Regolazione del peso corporeo: weight loss e weight regain

Autore: Dott. Nicola Castaldini
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Hai mai sentito parlare di weight loss e weight regain? Ce ne parla il nostro esperto in Medicina Interna a Forlì-Cesena, il Dott. Nicola Castaldini

Da cosa dipende l’eccesso ponderale?

L’eccesso ponderale, vale a dire l’eccessivo accumulo di grasso, dipende da un protratto bilancio energetico positivo dovuto da uno squilibrio tra l’intake energetico (proveniente dall’alimentazione) e la spesa energetica totale, a sua volta determinata grossolanamente dalla somma dell’energia spesa per il mantenimento delle funzioni vitali a riposo, di quella legata alla termogenesi dovuta all’alimentazione e di quella necessaria allo svolgimento delle attività quotidiane. In realtà, l’organismo umano presenta un grado di complessità che supera di gran lunga la semplice equazione sopra descritta, che pur sempre rimane valida. Le prime evidenze dell’esistenza di un “set point ponderale” risalgono a studi del 1950 e rilevarono come, a seguito di una severa restrizione calorica conseguente a guerre o carestie, non appena disponibile nuovamente una congrua quantità di cibo, gli individui tendevano a riacquisire rapidamente il peso perso. Sfortunatamente, questo destino molto spesso accomuna sia gli individui inizialmente normopeso a quelli inizialmente sovrappeso o obesi.

Che cos’è un set point adipostatico?

ragazza che si misura il girovitaLa regolazione del peso corporeo è stata oggetto di numerosi studi e di nuove acquisizioni che consentirono di postulare l’esistenza di un set point in grado di mantenere il peso corporeo a un valore impostato, opponendosi sia al tendenziale incremento che al decremento. Esistono diversi fattori che contribuiscono alla determinazione del valore “di default” del peso corporeo come la predisposizione genetica, alla quale si aggiunge l’educazione ricevuta e alcuni eventi precoci di vita, anche fetale, quindi con effetti epigenetici (peso della madre, peso alla nascita, ecc.). Allo steady state, ovvero in condizioni di peso corporeo pari al valore di default, esiste un bilancio neutro tra apporto alimentare e spesa energetica totale. Al mantenimento di questo bilancio concorre principalmente un sistema omeostatico di regolazione, situato tra nucleo arcuato ipotalamico, tratto caudale del tronco encefalico, porzioni corticali e sistema limbico. Questo centro è connesso con gli organi di senso, il tratto gastroenterico, il pancreas, il fegato, i muscoli ed il tessuto adiposo. Oltre a questa regolazione fisiologica, l’ipotalamo riceve afferenze provenienti dal cosiddetto “circuito edonico di ricompensa” attraverso segnali attivati dalla palatabilità e dal piacere provocato dal cibo. In taluni casi, questo circuito sembra possa sovrastare la regolazione omeostatica, spingendo al consumo di cibi particolarmente graditi, spesso ad alta densità calorica, nonostante i segnali fisiologici di sazietà.

Mantenimento del peso corporeo: come influisce l’ambiente in cui viviamo?

Anche l’ambiente partecipa alla regolazione del peso corporeo attraverso diversi aspetti, tutti condizionanti l’incremento ponderale, tanto da aver spinto alcuni autori a definire “obesogenico” l’ambiente in cui tutti viviamo. Tra questi fattori ambientali vi sono la pressione mediatica verso il consumo di cibo ad alta densità calorica e la sua grande disponibilità, l’aumento progressivo nelle dimensioni delle porzioni, lo stimolo all’appetito compensatorio rispetto allo stress psico-fisico al quale siamo sottoposti, a cui contribuisce la scarsità o mancanza di attività fisica, favorita dalla diffusione degli impieghi sedentari. Da ultimo, una costellazione di fattori minori ma non per questo meno importanti, tra cui l’inquinamento (con i cosiddetti distruttori endocrini), la privazione di sonno e alcuni farmaci, che in molti casi contribuiscono all’incremento ponderale in modo non percepito.

Come si adatta il nostro corpo al calo ponderale?

Con l’istituzione di un persistente bilancio calorico negativo, si innesca una serie di processi che tenderanno a riportare il peso corporeo al set point. In primis, questi processi intervengono nell’aumentare l’appetito (e con questo l’introito calorico). All’incremento dell’appetito mediato da ormoni gastroenterici può sommarsi anche quello mediato dal circuito edonico della ricompensa. Infine, esiste una regolazione della spesa energetica conseguente ad un calo di peso, che si realizza attraverso un miglioramento dell’efficienza energetica ed una riduzione dell’attività metabolica. In particolare, nei pazienti post-obesi è stato riscontrato un aumento del quoziente respiratorio, ossia una ridotta capacità di ossidare i lipidi (fattore predittivo di recupero ponderale dopo dieta fortemente ipocalorica).

Il Weight Loss

ragazza che mostra il vuoto nei pantaloni dopo essere dimagritaLa maggioranza degli individui in sovrappeso o obesi ha tentato almeno una volta nella vita di perdere peso. Perdere peso rappresenta un risultato possibile, anche per un obeso. Nel Diabetes Prevention Program, il calo ponderale medio è di 7 Kg in 6 mesi, 6 Kg dei quali mantenuti per almeno un anno. Circa il 55% dei soggetti ha scelto un calo di peso assistito da professionisti, mentre il restante 45 % ha raggiunto il risultato in autonomia. In entrambi i casi, l’associazione di dieta bilanciata ed attività fisica rappresenta l’approccio adottato dalla quasi totalità dei soggetti monitorati (89%). Nell’ambito dell’attività fisica, la camminata rappresenta la scelta di gran lunga più comune. Solamente il 10%, invece, ha adottato una strategia unicamente di tipo nutrizionale.

Quando bisogna ricorrere alla chirurgia bariatrica?

La chirurgia bariatrica rappresenta allo stato attuale l’intervento terapeutico più efficace nel ridurre il peso corporeo nei soggetti obesi. Secondo i vari studi, si registrano percentuali di riduzione ponderale variabile dal 15-30% per il bendaggio gastrico al 20-40% per il by-pass gastrico. Peraltro, pare che questi risultati siano mantenuti anche a distanza di anni dalla procedura chirurgica. La drastica riduzione ponderale ottenuta con la chirurgia si riflette in una netta diminuzione della morbilità associata all’obesità. In particolare, sembra che il by-pass gastrico possa risolvere fino all’80% dei casi di diabete mellito di tipo 2 già a partire da pochi giorni dopo la procedura. La chirurgia bariatrica è tuttavia limitata ad una popolazione ristretta e selezionata rispetto alla popolazione degli obesi, che ha proporzioni pandemiche. Pertanto, è necessario applicare strategie alternative, più adatte ad una diffusione ed applicazione di massa.

Perdere peso con programmi cognitivo-comportamentali

Fortunatamente, è evidente come sia possibile perdere peso in modo adeguato attraverso programmi di tipo comportamentale e cognitivo-comportamentale. Considerando le casistiche di vari studi, si evince come i programmi comportamentali - che abbinano dieta equilibrata, attività fisica ed eventuale supporto psicologico-motivazionale - consentano di ottenere un calo ponderale di circa il 7-10% di peso entro i primi 6 mesi circa di trattamento. Purtroppo, molto spesso si osserva un re-incremento di peso dopo il calo iniziale, il cosiddetto “weight regain”.

Cos’è il Weight Regain?

ragazza che mangia un pezzo di pizzaIl “weight regain”, ovvero il recupero del peso corporeo perso dopo una volontaria contrazione del bilancio energetico, è un evento molto frequente e frustrante. Indipendentemente dalle percentuali rilevate nei diversi studi, appare chiaramente come, a fronte di un calo di peso anche significativo, in una larga parte dei soggetti dimagriti si assiste ad un recupero del peso perso, mentre un’altra parte riesce a mantenere quanto perso e pochi continuano a perdere peso. Gli aspetti che potrebbero determinare il regain sono principalmente comportamentali: ogniqualvolta si realizza un calo di peso, l’organismo attiva una serie articolata di risposte (fisiologiche e involontarie) che tendono a contrastare l’ulteriore contrazione ponderale e a ristabilire il peso precedente. Tali meccanismi non sembrano essere superabili, almeno senza sottoporsi a procedure chirurgiche. Pertanto, salvo che si assista in futuro alla introduzione di terapie farmacologiche efficaci e di costo sostenibile, l’unico modo non chirurgico di compensare questa “contro-regolazione” sembra essere l’adozione ed il mantenimento di comportamenti virtuosi.

Dott. Nicola Castaldini
Medicina interna

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