Psoriasi: la punta di un iceberg di un fenomeno molto più ampio

Autore: Dott. Giuseppe Fabrizio Amoruso
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La psoriasi (PSO) è una malattia infiammatoria cutanea, caratterizzata da un’anomalia del nostro sistema immunitario, che, a seguito di meccanismi cosiddetti “trigger” (traumi, infezioni, ecc) causa l’attivazione di cellule infiammatorie, con l’induzione di una vera e propria “tempesta citochinica” che si palesa sulla pelle, con l’induzione della proliferazione dei cheratinociti (che sono i mattoncini che costituiscono principalmente la nostra pelle), causa della formazione delle note placche. Ne parla il Dott. Giuseppe Fabrizio Amoruso, esperto in Dermatologia a Cosenza

Quante forme di psoriasi esistono?

Sono note numerose forme di psoriasi. La più diffusa è rappresentata dalla psoriasi a placche o volgare, che coinvolge circa il 2% della Fiori sulla pellepopolazione mondiale. Altre forme sono la psoriasi pustolosa (acrodermatite di Hallopeau, psoriasi di Barber, psoriasi pustolosa generalizzata o di von-Zumbusch), la psoriasi eritrodermica, la psoriasi guttata (allergo-microbica), la psoriasi inversa (psoriasi delle pieghe), la psoriasi con coinvolgimento delle articolazioni o artrite psoriasica (PSA), la psoriasi ungueale, la psoriasi degli organi genitali, la psoriasi del cuoio capelluto o del viso.

L’estrema varietà di manifestazioni, che si arricchisce se si prende in considerazione la variabilità di insorgenza anche a seconda dell’età (psoriasi in età pediatrica, in età geriatrica, in gravidanza, ecc.), delle comorbilità (la presenza di altre patologie), delle etnie, ecc. rendono evidente come il dermatologo giochi un ruolo fondamentale nella definizione della diagnosi, e nella scelta dei percorsi terapeutici.

Quali sono le cause della psoriasi?

È nota una stretta correlazione con pattern genetici più o meno specifici e la psoriasi (geni PSORS, HLA, ecc.), oltre che ampiamente descritta risulta la familiarità della malattia. Tutto ciò non basta per il manifestarsi delle lesioni cutanee, in quanto il meccanismo patogenetico è estremamente complesso e prevede un “secondo colpo” affinché si palesi clinicamente.

L’idea, perpetuata per molti decenni, che la psoriasi sia “la malattia dei sani”, è oggi ampiamente accantonata, in quanto numerosi studi scientifici in tale ambito hanno dimostrato che, nelle forme moderate e severe di psoriasi, la manifestazione cutanea rappresenta la punta di un iceberg di un fenomeno molto più ampio, che coinvolge progressivamente numerosi organi, se non adeguatamente trattata. Si parla appunto di marcia psoriasica che ha consentito di individuare numerose manifestazioni correlabili alla psoriasi, come la glomerulonefrite psoriasica (reni), la NASH (epatopatia per accumulo di acidi grassi non alcolica tipo steatosi epatica con tendenza alla cirrosi epatica), malattie dei vasi del sangue, infarto del miocardio, sindrome metabolica (resistenza insulinica e diabete) ecc. Inoltre la psoriasi si associa purtroppo ad un altro triste primato, che la vede molto frequentemente correlata a sindromi depressive (d’altra parte la pelle è un organo visibile, quindi risulta estremamente invalidante l’impatto sociale della persona affetta). Appare evidente quindi che l’approccio alla malattia deve poter esser multidisciplinare, mettendo al centro il ruolo del dermatologo.

In cosa consiste la sua diagnosi?

Tutto ciò ha stimolato dermatologi, e ricercatori in primis offrendo maggiori strumenti diagnostici, taluni di facile utilizzo, come alcuni questionari, che consentano di valutare la gravità della psoriasi (PASI, PGA, BSA, ecc), la qualità di vita (DLQI), la presenza di sintomi soggettivi come il dolore o il prurito, misurandone l’intensità (VAS) o il livello di coinvolgimento delle articolazioni (ACR).

L’ausilio di strumentistica dermatologica come la dermatoscopia, l’OCT cutaneo (poco utilizzata), oppure l’esecuzione di esami strumentali come l’ecografia muscolotendinea e la risonanza magnetica articolare, ed esami ematici specifici, consentono di validare tutto cio’ che la semeiotica clinica dermatologica consente di per sé già di valutare al momento della visita.pelle, ragazza

Quali sono i trattamenti disponibili attualmente?

Attualmente il panorama terapeutico dedicato alla cura della psoriasi è estremamente ampio, in quanto alle già note opzioni terapeutiche, talune tuttora utilizzate in quanto efficaci, sono state affiancate e talvolta soppiantate (perché più efficaci e più sicure) da nuovi farmaci, come alcuni prodotti topici (calcipotriolo e similari) e farmaci sistemici come le cosiddette small molecules (inibitori dell’LFA-3/CD2, esteri del fumarato) e farmaci modificatori della risposta biologica (anticorpi monoclonali e proteine di fusione anti-TNF-alfa, anticorpo monoclonali antiIL-17 e anti IL23), che hanno modificato in senso migliorativo il panorama terapeutico, determinando il raggiungimento di risultati sorprendenti, se paragonati a ciò che si aveva a disposizione solo 10 anni fa, mantenendo un profilo di sicurezza piuttosto elevato, e una manegevolezza anche questa estremamente competitiva. Inoltre la specificità d’azione di alcuni dei farmaci suddetti e la loro sicurezza, hanno consentito di ampliarne le indicazioni su altre patologie non necessariamente cutanee, e dedicando posologie specifiche per un’ampia parte della popolazione pediatrica, e nelle donne in gravidanza, ove il quadro clinico cutaneo/articolare non consentisse la sospensione della terapia.

Tale panorama consente, a mio modo di vedere, di poter dare ai nostri pazienti maggiori garanzie e speranze, attraverso percorsi diagnostici e terapeutici innovativi, efficaci e sicuri, ridefinendo il rapporto medico paziente, verso quello che oggi rappresenta il gold standard medico, cioè un paziente che migliora la sua patologia, ma anche il suo benessere psichico e sociale adottando un concetto di terapia “sartoriale”, quindi specifica per il singolo paziente

Dott. Giuseppe Fabrizio Amoruso
Dermatologia

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