendono più difficile mantenere nel tempo il nuovo equilibrio.
A questo si aggiungono cambiamenti nella routine, periodi di stress, riduzione dell’attività fisica o difficoltà nel mantenere strategie alimentari eccessivamente rigide.
Per questo il follow-up è parte integrante del trattamento. L’OMS raccomanda piani individualizzati e di lunga durata, con controlli periodici volti non soltanto al peso, ma anche alla salute cardiometabolica, alle complicanze e alla qualità di vita.
Un percorso sostenibile dovrebbe inoltre preparare fin dall’inizio alla fase di mantenimento, invece di considerarla qualcosa che inizia solo dopo aver raggiunto un obiettivo numerico.
Quando l’alimentazione da sola può non essere sufficiente?
L’intervento nutrizionale e comportamentale è una componente centrale della gestione dell’obesità, ma non rappresenta necessariamente l’unico trattamento necessario.
In base al grado di obesità, alle complicanze presenti e alla risposta ai precedenti percorsi, il medico può valutare anche una terapia farmacologica oppure, in situazioni selezionate, la chirurgia metabolica e bariatrica.
Le più recenti indicazioni europee insistono proprio sull’integrazione delle diverse strategie, evitando di contrapporre “dieta” e trattamento medico.
Anche quando vengono utilizzati farmaci per l’obesità, gli interventi nutrizionali, l’attività fisica e il supporto comportamentale restano componenti del percorso complessivo. Un consensus EASO, EFAD ed ECPO del 2026 ha ribadito l’importanza di considerare aspetti nutrizionali, funzionali e psicologici anche nei pazienti in trattamento farmacologico.
La scelta deve sempre essere effettuata da professionisti competenti sulla base del quadro clinico individuale.
Qual è quindi l’obiettivo realistico di un percorso nutrizionale?
L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente raggiungere il minor peso possibile.
Può essere più utile definire risultati progressivi e misurabili: migliorare la qualità dell’alimentazione, ridurre l’adiposità addominale, preservare la massa muscolare, aumentare il movimento, migliorare alcuni parametri metabolici e costruire abitudini che possano essere mantenute.
EASO sottolinea che la perdita di peso non è l’unico obiettivo della cura dell’obesità: il trattamento dovrebbe puntare soprattutto al miglioramento della salute e della qualità di vita.
Per questo il percorso nutrizionale dovrebbe essere individualizzato e modificato nel tempo sulla base della risposta della persona. Peso e BMI rimangono strumenti utili, ma sono soltanto una parte della valutazione.
La gestione dell’obesità diventa così un percorso di lungo periodo: non una successione di diete sempre nuove, ma un lavoro progressivo sulla salute metabolica, sull’alimentazione e sulla capacità di mantenere nel tempo cambiamenti compatibili con la propria vita.
Riferimenti bibliografici
- World Health Organization. (2026). Obesity and overweight. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight
- Busetto, L., Dicker, D., Frühbeck, G., et al. (2024). A new framework for the diagnosis, staging and management of obesity in adults. Nature Medicine, 30, 2395–2399. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38907492/
- National Institute for Health and Care Excellence. (2025, updated 2026). Overweight and obesity management (NG246). https://www.nice.org.uk/guidance/ng246
- European Association for the Study of Obesity. (2025). Framework for the pharmacological treatment of obesity and its complications. https://easo.org/2025-framework-for-the-pharmacological-treatment-of-obesity-and-its-complications-from-the-european-association-for-the-study-of-obesity/
- European Association for the Study of Obesity, European Federation of the Associations of Dietitians, & European Coalition for People Living with Obesity. (2026). Nutritional, Functional and Psychological Considerations for Obesity Management Medications in Adults. https://easo.org/nutritional-functional-and-psychological-considerations-for-obesity-management-medications-in-adults-an-easo-efad-and-ecpo-consensus-statement/


