Quali sono le differenze tra demenza senile e Parkinson?

Autore: Dott. Leonardo Scarzella
Pubblicato: | Aggiornato: 20/11/2018
Editor: Top Doctors®

Parkinson? Demenza senile? Molto spesso capita di confondersi e associare i sintomi di una malattia all’altra. Il Dott. Leonardo Scarzella, esperto in Neurologia, ci spiega come distinguere le due condizioni

 

 

1) Dott. Scarzella, quanti sono i malati di Parkinson e di Alzheimer in Italia?

La demenza senile e la malattia di Parkinson sono le due più frequenti malattie degenerative croniche del Sistema Nervoso Centrale.

In Italia la prevalenza della demenza senile è del 5,3% negli uomini con età superiore a 65 anni, e del 7,2% nelle donne di età superiore ai 75 anni. Nel nostro Paese i pazienti affetti da Malattia di Parkinson sono circa 250.000, la malattia di Alzheimer rappresenta il 70-80% delle demenze senili, mentre la demenza vascolare è la seconda forma di demenza senile, con una frequenza dell’11-24% dei casi.

Attualmente molte ipotesi sono state indicate come causa di queste 2 malattie (genetica, infiammatoria, ambientale), ipotesi, però, non dimostrate. Di conseguenza, la terapia è solamente volta a diminuire i sintomi: non è in grado di guarire, ma solo di rallentare, la progressione delle malattie.

 

2) Quali sono i sintomi della demenza senile?

Nelle demenze senili il danno cerebrale è diffuso con atrofia, che inizia nell'area ippocampale per coinvolgere poi il lobo temporale, frontale e altre aree cerebrali, con la presenza dei tipici aspetti neuropatologici: le placche neurali, gli ammassi neurofibrillari e l'angiopatia amiloide.

La sintomatologia della demenza senile varia nel decorso della malattia:

  • In fase iniziale è presente difficoltà nel ricordare eventi recenti, nel trovare le parole, vi è una relativa riduzione della capacità di comprensione con minimo disorientamento temporo/spaziale, ansia, depressione e difficoltà sul lavoro;
  • Nella fase intermedia il disorientamento temporo/spaziale è presente quotidianamente, il deficit di memoria influenza le attività quotidiane, sono presenti disturbo del linguaggio, aprassia ideomotoria (incapacità di coordinare i movimenti), agnosia (non si riconoscono oggetti, persone e stimoli di varia natura), alterazione del comportamento (deliri allucinatori), rallentamento della marcia;
  • In fase terminale il paziente necessita di continua assistenza, non essendo in grado di svolgere in modo autonomo gli atti quotidiani della vita di relazione.

 

La presenza di sintomi motori extrapiramidali associati a disturbi cognitivi con allucinazioni visive e deliri, fluttuazioni dello stato di coscienza e delle performance cognitive, cadute inspiegabili contraddistinguono la Demenza con Corpi di Levy, da molti considerata una delle più frequenti cause di demenza degenerativa.

 

3) Quali sono i sintomi del Parkinson?

Nel Parkinson il danno cerebrale è prevalente nella sostanza nera, con successivo coinvolgimento della zona frontale e temporale, e con la presenza dei tipici corpi di Levy a livello corticale.

La sintomatologia del Parkinson è caratterizzata da rallentamento nella marcia, instabilità posturale, rigidità e aumento del tono muscolare, tremore a riposo degli arti superiori (che, però, non è presente in circa il 20% dei pazienti), ad esordio emilaterale.

I sintomi spesso non sono presenti all'esordio della malattia e sono clinicamente evidenti quando vi è una riduzione di circa l'80% della dopamina nella sostanza nera (il neuro trasmettitore più coinvolto nella patogenesi della malattia), con successiva riduzione dell'acetilcolina (il neurotrasmettitore più ridotto nella demenza senile).

 

 

4) Perché spesso ci si confonde tra le due malattie? E perché, spesso, le due sono associate a disturbi depressivi?

La diagnosi di queste due malattie nelle fasi iniziali è spesso difficile a causa della contemporanea presenza di sintomi comuni alle due malattie: deficit della memoria; tremore e altri sintomi extra piramidali; sintomi associati come ansia e depressione, che impongono una diagnosi differenziale dai disturbi depressivi. Tuttora complessa, infatti, appare la distinzione con i disturbi del tono dell'umore, data la possibile coesistenza di deficit cognitivi e sintomatologia depressiva.

Nel corso della pseudodemenza, intesa come quadro secondario a forme depressive del tono dell'umore, il deterioramento mentale regredisce a seguito della terapia antidepressiva, mentre nelle demenze continua ad aggravarsi poiché associato alla progressione della malattia.

Va fatto notare che il disturbo depressivo è oggi considerato un sintomo non motorio della malattia di Parkinson, e che il paziente depresso può sviluppare la malattia con frequenza 3 volte superiore a pazienti della stessa età non depressi.

I pazienti con Parkinson hanno un rischio di sviluppare demenza 2-3 volte superiore ai soggetti di pari età non parkinsoniani. Il decadimento demenziale è presente in 1/4 di tutti i casi di Parkinson e il 65% dei pazienti parkinsoniani con età superiore a 85 anni presenta demenza, indicando una diffusa compromissione del sistema neurotrasmettitoriale.

 

5) Come avviene la diagnosi di queste malattie?

La diagnosi di tali malattie è prevalentemente clinica e può essere confermata da indagini strumentali (TAC, RMN cranio, SPECT con DAT Scan, ecodoppler Transcranico), associate a test neuropsicologici mirati a individuare le caratteristiche qualitative del deficit neurologico.

È necessario che tale processo venga effettuato da Neurologi esperti nella diagnosi e nella terapia delle malattie degenerative sin dai primi sintomi della malattia, fase nella quale la terapia farmacologica può migliorare la qualità di vita del paziente.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Leonardo Scarzella

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Neurologia


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