Reflusso gastroesofageo: cause, sintomi e terapia!

Autore: Dott. Luca Covotta
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo interessa circa il 10% della popolazione adulta ed è caratterizzata principalmente da bruciore alla bocca dello stomaco. Ne parla il Dott. Luca Covotta, esperto in Chirurgia Generale ad Avellino

Che cos’è la malattia da reflusso gastro-esofageo?

La malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE) è una patologia che interessa principalmente l’esofago. È caratterizzata dalla presenza di reflusso gastroduodenale, causa di sintomi che potrebbero condizionare la qualità della vita di chi ne è affetto.

Nella popolazione adulta dei paesi industrializzati la patologia si muove intorno al 10% circa, mentre in Italia circa 2 milioni di italiani lamentano, ogni anno, sintomi attribuibili alla MRGE come il rigurgito o la pirosi retrosternale.

Quali sono le cause principali della Malattia da reflusso gastro-esofageo?

Le principali cause della Malattia da reflusso gastro-esofageo sono le seguenti:

  • Alterazioni strutturali e anatomiche riguardanti il cardias, la valvola che a come funzione principale quella di sigillare lo stomaco; Si potrebbe semplificare dicendo che il “rubinetto” che chiude lo stomaco risulta difettoso pertanto permette all’acido prodotto dallo stomaco di risalire in esofago;
  • Ipotonia Cardiale e Riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore;
  • Ernia Jatale da scivolamento quando lo stomaco risale attraverso lo jato esofageo (ovvero il buco nel diaframma attraverso il quale l’esofago entra in addome) nella cavità toracica.

Tra le altre cause ritroviamo le seguenti alterazioni funzionali:

  • La valvola cardiale o sfintere esofageo inferiore riduce, durante l’arco della giornata, la sua capacità di contenimento;
  • Ridotta quantità di saliva e impossibilità per l’esofago di pulirsi con essa;
  • Alterazioni nei movimenti dello stomaco che di conseguenza forma un accumulo di sostanza acida a diretto contatto con la zona cardiale.

Quali sono i sintomi principali della malattia da reflusso gastro-esofageo?

Il sintomo tipico della malattia da reflusso gastro-esofageo è rappresentato da bruciore alla bocca dello stomaco, chiamata anche pirosi retrosternale, accompagnato dalla percezione di liquido con sapore amaro e acido in bocca.

I sintomi atipici:

  • Disfagia (difficoltà a mandare giù i cibi)
  • Eruttazioni
  • Ipersalivazione

Sintomi “extraesofagei”:

  • Tachicardia
  • Tosse cronica
  • Mal d’orecchio
  • Alitosi
  • Faringite
  • Laringite

Quali sono le conseguente della malattia da reflusso gastro-esofageo?

Generalmente, la MRGE non determina danni evidenti a carico dell’esofago, quindi spesso l’esame endoscopico risulta falsamente negativo.

Invece, in alcuni pazienti il continuo contatto della mucosa esofagea con la secrezione acido/biliare dello stomaco determina una infiammazione detta Esofagite Peptica, generalmente rappresentata da lesioni dette a colpo d’ unghia, come se la secrezione gastrica potesse graffiare l’esofago. Questa continua irritazione può portare alla trasformazione della mucosa che si definisce Esofago di Barrett ovvero si evidenziano lingue di tessuto gastrico nel contesto della mucosa esofagea.

Come si effettua la diagnosi della malattia da reflusso gastro-esofageo?

È possibile suddividere la fase diagnostica in:

  1. IPP Test: consiste nell’iniziare la terapia che blocca la produzione acida dello stomaco senza eseguire alcuna indagine diagnostica e valutare il miglioramento sintomatologico in breve termine;
     
  2. EsofagoGastroDuodenoScopia: qualora risulti inefficace il trattamento con IPP o nei pazienti che recidivano precocemente alla sospensione dello stesso è indicato eseguire una EGDS;
     
  3. Impedenziometria esofagea delle 24 ore: è un test che indica la presenza di reflusso acido e non-acidi durante un intero giorno. Successivamente, si valuterà il rapporto tra il reflusso ed i sintomi. Si esegue attraverso il posizionamento di un sondino nel naso e collegato ad un registratore;
  4. Manometria Esofagea: è l’esame che studia come si muove l’esofago e come funziona la valvola che chiude lo stomaco. Si esegue con un sondino dal naso dotato di numerosi sensori di pressione lungo la sua lunghezza che trasmettono informazioni ad un computer. Indicata soprattutto per i pazienti candidati alla chirurgia per la valutazione dello motilità esofagea.

Consigli per chi è affetto dalla malattia da reflusso gastro-esofageo?

Il cambiamento delle proprie abitudini alimentari è senza dubbio il primo suggerimento da non sottovalutare se si soffre di malattia da reflusso gastro-esofageo.

Cercare di evitare o non abusare di cibi fritti, grassi, spezie, cibi e salse piccanti, alcolici, caffè, dolci, cioccolato, succo di agrumi, bevande gassate, menta, vino.

Cambiamento dello stile di vita:

  • Alzare la testiera del letto (mettere dei rialzi sotto i piedi della testata del letto)
  • Dimagrire
  • Mangiare almeno 2 ore prima di andare a letto
  • Ridurre la pressione addominale (evitare cinte e abiti stretti)
  • Non fumare

Cosa prevede la terapia medica?

Ad oggi non esiste un farmaco in grado di aumentare la pressione della valvola (quindi aggiustare il rubinetto) e cosi impedire il reflusso quindi la terapia si basa sull’impiego di farmaci che bloccano la produzione acida da parte dello stomaco.

Spesso si possono associare farmaci che aiutano lo stomaco a svuotarsi ed altri che proteggono l’esofago dall’attacco acido/biliare. Nella stragrande maggioranza dei casi (quasi l’80%) è una malattia cronica in quanto non andiamo a curare il difetto che determina la malattia ma solo l’effetto di questa.

Sulla base della risposta terapeutica possiamo distinguere 4 categorie di pazienti:

  • Dipendenti: pazienti con precoce ripresa dei sintomi alla sospensione della terapia. Quindi non possono svezzarsi dall’assunzione quotidiana o a giorni alterni dall’assunzione del protettore gastrico;
  • Saltuari: pazienti che eseguono cicli completi di terapia (6-8 settimane) e riescono poi a stare bene per almeno 2-3 mesi;
  • On demand: si tratta di quei pazienti che riescono a controllare i sintomi della patologia per periodi lunghi (1/2 mesi), nonostante la breve durata della terapia (dai 2 ai 4 giorni);
  • Refrattari: percentuale di pazienti per fortuna non molto alta che non hanno nessun beneficio dalla terapia, sono molto probabilmente i pazienti con reflusso misto o prevalentemente biliare la cui soppressione della attività acida dello stomaco non influenza la sintomatologia poiché quello che brucia non è l’acido ma la bile.

Chi operare e perché?

La terapia chirurgica consiste nella creazione di una neo-valvola attraverso la plicatura del fondo dello stomaco attorno all’esofago distale che viene mobilizzato e riposto in addome per almeno 3 cm (fundoplicatio o plastica anti-reflusso). L’obiettivo è quello di creare una barriera protettiva anti-reflusso risolvendo la sintomatologia nella quasi totalità dei casi.

Oggi è possibile eseguire l’intervento in laparoscopia, effettuando cinque fori sull’addome. Rispetto alla chirurgia tradizionale, che invece si esegue realizzando un taglio, la laparoscopia è meno invasiva, meno dolorosa ed offre al paziente anche il vantaggio di una più rapida ripresa della normale attività.

Tra gli effetti collaterali che potrebbero insorgere ritroviamo (5-10% dei casi):

  • Disfagia
  • Reflusso
  • Gas bloat syndrome, ovvero la difficoltà ad eruttare
  • Diarrea

Indicazioni alla terapia chirurgica sono:

  • Recidiva del reflusso gastroesofageo in seguito alla sospensione di continui trattamenti medici;
  • Refrattarietà al trattamento medico (poca risposta alle compresse);
  • Bisogno di intensificare il dosaggio dei farmaci;
  • Scelta del paziente in favore dell’intervento (stile di vita, costo terapia, età);

Dott. Luca Covotta
Chirurgia generale

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