Rettosigmoidocolonscopia: una risposta a tutte le tue domande

Autore: Dott. Luca Covotta
Pubblicato: | Aggiornato: 09/11/2018
Editor: Jennifer Verta

L’RSCS è un’indagine diagnostica per l’intestino con la quale è possibile rintracciare l’origine di molteplici patologie, così come individuare tumori precocemente. Ce ne parla il Dott. Luca Covotta, esperto in Chirurgia Generale ad Avellino

Che cos’è la rettosigmoidocolonscopia?

La rettosigmoidocolonscopia, più semplicemente RSCS, è un’indagine diagnostica per controllare lo stato delle pareti dell’intestino crasso, talvolta anche dell’intestino tenue, ed escludere possibili lesioni.

Quando è indicato eseguire una RSCS?

L’indagine diagnostica viene eseguita:

  • Nei casi siano necessarie ulteriori indagini dopo TAC o clisma opachi sospetti.
  • Quando siano presenti sanguinamenti intestinali, diarrea ed anemia di origine non chiara, così come in caso di sospetto colon irritabile.
  • Per i pazienti con familiarità al tumore del colon-retto (ogni 1-5 anni in base alla frequenza del tumore nella famiglia).
  • Per i soggetti che soffrono della malattia di Crohn, della pancolite ulcerosa.
  • Come screening preventivo per il tumore al colon-retto dopo i 40 anni o come follow-up dopo l’asportazione di polipi.

Preparazione all’indagine

Il paziente deve seguire con attenzione le indicazioni relative alla pulizia dell’intestino prescritte dallo specialista, affinché sia possibile ispezionare chiaramente le mucose durante l’indagine. Importante è anche sottoporre allo specialista le eventuali radiografie ed altre indagini eseguite precedentemente, così come informarlo riguardo possibili allergie. Non è necessario bloccare l’assunzione delle terapie farmacologiche in corso, ma è bene informare il medico.

Come avviene l’indagine?

L’indagine si svolge con l’ausilio di un colonscopio, una sonda del diametro di circa 1 cm e lunga 1 metro e mezzo dotata alla sua estremità di una telecamera e luce. Dopo aver fatto accomodare il paziente sdraiato sul lettino, dal lato sinistro, lo specialista procede ad inserire la sonda attraverso il retto per poi guidarla verso l’intestino grasso. Per facilitare l’indagine gli specialisti inseriranno aria nell’intestino in modo da produrre un rigonfiamento che permette di vedere più chiaramente la mucosa. Ciò facilita il lavoro dello specialista nel guidare la sonda. Nel corso della stessa indagine è inoltre possibile eseguire biopsie per ulteriori analisi, così come asportare polipi. I polipi sono crescite anomale della mucosa intestinale che se non rimosse possono evolvere in tumori maligni, per questa ragione è indicato rimuoverle già nel corso del test. L’esame non dura generalmente più di 30 minuti e la sua buona riuscita dipende anche dalla conformazione dell’intestino del paziente.

Possono verificarsi complicanze?

L’esame non è pericoloso, ma in alcune rare occasioni (<1%) possono presentarsi alcune complicanze quali emorragie e perforazioni. Mentre la prima può essere risolta in maniera endoscopica, la seconda richiede un’operazione di urgenza.

È un esame doloroso?

Benché questa procedura possa risultare fastidiosa perché produce i fastidi tipici di una pancia gonfia, è importante cercare di eseguire respiri profondi per mantenere la muscolatura addominale rilassata. Per evitare il fastidio del passaggio della sonda viene inoltre spesso impiegato un farmaco per via endovenosa che produce una sorta di intorpidimento. L’anestesia viene invece utilizzata solo in casi eccezionali. È bene farsi accompagnare al test da qualcuno poiché al termine dello stesso il paziente non sarà in grado di guidare.

Tecniche alternative

Una delle alternative più recenti è costituita dalla colonscopia virtuale, nella quale la tomografia computerizzata riproduce fedelmente le pareti intestinali del paziente. Attraverso questa tecnica non sarà però possibile eseguire alcuna biopsia qualora si intercettassero polipi o altri elementi sospetti.

Dott. Luca Covotta
Chirurgia generale

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