Piede piatto-pronato: l’algoritmo del trattamento

Autore: Dott. Alberto Battaglia
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Editor: Giulia Boccoli

Per risolvere definitivamente il problema del piede piatto pronato, è importante unire percorsi e strategie adatte per individuare la terapia migliore per ogni paziente: il Dott. Battaglia, esperto in Ortopedia a Roma, ci spiega come farlo

Che cos’è il piede piatto pronato?

Il piede piatto-pronato, detto anche “sindrome pronatoria”, rappresenta un difetto funzionale caratterizzato dal calcagno “valgo” (verso l’esterno), l’appiattimento della volta plantare (non sempre presente, infatti esiste anche il piede cavo-valgo) e, spesso, dall’alluce valgo, secondario alle deformità del retropiede. Tale instabilità anatomica del piede è piuttosto diffusa e causa non solo deficit della spinta nel cammino e nella corsa, ma anche posture globali scorrette con dolorose ripercussioni alla colonna.Da cosa è causato il piede piatto pronato?
Generalmente le cause sono costituzionalmente individuali e possono evidenziarsi nelle varie fasi della crescita con deformità anatomo-funzionali più o meno gravi, da dividere in forme flessibili e rigide.

Quali sono i sintomi che caratterizzano la patologia?

In età infantile e adolescenziale, i sintomi sono quelli di un maggiore affaticamento meglio definito come stancabilità dolorosa, con coinvolgimento delle strutture tendinee del piede e della gamba, soprattutto nelle prestazioni atletiche. In seguito, la zoppia dolorosa al carico aumenta, costringendo il soggetto a prolungati periodi di astensione dal cammino nonostante l’uso di plantari, con ripercussioni negative importanti sulla qualità della vita e la possibile insorgenza e/o aggravamento di cardiopatie e di malattie metaboliche come il diabete.

L’algoritmo del trattamento del piede piatto pronato

Dai sintomi e le cause sopra descritte, è facilmente intuibile come il trattamento con ortesi (plantari) spesso sia insufficiente se non addirittura inutile. Quando si ricorre all’intervento chirurgico, tuttavia, è necessario tenere conto di alcune variabili quali età, richieste funzionali, morfotipo e la cinetica degli arti inferiori del soggetto in esame.
Per questo motivo ho presentato al Congresso Nazionale della Società Italiana Chirurgia del Piede del 2014 una relazione sull’algoritmo terapeutico, vale a dire l’insieme dei percorsi e delle strategie per stabilire quando e quali tecniche chirurgiche adottare nel trattamento della sindrome pronatoria podalica nei suoi vari e variabili aspetti. La difficoltà maggiore nella cura di questa patologia, infatti, è riconoscere quando un piede piatto-pronato sia funzionalmente instabile, soprattutto nelle fasi iniziali e giovanili in cui è asintomatico; tuttavia questa può essere la fase migliore per intervenire chirurgicamente ed evitare così possibili peggioramenti futuri ed evitare di giungere, progressivamente, a gravi deformità dolorose, rigide ed artrosiche.

Quali sono le tecniche chirurgiche per trattare il piede piatto pronato?

Le tecniche chirurgiche sono varie: si passa da interventi poco invasivi come la cosiddetta artrorisi, spesso applicata in età infantile e che prevede l’inserimento di una piccola vite in titanio nell’articolazione tra astragalo e calcagno per stimolare il riallineamento del valgismo del retropiede, all’osteotomia di calcagno, ovvero una plastica di rinforzo tendinea, fino ad arrivare all’artrodesi, cioè fusioni chirurgiche articolari in correzione delle deformità rigide, applicabili per le patologie dell’adulto più dolorose e più gravi. 

Dott. Alberto Battaglia
Ortopedia e Traumatologia

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