Reflusso gastroesofageo: come combatterlo!

Autore: Prof. Giovanni Cammarota
Pubblicato: | Aggiornato: 15/11/2018
Editor: Antonietta Rizzotti

Bruciore retrosternale, acidità, rigurgito, eruttazioni sono i tipici sintomi del reflusso gastroesofageo. Ne parla il Prof. Giovanni Cammarota, esperto in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva a Roma

Che cos’è il reflusso gastroesofageo?

La malattia da reflusso gastro-esofageo rappresenta una condizione molto frequente nella pratica clinica. Essa include una varietà di sintomi causati dall’esposizione della mucosa dell’esofago all’acido e ad altri secreti gastrici. La severità delle manifestazioni cliniche è correlata alla quantità di acido refluito, nonché alla frequenza e alla durata dell’esposizione della mucosa dell’esofago alle sostanze acide sopra menzionate.

Quali sono i sintomi?

I sintomi possono essere tipici (bruciore retrosternale, rigurgito, eruttazioni), ovvero facilmente riferibili a un’origine esofagea.

In altri casi, invece, i sintomi sono atipici (dolore toracico, disfagia), e talvolta addirittura di apparente origine extra-esofagea (laringiti, tosse cronica, asma, polmoniti ab ingestis).

I sintomi classici di bruciore e rigurgito rendono relativamente facile la diagnosi e quindi orientare il trattamento di gran parte dei pazienti. Tuttavia, se non diagnosticata o non trattata tempestivamente, la malattia da reflusso può associarsi a un significativo decadimento della qualità di vita del paziente.

Il primo obiettivo della terapia, quindi, è di indurre il sollievo dei sintomi e di procurare la guarigione delle eventuali lesioni della mucosa esofagea. Il secondo obiettivo è quello di mantenere la remissione dei sintomi, l’integrità della mucosa esofagea e di prevenire complicazioni ulteriori (ad esempio ulcere e/o restringimenti esofagei, il cosiddetto esofago di Barrett o, addirittura, l’adenocarcinoma esofageo).

Quali sono i fattori di rischio del reflusso?

La sintomatologia è spesso scatenata da vari fattori, quali:

  • Sovrappeso corporeo;
  • Abitudini alimentari smodate (dieta particolarmente ricca di grassi, assunzione di alcol);
  • Fumo di sigaretta;
  • Alcune condizioni anatomiche particolari, come la presenza di un’ernia iatale, possono determinare una sorta di allentamento della tenuta del meccanismo valvolare (iato diaframmatico, sfintere esofageo inferiore, legamenti freno-gastrici, eccetera) che normalmente impedisce il reflusso gastroesofageo.

Come si combatte la malattia da reflusso?

La corrente terapia medica acido-soppressiva riesce nella gran parte dei casi a essere efficace nel controllare la sintomatologia. Tale trattamento si struttura come segue:

  • Assunzione di inibitori della pompa protonica: quest’ultima è una proteina che causa il rilascio di acido cloridrico da parte delle cellule oxintiche, e che quindi favorisce l’insorgere della gastrite e di altri disturbi gastroesofagei, tra i quali compare anche il reflusso;
  • Assunzione di farmaci antiacidi;
  • Corretto stile di vita (non sedentario);
  • Sane abitudini alimentari (evitando alimenti in grado di potenziare il reflusso e i suoi effetti, quali la menta, la cioccolata, l’alcol eccetera).

Nei pazienti che non rispondono alle terapie, può essere utile un attento monitoraggio delle loro condizioni cliniche. In alcuni casi può risultare necessario ricorrere alla gastroscopia, al fine di intercettare o prevenire eventuali complicanze della malattia.

Prof. Giovanni Cammarota
Gastroenterologia

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