Rigonfiamento inguinale? Potrebbe essere un’ernia!

Autore: Dott. Giuliano Antonio Lucani
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Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Giuliano Antonio Lucani, esperto in Chirurgia Generale a Milano, ci spiega come riconoscere e curare un’ernia inguinale, condizione che colpisce principalmente soggetti di sesso maschile

Che cos’è l’ernia inguinale?

L’ernia addominale è la fuoriuscita di una struttura anatomica contenuta nell’addome (esempio l’intestino) attraverso un’apertura naturale dell’addome stesso. La regione inguinale, ove si trova l’apertura per il passaggio del funicolo spermatico nel maschio e del legamento rotondo dell’utero nella femmina, è una delle zone ove più di frequente si formano le ernie. In alcuni casi è la particolare anatomia della zona che determina uno sfiancamento delle strutture di contenimento della parete addominale, con formazione di ernie cosiddette dirette, impegnate non in un orifizio esistente ma neoformato. 

Chi sono i soggetti più colpiti?

L’ernia inguinale è più frequente nel maschio e riconosce diverse cause e fattori scatenanti:

  • Predisposizione congenita (familiarità per ernia)
  • Nascita prematura (predispone all’ernia congenita tipica del lattante)
  • Lavori che richiedono sollevamento di pesi
  • Attività sportiva con stretching dei muscoli addominali
  • Gravidanze e parti
  • Età avanzata
  • Tosse cronica, stipsi, sforzo nell’urinare da problemi prostatici

Come si riconosce un’ernia inguinale?

Il paziente si accorge della presenza dell’ernia in quanto nota un rigonfiamento all’inguine, generalmente poco o non dolente, che rientra quando si pone in posizione sdraiata o con un massaggio. In alcuni casi la tumefazione si estende, nel maschio, sino allo scroto configurando l’ernia inguino-scrotale. A volte la riduzione dell’ernia in addome non è spontanea ma richiede alcune manovre di riduzione, non sempre efficaci. Quando l’ernia fuoriesce e non è più riducibile si chiama “incarcerata” mentre se il contenuto del sacco erniario viene compresso dall’anello di uscita, si arresta la circolazione e il transito intestinale nell’intestino erniato e si determina una situazione che richiede un intervento urgente che culmina, a volte, con l’asportazione del tratto di intestino sofferente.

Per tale motivo, se non sussistono gravi controindicazioni, conviene ricorrere sempre all’intervento di correzione dell’ernia inguinale quando si manifesta.

In cosa consiste l’intervento?

L’intervento consiste nel riportare il sacco erniario, costituito dalla membrana peritoneale estroflessa con il suo contenuto, all’interno dell’addome riparando il difetto con una rete. Quelle più utilizzate sono in materiali biocompatibili che stimolano la formazione di tessuto cicatriziale capace di inglobare la rete trasformandola in una struttura perfettamente integrata e robusta, simile alle fasce muscolari.

Ernia inguinale monolaterale: come intervenire?

Quando l’ernia si trova in un solo lato, la mia scelta, e quella della maggioranza dei chirurghi, è di eseguire l’intervento con un piccolo taglio in sede inguinale in anestesia locale associata a sedazione. La scelta di una rete “autofissante” che presenta su un lato un materiale simile al velcro, consente di posizionare la rete senza praticare suture, riducendo il dolore e il fastidio post operatorio. Il paziente può alzarsi, deambulare ed alimentarsi dopo l’intervento. Nei giorni successivi all’operazione si potrà camminare, fare le scale, guidare l’auto e attendere alle normali occupazioni. Per prudenza ci si dovrà astenere da sollevare pesi e praticare attività sportiva per 3/4 settimane.

Ernia inguinale bilaterale: come cambia l’approccio chirurgico?

Nel caso di ernia bilaterale l’intervento viene effettuato, se non ci sono controindicazioni all’anestesia generale, in laparoscopia, con tre piccole aperture attraverso le quali vengono fatte passare la telecamera operativa e gli strumenti che consentono di ridurre i sacchi erniari e introdurre le protesi che vengono fissate alla parete posteriore dell’addome con colle o clip (sorta di puntine da disegno) metalliche o riassorbibili. Anche in questo caso il decorso post operatorio è ben tollerato e viene consentita la ripresa rapida delle proprie attività.

Dott. Giuliano Antonio Lucani
Chirurgia generale

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