Revisione della protesi dell’anca: quando è necessaria e cosa aspettarsi
La revisione della protesi dell’anca, chiamata anche riprotesizzazione, è un intervento chirurgico che consiste nel sostituire una o più componenti di una protesi d’anca già impiantata. Non si tratta semplicemente di “rifare” la prima operazione: è una procedura generalmente più complessa, perché il chirurgo deve valutare lo stato dell’impianto precedente, la qualità dell’osso, la presenza di eventuale infezione e il grado di stabilità dell’articolazione.
Il Dott. Giovanni Pignatti, specialista in Ortopedia e Traumatologia, si occupa in particolare di Chirurgia Protesica dell’Anca, valutazione e ottimizzazione degli impianti protesici e Chirurgia di Riprotesizzazione dell’Anca. Attualmente è Direttore della Struttura Complessa di Ortopedia Generale presso il Dipartimento Rizzoli-Sicilia di Bagheria, a Palermo, ed è autore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche.
Quando una protesi d’anca può richiedere una revisione
Una protesi d’anca può funzionare bene per molti anni, ma in alcuni casi può andare incontro a complicanze o perdita di efficacia. Le cause più frequenti che possono portare a una revisione sono usura dell’impianto, mobilizzazione delle componenti, infezione, lussazione, instabilità o frattura intorno alla protesi. Healthdirect Australia descrive la revisione come un intervento in cui vengono rimosse parti della vecchia protesi e sostituite con nuove componenti, spesso per usura, infezione, lussazione o frattura.
Il sintomo più comune è il dolore, soprattutto se compare dopo un periodo in cui la protesi funzionava bene. Altri segnali possono essere difficoltà a camminare, sensazione di instabilità, zoppia, riduzione della mobilità, differenza di lunghezza percepita tra gli arti o episodi di lussazione. In presenza di febbre, gonfiore, arrossamento, secrezioni dalla ferita o dolore persistente, è importante escludere un’infezione periprotesica.
Il vero information gain: il problema non è solo “cambiare la protesi”, ma capire perché ha fallito
Il punto più importante, spesso poco spiegato al paziente, è che la revisione non inizia in sala operatoria, ma con la diagnosi della causa del fallimento. Una protesi dolorosa può dipendere da motivi molto diversi: mobilizzazione asettica, infezione, usura del polietilene, perdita di osso, instabilità, frattura periprotesica, malposizionamento delle componenti o problemi dei tessuti molli.
Questa distinzione cambia completamente la strategia chirurgica. Una revisione per usura meccanica non è uguale a una revisione per infezione; una lussazione ricorrente richiede valutazioni diverse rispetto a una mobilizzazione dello stelo femorale o della coppa acetabolare. Una revisione moderna, quindi, non è solo sostituzione dell’impianto, ma pianificazione personalizzata della ricostruzione dell’anca.
Secondo una revisione pubblicata nel 2024, tra le cause più comuni di revisione della protesi totale d’anca rientrano mobilizzazione asettica, infezione profonda, dislocazione/instabilità e frattura periprotesica. Questo conferma quanto sia essenziale identificare il meccanismo di fallimento prima di decidere il tipo di intervento.
Quali esami servono prima della revisione
La valutazione preoperatoria può includere radiografie del bacino e dell’anca, radiografie sotto carico, TC, risonanza magnetica con protocolli specifici per protesi, esami del sangue e, quando necessario, aspirazione articolare per analizzare il liquido intorno alla protesi. HSS sottolinea che la valutazione prima di una revisione è spesso più estesa rispetto a quella di un primo impianto e può richiedere esami radiografici speciali, TC, RM, EOS imaging, esami del sangue o aspirazione articolare se si sospetta un’infezione.
Nel sospetto di infezione, gli esami ematici come PCR e VES possono essere un primo passo, ma non bastano sempre. La SIOT riporta tra le proprie linee guida il documento dedicato al trattamento delle infezioni periprotesiche di anca e ginocchio, a conferma dell’importanza di percorsi specifici e appropriati per questo tipo di complicanza.
Come si svolge l’intervento di revisione
Durante l’intervento, il chirurgo può sostituire solo alcune componenti della protesi oppure l’intero impianto. La scelta dipende dalla stabilità della coppa acetabolare, dello stelo femorale, dallo stato dell’osso e dai tessuti circostanti. In alcuni casi sono necessari impianti da revisione più lunghi, modulari o progettati per compensare difetti ossei.
La American Academy of Orthopaedic Surgeons sottolinea che la revisione della protesi d’anca è una procedura più lunga e complessa rispetto al primo impianto, richiede pianificazione approfondita e l’uso di impianti e strumenti specializzati. Il danno a osso e tessuti molli può infatti rendere difficile utilizzare componenti standard, motivo per cui spesso servono soluzioni specifiche da revisione.
Revisione in uno o due tempi: cosa significa
Quando la causa è meccanica e non c’è infezione, la revisione può essere eseguita in un unico tempo chirurgico. Se invece è presente un’infezione periprotesica, il percorso può essere più complesso. In alcuni casi si procede con rimozione della protesi, pulizia chirurgica, posizionamento di uno spaziatore temporaneo e successivo reimpianto della nuova protesi in un secondo intervento.
Non esiste una scelta valida per tutti. La decisione dipende dal tipo di infezione, dal microrganismo coinvolto, dalle condizioni generali del paziente, dalla qualità dell’osso e dalla stabilità dell’impianto. Per questo è importante che il caso venga valutato in un centro con esperienza nella chirurgia protesica complessa e nella gestione multidisciplinare delle infezioni periprotesiche.
Recupero dopo revisione della protesi d’anca
Il recupero dopo una revisione può essere più lungo rispetto a quello di una prima protesi. HSS indica che la ripresa dopo revisione è in genere più impegnativa e può richiedere 4-6 settimane di limitazioni nei movimenti o nel carico, spesso con uso di stampelle o deambulatore; il recupero più completo della mobilità con fisioterapia può richiedere 6-12 mesi.
Il percorso riabilitativo dipende dal tipo di revisione, dalla stabilità ottenuta in sala operatoria e dalla qualità dell’osso. In alcuni pazienti il carico può essere concesso rapidamente, mentre in altri può essere limitato per alcune settimane. La fisioterapia ha l’obiettivo di recuperare forza, equilibrio, controllo del passo e autonomia nelle attività quotidiane.
Quali sono i rischi
Come tutti gli interventi chirurgici, anche la revisione della protesi d’anca comporta rischi. Tra questi ci sono sanguinamento, infezione, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, lesioni nervose o vascolari, fratture intraoperatorie, lussazione, differenza di lunghezza degli arti e necessità di ulteriori interventi. Healthdirect segnala che il rischio individuale può essere più alto in presenza di età avanzata, obesità, fumo, diabete, malattie cardiache o polmonari.
Questo non significa che la revisione debba essere evitata quando è necessaria. Significa piuttosto che deve essere pianificata con attenzione, valutando rischi e benefici, ottimizzando le condizioni generali del paziente e chiarendo aspettative realistiche sul recupero.
Come ridurre il rischio di una nuova revisione
Non tutte le cause di fallimento sono prevenibili, ma alcuni comportamenti possono aiutare a proteggere la protesi. È importante effettuare i controlli programmati, anche quando non c’è dolore, perché l’usura può iniziare senza sintomi evidenti. HSS ricorda che il controllo periodico con visita e radiografie può aiutare a individuare precocemente usura e perdita di osso intorno all’impianto.
Sono utili anche il controllo del peso, l’interruzione del fumo, la gestione del diabete, il trattamento tempestivo di infezioni in altre sedi del corpo e il rispetto delle indicazioni del chirurgo su movimenti, carico e attività fisica. Dopo una revisione, il follow-up è parte integrante della cura.
Quando rivolgersi allo specialista
È consigliabile rivolgersi a un ortopedico esperto in chirurgia protesica dell’anca quando una protesi già impiantata diventa dolorosa, instabile o limita progressivamente la deambulazione. Una valutazione è necessaria anche in caso di lussazioni ripetute, cadute con dolore all’anca, sospetta infezione, rumori anomali, difficoltà improvvisa a camminare o peggioramento progressivo dopo anni di buon funzionamento.
La revisione della protesi d’anca è un intervento complesso, ma può ridurre il dolore, migliorare la funzione e restituire stabilità quando la protesi precedente non svolge più correttamente il suo compito. Il risultato dipende da una diagnosi precisa, da una corretta pianificazione chirurgica e da un percorso riabilitativo personalizzato.
Fonti in stile APA
American Academy of Orthopaedic Surgeons. (n.d.). Revision total hip replacement. OrthoInfo. https://orthoinfo.aaos.org/en/treatment/revision-total-hip-replacement/
Hospital for Special Surgery. (n.d.). Hip revision: When your hip replacement must be replaced. HSS. https://www.hss.edu/health-library/conditions-and-treatments/list/hip-revision
Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia. (n.d.). Linee guida. SIOT. https://siot.it/area-soci/le-linee-guida/
Hauer, G., Sadoghi, P., Leithner, A., & Gruber, G. (2024). Revision total hip arthroplasty: Current concepts and future perspectives. Journal/PMC article. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11602841/


