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Riconoscere e curare le varici degli arti inferiori

Il nostro esperto in Chirurgia Vascolare a Bari, il Prof. Guido Regina, ci spiega in cosa consiste e come affrontare la patologia varicosa a carico degli arti inferiori

Varici degli arti inferiori: di cosa si tratta?

gambe di ragazzaLa comprensione della patologia varicosa e dei suoi diversi trattamenti (una vera terapia ancora non esiste), richiede la conoscenza di alcuni semplici concetti di fisiopatologia.

Le vene degli arti inferiori, sono deputate a riportare al cuore il sangue contro la forza di gravità. Questa funzione è facilitata dalla “pompa muscolare” del polpaccio che, comprimendole, spinge il sangue verso l’alto.

Le vene sono inoltre munite di valvole che, a guisa di piccole tasche, impediscono al sangue di tornare verso il basso. Quando queste sono danneggiate, per esempio dalla presenza di un trombo (flebite) o non funzionano correttamente, si verifica un “reflusso”; le vene dilatate e tortuose che ne derivano vengono definite varicose. Ad ammalarsi, rendendosi evidenti, sono le vene superficiali, costituite dalla grande safena che decorre dalla parte interna del malleolo sino all’inguine, dalla piccola safena, che dalla parte esterna del malleolo raggiunge la fossa poplitea e dalle loro collaterali.

Le vene varicose rappresentano, il più spesso, una malattia ereditaria, maggiormente rappresentata nelle donne soprattutto dopo gravidanze. L’obesità, l’età, lo stare seduti o in piedi per lunghi periodi di tempo, sono importanti fattori che predispongono al rischio di svilupparle.

Sintomi e diagnostica della patologia varicosa

Il reflusso del sangue verso il basso condiziona la presenza di edema, senso di fatica e di peso delle gambe, arrossamento e, col tempo, imbrunimento della cute e ulcere. Il più delle volte, la storia clinica e l’esame obbiettivo condotto con il/la paziente in posizione eretta, sono sufficienti a porre diagnosi ed a programmare il trattamento. Quanto vi siano dubbi, va effettuato lo studio dei reflussi con l’ausilio degli ultrasuoni (Eco-Doppler). L’esaminatore, dopo aver escluso la presenza di trombi negli alberi venosi superficiale e profondo, si accerta, ricorrendo a piccole e multiple compressioni, che il sangue scorra nella direzione giusta – cioè che le valvole funzionino correttamente – o che, invece, tenda a seguire la forza di gravità. Un reflusso normale, quello in cui le valvole ben funzionanti consentono solo ad una minima parte di sangue di refluire verso il piede, non dovrebbe durare più di mezzo secondo.

Quali sono i rischi connessi alle varici degli arti inferiori?

Come già accennato, le varici possono essere sede di trombi (flebite, tromboflebite, trombosi venosa superficiale), che si traducono, sul piano clinico, nei classici segni della infiammazione - arrossamento, dolore e tumefazione – dell’area colpita. Si tratta di una complicanza non grave e facilmente curabile; in questi casi, infatti, la migrazione del trombo verso i polmoni – embolia polmonare – è, al contrari di quanto avviene nella trombosi venosa profonda, estremamente rara.

In cosa consiste il trattamento?

gambe di ragazzaIl trattamento delle varici degli arti inferiori è stato rivoluzionato da metodiche mininvasive, che non richiedono per lo più alcuna ospedalizzazione, necessitano di una anestesia minima e sono gravate da sporadiche e transitorie complicanze. L’entità dei reflussi è un parametro importante nella scelta di questi trattamenti. L’uso di calze elastiche di compressione adeguata è sempre da raccomandare per alleggerire l’edema e migliorare i sintomi; va poi incoraggiato un maggiore movimento delle gambe e la elevazione delle stesse ogni volta che se ne scorga la possibilità. Nei casi in cui la piccola o la grande safena siano interessate nella loro totalità, si può ricorrere alla termoablazione endovenosa, con radiofrequenza o laser, attraverso un catetere inserito nel loro lume; ambedue queste metodiche, sfruttando la energia termica, determinano la eliminazione del reflusso e la chiusura del vaso.

Nei casi invece (circa il 60% in alcune statistiche), in cui ad essere varicose siano solo le vene collaterali, si potrà ricorrere alle iniezioni sclerosanti, che non richiedono l’ambiente ospedaliero ed inducono il più spesso la chiusura e la scomparsa delle varici. Talvolta queste ultime vanno asportate mediante piccolissime incisioni (flebectomie) in anestesia locale. Le due metodiche possono completarsi a vicenda. Le complicanze, se ci sono, sono minime e transitorie. I risultati sono ottimali sia sul piano estetico che funzionale. Stessi risultati si ottengono con la microsclerosi delle teleangiectasie (capillari).

Promettente sembra inoltre la ecoterapia delle vene varicose, ma manca attualmente il supporto dei grandi numeri o di estesi Trials clinici e follow up adeguati.