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Ozonoterapia nel trattamento dell’artrosi: cos’è, come funziona e quando può essere utile

Dolore al ginocchio, artrosi e infiammazione articolare: l’ozonoterapia viene sempre più spesso proposta come trattamento non chirurgico. Ma che cos’è realmente, come funziona e soprattutto può davvero aiutare un’articolazione malata?

L’ozonoterapia è una metodica che utilizza una miscela di ossigeno e ozono (O₂-O₃) a concentrazioni controllate. In ortopedia viene studiata e utilizzata soprattutto nel trattamento del dolore muscoloscheletrico e dell’artrosi, con particolare interesse per l’articolazione del ginocchio.

È però importante chiarire subito un punto: l’ozonoterapia non “ricostruisce” una cartilagine completamente consumata. Il suo possibile ruolo è diverso: modulare alcuni processi biologici legati al dolore e all’infiammazione e contribuire, in pazienti selezionati, al controllo dei sintomi. Questa distinzione è fondamentale.

Che cos’è l’ozonoterapia e come potrebbe funzionare?

L’ozono è una molecola costituita da tre atomi di ossigeno. In ambito medico viene utilizzato in una miscela controllata di ossigeno e ozono, secondo concentrazioni e modalità di somministrazione specifiche.

In ortopedia può essere impiegato attraverso infiltrazioni intra-articolari o periarticolari, nel trattamento di alcuni distretti muscolo-tendinei e attraverso altre modalità previste da specifici protocolli terapeutici. Non tutte queste applicazioni, tuttavia, hanno lo stesso livello di evidenza scientifica.

L’azione dell’ozono è complessa e non può essere descritta semplicemente come “antinfiammatoria”. L’interazione con i tessuti e i fluidi biologici produce reazioni che possono modificare alcuni mediatori e sistemi di segnalazione cellulare.

Tra i meccanismi ipotizzati vi sono la modulazione della risposta infiammatoria, un possibile effetto sulle vie coinvolte nella percezione del dolore e l’attivazione, attraverso quantità controllate di ozono, di risposte cellulari adattative legate ai sistemi antiossidanti. Può inoltre modificare alcuni aspetti del microambiente articolare.

L’obiettivo, quindi, non è “disinfettare” l’articolazione, come talvolta viene erroneamente lasciato intendere, ma intervenire su alcuni meccanismi biologici che contribuiscono alla sintomatologia.

Va però ricordato che un meccanismo biologicamente plausibile non equivale automaticamente a una dimostrazione di efficacia clinica.

Ozonoterapia e artrosi del ginocchio: cosa ci dicono gli studi?

L’artrosi del ginocchio è probabilmente l’ambito ortopedico nel quale esiste oggi la maggiore quantità di ricerca clinica sull’ozonoterapia.

Diversi studi hanno valutato l’infiltrazione intra-articolare di ozono nei pazienti con gonartrosi e i risultati suggeriscono un possibile miglioramento del dolore e della funzione, soprattutto nel breve termine.

Una meta-analisi pubblicata nel 2026 ha analizzato 16 studi randomizzati e 1.172 pazienti con artrosi del ginocchio. Il dato più interessante riguarda la durata dell’effetto: l’ozono sembrerebbe mostrare un beneficio soprattutto nei primi 1-2 mesi, con riduzione del dolore e miglioramento della funzione.

Dopo circa tre mesi, invece, l’effetto tende a ridursi e, nei controlli più lontani, in diversi casi le terapie di confronto risultano più efficaci. Gli stessi autori sottolineano inoltre che la qualità delle evidenze rimane da moderata a molto bassa per diversi outcome.

Questo dato è particolarmente importante per il paziente: significa che l’ozonoterapia potrebbe essere considerata soprattutto come uno strumento per il controllo dei sintomi nel breve periodo, piuttosto che come una terapia capace di modificare definitivamente il processo artrosico.

Cosa può fare l’ozonoterapia e cosa non può fare?

L’ozonoterapia può potenzialmente contribuire a ridurre il dolore, migliorare temporaneamente la funzione, modulare alcuni processi infiammatori, ridurre in pazienti selezionati il ricorso ad alcuni trattamenti farmacologici e favorire una fase di recupero funzionale.

Non dobbiamo invece aspettarci che ricostruisca una cartilagine completamente distrutta, corregga una deformità articolare, elimini l’artrosi, sostituisca una protesi quando questa è realmente indicata o risolva da sola un problema meccanico.

Questa distinzione dovrebbe essere sempre spiegata al paziente prima del trattamento.

Ozonoterapia e cartilagine: attenzione alla parola “rigenerazione”

Uno degli equivoci più frequenti riguarda proprio il concetto di rigenerazione.

Se una radiografia mostra una significativa perdita dello spazio articolare, l’ozono non è in grado di ricostruire semplicemente la cartilagine perduta.

In presenza di una fase iniziale o moderata di artrosi, l’obiettivo può invece essere quello di controllare il dolore, migliorare la funzione, permettere una maggiore attività fisica, lavorare sulla forza muscolare e migliorare la qualità di vita.

In questo senso l’ozonoterapia può eventualmente inserirsi all’interno di un percorso di preservazione articolare, non come “ricostruzione” dell’articolazione.



Quali pazienti potrebbero essere candidati?

Non esiste un paziente ideale valido per tutti. In linea generale, l’ozonoterapia può essere presa in considerazione soprattutto in presenza di artrosi iniziale o moderata, quando cioè il danno articolare non è ancora estremamente avanzato.

Può inoltre essere valutata in caso di dolore persistente che limita le attività quotidiane o sportive, oppure nel paziente che desidera un’opzione non chirurgica quando non esiste ancora un’indicazione all’intervento o si vuole ottimizzare il trattamento conservativo.

Un ulteriore possibile ambito riguarda i pazienti che non possono o non vogliono utilizzare frequentemente alcuni farmaci, sempre dopo una valutazione individuale.

L’ozonoterapia può quindi trovare spazio all’interno di un più ampio percorso di preservazione articolare, quando l’obiettivo è mantenere il più a lungo possibile la funzione dell’articolazione.

Quando probabilmente non è la soluzione?

Ci sono situazioni nelle quali non dovremmo aspettarci risultati importanti da una semplice infiltrazione. È il caso, per esempio, di artrosi terminale, deformità significativa, importante perdita dello spazio articolare, grave limitazione funzionale, instabilità articolare, dolore prevalentemente meccanico o fallimento di un lungo percorso conservativo.

In queste condizioni il problema non è semplicemente l’infiammazione, ma è soprattutto strutturale e meccanico.

Nessuna infiltrazione può correggere una deformità importante o ricostruire un’articolazione ormai gravemente compromessa.

Ozonoterapia, acido ialuronico e PRP sono la stessa cosa?

No. Si tratta di trattamenti differenti, con razionali differenti.

L’ozonoterapia può agire sulla modulazione del dolore e di alcuni processi biologici articolari. L’acido ialuronico mira soprattutto a migliorare le caratteristiche viscoelastiche dell’ambiente articolare e può avere effetti sul dolore e sulla funzione. Il PRP utilizza invece una preparazione autologa ricca di piastrine e mira a sfruttarne i mediatori biologici.

Per questo non ha molto senso chiedere semplicemente: “Qual è l’infiltrazione migliore?”.

La domanda più corretta è: “Quale trattamento ha più senso per il mio problema, considerando diagnosi, gravità dell’artrosi, età, attività fisica, obiettivi ed evidenze disponibili?”

Perché l’ozonoterapia non dovrebbe essere considerata isolatamente?

Un altro concetto importante è che l’infiltrazione non dovrebbe rappresentare l’intero trattamento.

Immaginiamo un paziente con gonartrosi che presenta dolore, sovrappeso, debolezza del quadricipite, ridotta attività fisica e rigidità articolare. Anche se l’infiltrazione determina una riduzione del dolore, il problema di fondo non è risolto.

Il percorso dovrebbe comprendere controllo del dolore, recupero del movimento, esercizio terapeutico, potenziamento muscolare, controllo dei carichi, riduzione dei fattori di rischio modificabili e monitoraggio nel tempo.

L’ozonoterapia, quando indicata, può essere un elemento del percorso, non il percorso stesso.

L’ozonoterapia è sicura?

Gli studi disponibili descrivono generalmente una buona tollerabilità dell’ozonoterapia intra-articolare, con eventi avversi prevalentemente lievi e transitori.

Questo non significa però che una procedura sia automaticamente priva di rischi. Come per qualsiasi procedura infiltrativa, devono essere considerate indicazione corretta, tecnica appropriata, sterilità, anatomia del distretto, eventuali controindicazioni e condizioni cliniche del paziente.

Inoltre, l’ozono non deve essere iniettato direttamente nel sangue o utilizzato secondo modalità non validate per la specifica indicazione.

Perché è sbagliato pensare che l’ozono “curi” l’artrosi?

L’artrosi è una malattia complessa e non può essere ridotta al concetto di “cartilagine consumata”.

Il processo coinvolge contemporaneamente cartilagine, osso subcondrale, sinovia, menischi, muscoli, legamenti, biomeccanica dell’articolazione e fattori metabolici e sistemici.

Per questo una singola infiltrazione non può risolvere tutto. Il trattamento moderno dell’artrosi dovrebbe essere multimodale e personalizzato.

Quindi: l’ozonoterapia funziona?

La risposta più corretta è che può funzionare in alcuni pazienti, soprattutto per il controllo del dolore nel breve termine, ma non abbiamo ancora prove sufficientemente solide per considerarla una terapia definitiva o “rigenerativa” dell’articolazione.

La letteratura più recente suggerisce un beneficio principalmente a breve termine, mentre la durata dell’effetto appare più incerta e, in diversi studi, inferiore a quella di alcuni trattamenti di confronto.

Questa conclusione è molto diversa dall’affermare che “l’ozono rigenera la cartilagine”, perché oggi non abbiamo evidenze sufficienti per sostenerlo.

La domanda giusta, quindi, non è semplicemente “Posso fare l’ozono?”, ma: “Qual è il problema della mia articolazione e qual è il modo più razionale per affrontarlo?”

Se l’ozonoterapia può essere utile, dovrebbe essere inserita in un programma più ampio. Se invece esiste una lesione strutturale che richiede un trattamento diverso, l’ozono non dovrebbe essere utilizzato per rimandare una terapia necessaria.

La medicina moderna non dovrebbe consistere nel cercare la terapia più innovativa, ma nel trovare la terapia più appropriata per quel paziente.

In sintesi

L’ozonoterapia può avere un effetto analgesico e funzionale in alcuni pazienti con artrosi del ginocchio, sembra offrire il maggiore beneficio nel breve periodo ed è generalmente ben tollerata negli studi disponibili. Può rappresentare un’opzione non chirurgica in pazienti selezionati e inserirsi in un percorso di preservazione articolare.

Non ricostruisce però una cartilagine completamente consumata, non corregge deformità articolari, non sostituisce una protesi quando questa è realmente indicata e non dovrebbe essere presentata come una cura definitiva dell’artrosi. Inoltre, non può essere considerata equivalente, in termini di evidenza scientifica, a tutte le altre terapie infiltrative.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente eseguire un’infiltrazione, ma mantenere il paziente in movimento, controllare il dolore e preservare la funzione articolare il più a lungo possibile, utilizzando ogni trattamento sulla base della sua reale indicazione e delle evidenze disponibili.

È questo il senso di una moderna medicina rigenerativa articolare.


Riferimenti (APA)

  1. Sconza, C., Respizzi, S., Virelli, L., Vandenbulcke, F., Iacono, F., Kon, E., & Di Matteo, B. (2020). Oxygen-Ozone Therapy for the Treatment of Knee Osteoarthritis: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. Arthroscopy, 36(1), 277–286. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31679646/
  2. The time-effect relationship of intra-articular ozone injection for knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. (2026). PubMed. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42389359/
  3. Arias-Vázquez, P. I., Castillo-Avila, R. G., Hernández-Gil, K., Guzzardo, M. N., & Guzzardo, D. R. (2026). Ozone injections reduce pain in knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. Medical Gas Research, 16(3), 286–292. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41496305/