Qual è l’intervento chirurgico per i casi più gravi di insufficienza mitralica?

Autore: Dott. Mattia Glauber
Pubblicato:
Editor: Giulia Boccoli

La riparazione della valvola mitrale offre sicuramente più vantaggi rispetto alla sua sostituzione: parla di questo tema il Dott. Mattia Glauber, esperto in Cardiochirurgia a Milano

 


L’insufficienza mitralica è dovuta alla chiusura incompleta della valvola: parte del sangue pompato dal ventricolo rigurgita nell’atrio invece di dirigersi verso l’aorta. La malattia ha andamento progressivo: lo stesso meccanismo di compenso, caratterizzato dall’ingrandimento del ventricolo, determina l’aumento del rigurgito valvolare.

 


Il sovraccarico ventricolare e le ripercussioni sul circolo polmonare causano la comparsa e l’aggravarsi dei sintomi: ridotta resistenza allo sforzo, dispnea, palpitazioni. La diagnosi è semplice: l’ecocardiografia quantifica il rigurgito valvolare, precisa i meccanismi responsabili, rileva la compromissione ventricolare e misura nel tempo i parametri che definiscono il grado di severità.

 

 
La chirurgia è indicata nei casi di insufficienza mitralica severa. La scelta tra un intervento riparativo e la sostituzione della valvola con protesi dipende dall’eziologia della malattia, dall’anatomia della valvola e dall’efficienza del ventricolo. Gli interventi riparativi sono preferibili nell’insufficienza mitralica ad eziologia degenerativa, per i vantaggi in termini di risultati immediati e a distanza. Inoltre una sempre minore invasività, consentita da innovazioni tecniche e tecnologiche, garantisce ai pazienti meno complicanze e un recupero più rapido.

 

Dott. Mattia Glauber
Cardiochirurgia

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