Piede piatto nei bambini: come intervenire?

Autore: Dott. Fabio Treia
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il piede piatto è una condizione normale nei bambini fino a cinque anni d’età. Quando bisogna preoccuparsi? Ce lo dice il Dott. Fabio Treia, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma

Che cos’è il piede piatto?

Il piede piatto (“pes planus”, in medicina “piede pronato valgo”) è una condizione molto comune nei Paesi Occidentali. Inizialmente molti bambini hanno un piede piatto fisiologico, flessibile e senza sintomi, ma quando questo diventa rigido e/o doloroso è necessario l’intervento di uno specialista. Generalmente, il piede piatto è causato da:

  • Fattori congeniti
  • Eccessivo peso corporeo
  • Traumi alle caviglie o ai piedi
  • Artrite reumatoide infantile

Piede piatto nel bambino: fisiologia o patologia?

È bene ricordare che fino ai 5 anni di età è normale che i bambini abbiano i piedi piatti. I piedi sono infatti ancora in fase di sviluppo e con il passare degli anni si modificherà spontaneamente l’assetto del retropiede: si tratta di meccanismo di difesa del corpo in cui l’accumulo di tessuto adiposo protegge l’ossatura, ancora fragile, del bambino. D’altra parte, in alcuni casi questa condizione si protrae nel tempo e circa 1 persona su 7 soffrirà di piede piatto, in questo caso patologico, anche dopo l’età scolare.

Quali sono le caratteristiche del piede piatto?

Il piede piatto è caratterizzato da:

  • Un arco plantare piatto che, in posizione eretta, determina un contatto totale del piede al suolo
  • Il calcagno deviato verso l’esterno

È possibile inoltre suddividere questa condizione in 3 stadi, a seconda della sua gravità: il primo stadio è asintomatico e caratterizzato da un arco plantare ridotto ma ancora presente; il secondo da una volta plantare non visibile ed un’alterazione morfologica del piede; il terzo, infine, da un arco plantare completamente assente ed una deformazione irreversibile del piede. (fig.1)

Come avviene la diagnosi?

Per eseguire una corretta diagnosi e scegliere il trattamento più indicato, l’esperto in Ortopedia effettuerà una valutazione completa del paziente (anamnesi, esame fisico, imaging, ecc.). Generalmente, uno dei primi esami a cui viene sottoposto il bambino è la podoscopia, un’analisi che consente di valutare l’impronta plantare, dopodiché si effettuerà un baropodometro computerizzato che consente, attraverso uno scanner dei piedi, di visualizzare le immagini in un computer. Questi test sono utili non solo per la diagnosi iniziale, ma anche per ricavare i dati necessari alla realizzazione di plantari in grado di adattarsi perfettamente al piede del giovane paziente. Infine, verranno eseguiti esami radiografici dei piedi sotto carico.

Piede piatto: come intervenire?

Le possibili terapie per curare un piede piatto sono:

  • Sottoporsi a fisioterapia in modo da sviluppare i muscoli del piede
  • Indossare plantari su misura o scarpe ortopediche (dopo aver compiuto 5 anni). Questi rimedi non risolvono il piattismo ma garantiscono una postura corretta del bambino, in modo da evitare problematiche scheletriche e migliorare quindi la qualità di vita del paziente
  • Intervenire chirurgicamente. Questo trattamento è indicato solo in caso di deformità grave e dolorosa e consiste in un intervento mininvasivo correttivo chiamato artrorisi endosenotarsica. La chirurgia consente di migliorare l’anatomia plantare e correggere la deviazione del calcagno, riducendo il dolore ed il senso di affaticamento. Si esegue in anestesia locale con una piccola incisione sotto il malleolo utile per inserire una vite in grado di ostacolare la pronazione (scivolamento delle due ossa).

Piede piatto e protesi: quale scegliere?

Le protesi più utilizzate al giorno d’oggi sono costituite da titanio (materiale inerte che non crea reazioni) e quelle che io utilizzo sono fatte in PIC, un materiale anallergico e radiotrasparente (fig.4) e non vengono più rimosse nel 90% dei casi.
Nel caso in cui il bambino provi dolore o fastidio durante le attività sportive e/o nei cambi di direzione repentini, è possibile rimuovere le protesi dopo un anno dall’impianto, senza compromettere la correzione ottenuta fino a quel momento.
L’impianto di protesi è una procedura indicata fino ai 13 anni di età (basandosi sull’età scheletrica del paziente) e, rispetto all’intervento da eseguire in età più avanzata, si può considerare poco invasivo. Il bambino potrà camminare, aiutandosi con le stampelle, il giorno dopo l’operazione, 15 giorni dopo potrà ricominciare a praticare sport in acqua e dopo 30 giorni a correre. In caso di sport che comportano un rischio traumatico, si consiglia di aspettare almeno 4-6 mesi.

Dott. Fabio Treia
Ortopedia e Traumatologia

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