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Perché il sangue evoca paura e simboli profondi

Il sangue può essere considerato come l’elemento vitale per eccellenza, al punto da associarvi l’idea della sopravvivenza. Ad esso, inoltre, la cultura popolare conferisce un valore primario attraverso numerosi modi di dire (per es. a sangue, a sangue freddo, all'ultimo sangue, avere nel sangue, cavar sangue dalle rape, far salire il sangue alla testa).

Nella cultura contemporanea il sangue assume un valore fondamentale anche dal punto di vista della solidarietà: è infatti divenuto estremamente importante donare il sangue, e molte campagne di sensibilizzazione hanno sottolineato nel tempo l’importanza di questo gesto.

La crisi della donazione di sangue: dati recenti e riflessioni

Secondo i dati dell’Ansa, negli ultimi anni si osserva un calo vistoso delle donazioni. Il 2017 ha registrato un record negativo, comparabile solo al 2009.

Il picco massimo si era verificato nel 2012 con 1.740.000 donazioni, mentre nel 2017 si è scesi a 1.680.000 unità, in diminuzione anche rispetto al 2016.

Questi dati del Centro Nazionale Sangue sono stati presentati al Senato in occasione del World Blood Donor Day del 14 giugno, insieme a una campagna di sensibilizzazione realizzata con il Civis.

Il messaggio rivolto soprattutto ai giovani è stato: “Be there for someone else” (esserci per qualcun altro), per sottolineare il valore della solidarietà e dell’aiuto reciproco.

Paura del sangue: fobie, significato e impatto sulla donazione

Attorno al sangue si sviluppano molti significati simbolici, spesso legati alle nostre paure inconsapevoli; ne sono un esempio varie fobie.

Le fobie legate al sangue (paura dell’ago, del prelievo, del sangue stesso, o del dissanguamento) rappresentano oggi le cause più citate dai non donatori (circa il 60%) come deterrente alla donazione.

Si tratta di disturbi piuttosto comuni: circa il 10% della popolazione mondiale sembra soffrirne, anche se con livelli diversi.

Proviamo a dare una lettura del fenomeno dal punto di vista ecobiopsicologico.

Che cos’è davvero il sangue e perché è così essenziale

Che cos’è il sangue, questa parte così preziosa della nostra individualità?

Il sangue è un tessuto connettivo liquido, che circola grazie a un complesso sistema di vasi.

Negli esseri umani rappresenta circa il 7,7% del peso corporeo (5–6 litri) e ha una temperatura di 36/37 °C.

È composto da:

Come la linfa, il sangue è un tessuto nutritivo, che garantisce l’apporto di elementi vitali alle cellule e raccoglie i prodotti di scarto per l’eliminazione.

Ha sviluppato funzioni specializzate: globuli rossi che trasportano ossigeno, globuli bianchi che difendono il corpo, piastrine che favoriscono la coagulazione.

Fobie del sangue: belonefobia, emofobia e traumatofobia

Quali sono le principali fobie?

La belonefobia (paura dell’ago) è una paura persistente, anormale e ingiustificata di aghi, spilli, forbici, coltelli o altri oggetti taglienti.

I sintomi includono ansia, svenimenti, tachicardia, sudorazione, capogiri, nausea e vertigini.

A questa si associano spesso:

  • emofobia (paura del sangue)
  • traumatofobia (paura delle ferite)

La combinazione rende difficile gestire le reazioni, fino al rifiuto di cure o prelievi necessari.

Il significato psicologico delle fobie: rimozione, spostamento e proiezione

Il meccanismo di difesa tipico della fobia è lo spostamento: qualcosa di angoscioso viene trasferito su un oggetto sostitutivo.

Così la paura può derivare da ricordi familiari inconsci, legati a ferite o interventi, e venire spostata sull’ago, più “gestibile”.

Possono intervenire anche:

  • rimozione
  • proiezione

Il sangue diventa così simbolo di invasione, minaccia o perdita di integrità.

Paura del dissanguamento e dinamiche profonde dell’Io

La paura del dissanguamento durante un prelievo può attivare angosce di morte, coinvolgendo un Io fragile che vive il sangue come simbolo della libido e dell’energia vitale.

Il prelievo può evocare fantasie inconsce di perdita, solitudine, morte o castrazione.

Per questo la fobia non è soltanto un sintomo, ma un’espressione di un vissuto interno più complesso.


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