Protesi d’anca: ecco il nuovo accesso inguino-mediale!

Autore: Dott. Luca Lucente
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Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Luca Lucente, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma, ci parla del nuovo approccio sicuro e poco invasivo per l’impianto di una protesi d’anca

Un nuovo accesso chirurgico per l’impianto di protesi d’anca

La ricerca di un nuovo approccio chirurgico dell’anca nasce dalla considerazione di coniugare la chirurgia conservativa con un intervento facile, veloce e sicuro. Abbiamo quindi cercato una via che fosse il più possibile diretta per raggiungere l’articolazione coxo-femorale. L’idea di utilizzare un accesso inguino-mediale era già stata presa in considerazione all’inizio del secolo scorso per eseguire una tenotomia del tendine del muscolo ileo-psoas (uno dei due muscoli interni dell'anca) nei neonati. Nel corso degli anni questo accesso è stato oggetto di alcune modifiche ed oggi è il più utilizzato per ridurre, nei primi mesi di vita, la testa femorale dei pazienti affetti da lussazione congenita dell’anca. Nei primi anni 2000 fu presa in considerazione anche la possibilità di utilizzare l’accesso inguino-mediale per impiantare una protesi d’anca.

Cosa s’intende per Tissue Sparing Surgery?

La Tissue Sparing Surgery (TSS) è una chirurgia di risparmio dei tessuti: un impianto di artroprotesi eseguito con accesso inguino-mediale viene considerato una TSS in quanto non viene reciso nessun muscolo, ad eccezione del tendine lungo adduttore che al termine dell’operazione viene suturato per permettere al paziente un recupero postoperatorio facile e veloce.

Come si esegue l’intervento?

Un’ora prima dell’intervento tutti i pazienti devono sottoporsi a profilassi antibiotica e, prima della preparazione sterile del campo operatorio, devono essere stati sottoposti ad uno scrub della cute. In seguito, il paziente viene posizionato supino su un letto operatorio standard, il bacino viene bloccato da dei supporti snodati in modo che non si muova durante l’intervento e le gambe vengono divaricate in modo che lo specialista possa posizionarsi fra esse. Infine, l’arto da operare viene flesso e ruotato nella posizione “front leg”. Durante l’intervento vengono inizialmente inserite delle protesi di prova e, dopo aver monitorato la metria ed eseguito alcune prove (esecuzione di movimenti per valutare la funzionalità e la stabilità dell’impianto), si procede con l’impianto delle vere protesi. A fine intervento, prima di essere portato nel reparto di degenza, il paziente viene sottoposto ad esame radiografico standard dell’anca operata. Generalmente, i paziente può deambulare dopo poche ore dall’intervento ed in seconda giornata postoperatoria può muoversi senza l’aiuto di stampelle.

Quali risultati offre questo intervento?

Con la mia équipe abbiamo impiantato 70 artroprotesi d’anca su coxartrosi e 5 protesi biarticolari su fratture mediali del collo femorale ed abbiamo potuto riscontrare:

  • Tempi operatori ridotti (in media 60 minuti)
  • Perdite ematiche ridotte grazie all’accesso è diretto che non prevede l’attraversamento di muscoli
  • Rischi di lussazione dell’impianto protesico pari a 0
  • Assenza di lesioni vascolari e/o nervose
  • Assenza di ossificazioni e/o di episodi tromboembolici

Quali sono i vantaggi dell’accesso inguino-mediale?

L’accesso inguino-femorale è una nuova via chirurgica poco invasiva, semplice, sicura e veloce per raggiungere l’articolazione coxo-femorale, in grado di ridurre i rischi di complicanze intraoperatorie e postoperatorie. Con questo tipo di accesso si ha una miglior visione dell’acetabolo e del canale femorale rispetto alle altre vie chirurgiche e permette di posizionare le componenti protesiche senza errori. Infatti, non c’è mai stato bisogno di effettuare controlli radiografici intraoperatori. Questa via consente di impiantare 3 tipi di protesi d’anca:

  1. Protesi di rivestimento (resurfacing)
  2. Protesi a conservazione del collo femorale (fissazione metafisaria)
  3. Protesi standard con stelo a fissazione diafisaria

Queste protesi possono essere impiantate senza bisogno di strumenti specifici. A differenza delle altre vie chirurgiche, i pazienti avvertono stabilità fin da subito e questo consente loro di eseguire una riabilitazione semplice e di breve durata (ad eccezione dei casi in cui sono presenti comorbidità). Inoltre, questo accesso presenta vantaggi anche dal punto di vista estetico, soprattutto per le giovani donne, in quanto la cicatrice posizionata tra le pieghe inguinali (praticamente invisibile) è lunga solamente 8 cm.
Bisogna però segnalare che questo intervento è controindicato nei pazienti con un BMI (Indice di Massa Corporea) maggiore o uguale a 32 ed in pazienti affetti da anchilosi coxo-femorale perché risulterebbe impossibile posizionare l’arto da operare in “front leg position”.

 


Editor: Marta Buonomano

Dott. Luca Lucente
Ortopedia e Traumatologia

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