Perimenopausa: i primi sintomi e quando rivolgersi allo specialista
Dott.ssa Cristina Lenzi, specialista in Medicina Interna.
I primi sintomi della perimenopausa compaiono anni prima dell'ultima mestruazione, spesso dopo i 40 anni e quando il ciclo è ancora regolare: il sonno che si spezza nel cuore della notte, l'umore più fragile, qualche vuoto di memoria, le articolazioni rigide al risveglio. Proprio perché arrivano presto e passano facilmente inosservati, vale la pena riconoscerli: è quello il momento giusto per parlarne con uno specialista.
Cosa succede agli ormoni in perimenopausa?
Per definizione la menopausa è l'assenza del ciclo per dodici mesi, e in Italia arriva di solito tra i 45 e i 55 anni. La perimenopausa è la fase che la precede, e non è breve: secondo una revisione pubblicata nel 2026 sulla rivista Science, la transizione verso la menopausa può durare fino a dieci anni. Nella mia esperienza il calo degli ormoni sessuali può cominciare già verso i 40 anni, e in alcune donne anche prima.
Che il calo cominci così presto lo conferma uno studio pubblicato nello stesso anno su Nature Medicine, che ha ricostruito attraverso gli esami del sangue che cosa succede al corpo femminile in questi anni. I cambiamenti degli ormoni sessuali cominciano ad accelerare già più di dieci anni prima dell'ultima mestruazione; al momento dell'ultimo ciclo, poi, molti valori degli esami fanno un salto improvviso, in particolare quelli legati all'osso. Negli uomini della stessa età questo salto non c'è: è la menopausa a provocarlo. Lo studio ha osservato anche che nelle donne in terapia ormonale il salto era molto più contenuto.
Di solito il primo ormone a calare è il progesterone, mentre gli estrogeni oscillano e in alcuni cicli salgono perfino sopra i valori di prima. All'inizio, quindi, più che a una carenza di ormoni si assiste a uno squilibrio tra ormoni, e ogni donna lo avverte nel suo punto debole.
Quali sono i primi sintomi della perimenopausa?
I disturbi legati alla menopausa sono molti, e spesso se ne vivono diversi insieme. Tra i sintomi della premenopausa, come nel linguaggio comune si chiama la perimenopausa, quelli che vedo più spesso sono questi:
- Il sonno che si spezza. Ci si sveglia alle due o alle tre di notte lucide, pronte per uscire a ballare, e ci si riaddormenta solo all'alba. Il progesterone aiuta il cervello a staccare, e quando cala, il sonno diventa leggero. Spesso questi risvegli arrivano anni prima delle vampate.
- L'umore e la memoria. Irritabilità, momenti di pianto senza un motivo, la parola che sfugge, l'attenzione che va e viene. Gli estrogeni oscillano, e il cervello ne risente; non sono i segni di un declino.
- Le articolazioni. Gli estrogeni contribuiscono a mantenere idratate le inserzioni dei tendini, e quando calano, le articolazioni si «seccano». Il dolore cambia posto, per due o tre notti una spalla e poi l'altra, e al mattino lascia una rigidità che si scioglie con il movimento. Dolori articolari o muscolari, secondo l'International Menopause Society, toccano in perimenopausa quasi tre donne su quattro.
- Il ciclo, che con il tempo si accorcia o si allunga.
- Le vampate e le sudorazioni notturne, che di solito arrivano più tardi.
Esiste un esame per capire se si è in perimenopausa?
Per riconoscere la menopausa dopo i 45 anni le linee guida non chiedono esami del sangue: bastano i sintomi e il ciclo. In perimenopausa la difficoltà è un'altra: collegare i sintomi tra loro. Quasi tutte le pazienti, in studio, mi chiedono: «Sarà lo stress?». Il ciclo c'è ancora, e ogni disturbo ha già una spiegazione pronta: il lavoro, i figli, l'età. Così i disturbi restano slegati, e quasi nessuna delle donne che visito li ha ricondotti a un'unica causa. La stanchezza, il sonno leggero e l'irritabilità possono venire anche dallo stress; un ciclo che cambia o le articolazioni rigide al mattino, invece, non si spiegano con lo stress da solo.
Nella mia pratica, quando più disturbi compaiono insieme, un profilo ormonale completo aiuta a capire quali ormoni stanno calando e in che rapporto sono tra loro.
A chi rivolgersi in perimenopausa?
Non serve aspettare che il ciclo si fermi. La perimenopausa è il momento giusto per parlare dei disturbi con uno specialista: prima si riconosce la transizione, più margine c'è per alleviare i sintomi e per proteggere gli organi che risentono del calo degli ormoni, cioè l'osso, il cuore e il cervello.
Ginecologo, endocrinologo o internista: conta che sia un medico esperto di menopausa e che guardi al corpo intero, perché la menopausa non riguarda solo l'apparato genitale. In una prima valutazione si considerano i sintomi, il ciclo, la storia personale e familiare e, quando serve, il profilo ormonale, e si capisce anche se una terapia ormonale è adatta. All'ingresso in menopausa consiglio poi un punto zero dedicato all'osso, perché l'osteoporosi non dà segni finché un osso non si rompe.
Cosa fare quando si entra in perimenopausa?
Lo stile di vita conta da subito. Il nemico principale, in questi anni, è la sarcopenia, cioè la perdita di massa muscolare, perché il muscolo protegge le articolazioni e l'osso. Le raccomandazioni dell'International Menopause Society indicano almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata, più due sedute di esercizi di forza.
Quando i disturbi e il quadro clinico della donna lo richiedono, la soluzione è l'integrazione ormonale. Nella mia pratica uso ormoni bioidentici per via transdermica: si parte da dosi basse e si aumenta gradualmente, con un primo controllo dopo circa tre mesi, fino alla dose minima sufficiente a togliere i sintomi. Accanto al sollievo dai sintomi, la terapia contribuisce alla prevenzione e alla protezione a lungo termine su ossa, cuore e cervello. Il massimo beneficio si ottiene quando la terapia è iniziata entro circa 10 anni dalla menopausa o prima dei 60 anni; i benefici restano anche dopo. Nella mia esperienza l'unica vera controindicazione alla terapia ormonale bioidentica è una patologia tumorale attiva; le altre condizioni si valutano caso per caso, insieme agli specialisti che seguono la paziente.
La perimenopausa non va vissuta in silenzio. Se ne parla ancora poco e malvolentieri, come se fosse un'etichetta di vecchiaia, e così molte donne tengono per sé quello che sentono. Che la menopausa sia una fase della vita non vuol dire dover stare male: i suoi disturbi si possono curare, e ogni donna ha il diritto di attraversare questi anni stando bene.
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Fonti:
- Gravelsins L.L. e altri, «Reframing menopause and menopause hormone therapy as opportunities for healthy aging», Science, 2026;394(6819):60-68 — https://www.science.org/doi/10.1126/science.aeg5004
- Pridham G. e altri, «Population-scale reconstruction of menopause dynamics reveals a physiological cliff at the final menstrual period», Nature Medicine, 2026 — https://www.nature.com/articles/s41591-026-04614-0
- International Menopause Society, Chronic Pain at Midlife, factsheet 2026 — https://www.imsociety.org/wp-content/uploads/2026/10/WMD26-Factsheet.pdf
- Panay N. e altri, «International Menopause Society (IMS) recommendations and key messages on women's midlife health and menopause», Climacteric, 2025;28(6):634-656 — https://doi.org/10.1080/13697137.2025.2585487
- National Institute for Health and Care Excellence, Menopause: identification and management, linea guida NG23, aggiornata 2026 — https://www.nice.org.uk/guidance/ng23
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute, «Menopausa» — https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/m/menopausa


