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Scoliosi: quando preoccuparsi e quali sono le opzioni di trattamento?

La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che non riguarda solo una “curva vista da dietro”, ma coinvolge la colonna in modo tridimensionale, con deviazione laterale e rotazione delle vertebre. Può comparire durante la crescita, soprattutto nell’adolescenza, oppure manifestarsi o peggiorare in età adulta per fenomeni degenerativi.

Il Dott. Enrico Gallazzi, specialista in Ortopedia e Traumatologia, si occupa in particolare di deformità vertebrali dell’età pediatrica, come scoliosi e ipercifosi, e di patologie degenerative e traumatiche della colonna nell’adulto, con approccio sia conservativo sia chirurgico.

Che cos’è la scoliosi?

La scoliosi è una curvatura anomala della colonna vertebrale. Nella forma idiopatica adolescenziale, la più frequente durante la crescita, la causa non è riconducibile a un singolo fattore evidente. Il termine “idiopatica” indica proprio che non esiste una causa unica chiaramente identificabile.

Non va confusa con un semplice atteggiamento posturale. Una postura scorretta può far sembrare la schiena asimmetrica, ma la scoliosi vera presenta una deformità strutturale, spesso associata a rotazione vertebrale e alla comparsa del cosiddetto “gibbo” quando il paziente si piega in avanti.

Quali segnali possono far sospettare una scoliosi?

Spesso la scoliosi non provoca dolore, soprattutto nei ragazzi. Per questo può essere notata casualmente dai genitori, dal pediatra o durante una visita sportiva.

I segnali più comuni sono:

  • una spalla più alta dell’altra;
  • scapole asimmetriche;
  • fianco più marcato da un lato;
  • bacino apparentemente inclinato;
  • vestiti che “cadono” in modo diverso;
  • gibbo dorsale o lombare quando il ragazzo si piega in avanti;
  • nei casi più marcati, riduzione della flessibilità della colonna o affaticamento.

Negli adulti, invece, la scoliosi può associarsi più facilmente a dolore lombare, dolore irradiato agli arti inferiori, rigidità, difficoltà a camminare a lungo o sintomi legati a stenosi vertebrale e degenerazione dei dischi.

Come si diagnostica?

La valutazione inizia con la visita ortopedica, durante la quale si osservano postura, equilibrio del tronco, spalle, scapole, bacino, mobilità e presenza di gibbo. Il test di flessione in avanti, noto come test di Adams, è uno dei controlli clinici più utilizzati per evidenziare la rotazione della colonna.

Quando il sospetto è significativo, la diagnosi viene confermata con una radiografia della colonna in carico, che permette di misurare l’angolo di Cobb, cioè il grado della curva. Secondo la Scoliosis Research Society, la scoliosi viene definita come una curva della colonna pari o superiore a 10 gradi misurata alla radiografia.

La scoliosi peggiora sempre?

No. Molte curve lievi restano stabili e non richiedono trattamenti invasivi. Il rischio di peggioramento dipende da diversi fattori: età del paziente, fase di crescita, grado della curva, sede della curva, maturità scheletrica e andamento nei controlli successivi.

Durante la pubertà il rischio di progressione può essere maggiore, perché la colonna cresce rapidamente. Per questo i controlli periodici sono importanti: non servono solo a “misurare una curva”, ma a capire se quella curva sta cambiando nel tempo.

Il punto chiave: non conta solo “quanti gradi ha” la curva

Una delle domande più frequenti è: “Quanti gradi ha la scoliosi?”. È una domanda importante, ma non basta.

Due ragazzi con la stessa curva, ad esempio 25 gradi, possono avere percorsi molto diversi se uno ha quasi finito di crescere e l’altro è all’inizio dello sviluppo puberale. Nel primo caso il rischio di peggioramento può essere più basso; nel secondo può essere più alto.

Per decidere il trattamento, quindi, il medico valuta quattro elementi insieme:

1. Grado della curva

L’angolo di Cobb aiuta a classificare la scoliosi e a seguire l’evoluzione nel tempo.

2. Crescita residua

Più crescita resta, maggiore può essere il rischio che la curva progredisca.

3. Velocità di peggioramento

Una curva stabile non si gestisce come una curva che aumenta rapidamente.

4. Equilibrio globale della colonna

Non conta solo la curva principale, ma anche l’armonia complessiva del tronco, il compenso del bacino e l’impatto funzionale.

Questo è il vero punto pratico: la scoliosi non si cura guardando solo un numero, ma interpretando quel numero dentro la storia del paziente.



Quando basta osservare?

L’osservazione è indicata quando la curva è lieve o quando il rischio di progressione è basso. In questi casi si programmano controlli clinici e radiografici a intervalli stabiliti dallo specialista.

La Scoliosis Research Society spiega che molte curve non superano i 25-30 gradi e non richiedono corsetto; nei pazienti in crescita, le radiografie di controllo possono essere eseguite ogni 4-6 mesi per capire se la curva sta progredendo.

Osservare non significa “non fare nulla”: significa controllare la scoliosi nel momento giusto, evitando sia l’allarmismo sia il rischio di intervenire troppo tardi.

Quando serve il corsetto?

Il corsetto viene preso in considerazione soprattutto nei ragazzi ancora in crescita, quando la curva ha un rischio concreto di peggioramento. L’obiettivo non è “raddrizzare definitivamente” la schiena in poche settimane, ma contenere la progressione e ridurre la probabilità di arrivare alla chirurgia.

L’AAOS indica che il trattamento con corsetto è generalmente usato per evitare il peggioramento della curva nei pazienti con curvature tra 20 e 40 gradi e crescita residua significativa.

Per essere efficace, il corsetto richiede personalizzazione, controlli regolari e collaborazione del paziente e della famiglia. Anche gli esercizi specifici possono avere un ruolo nel percorso conservativo, soprattutto se integrati in un programma seguito da professionisti esperti, ma non devono essere considerati un sostituto automatico del corsetto quando quest’ultimo è indicato.

Gli esercizi possono correggere la scoliosi?

Gli esercizi possono migliorare controllo posturale, respirazione, equilibrio muscolare, consapevolezza corporea e qualità di vita. Alcuni programmi specifici per la scoliosi vengono utilizzati come parte del trattamento conservativo.

Le linee guida SOSORT sull’approccio ortopedico e riabilitativo alla scoliosi idiopatica durante la crescita includono osservazione, esercizi fisioterapici specifici per la scoliosi, corsetti e altre strategie conservative, da modulare in base al rischio di progressione. Tuttavia, il trattamento deve essere personalizzato e monitorato, evitando l’idea che ginnastica generica o manipolazioni possano sostituire la valutazione specialistica.

Quando si valuta la chirurgia?

La chirurgia viene considerata nei casi di scoliosi più grave, progressiva o con impatto importante sull’equilibrio del tronco, sulla funzione o sulla qualità di vita. Non è il primo passo per tutti i pazienti e non viene decisa solo sulla base dell’estetica.

L’AAOS riporta che, nei pazienti giovani ancora in crescita, la chirurgia senza fusione, come il vertebral body tethering, è in fase di studio per alcune curve moderate; tuttavia, la fusione vertebrale resta il trattamento chirurgico di riferimento per la scoliosi.

La decisione chirurgica richiede una valutazione accurata: tipo di curva, età, crescita residua, elasticità della colonna, rischio di progressione, aspettative del paziente e possibili benefici e rischi dell’intervento.

Scoliosi nell’adulto: è la stessa cosa?

Non sempre. Nell’adulto si possono osservare scoliosi adolescenziali diventate sintomatiche nel tempo oppure scoliosi degenerative, legate all’invecchiamento dei dischi, delle articolazioni vertebrali e dei legamenti.

In questi casi il problema principale può non essere l’aspetto della schiena, ma il dolore, la rigidità, lo squilibrio del tronco, la riduzione della capacità di camminare o la compressione delle radici nervose. Il trattamento può includere fisioterapia, terapia del dolore, infiltrazioni mirate, farmaci, controllo del peso e, in casi selezionati, chirurgia.

Quando rivolgersi allo specialista?

È utile prenotare una visita ortopedica se si notano asimmetrie della schiena durante la crescita, se il test di flessione mostra un gibbo, se una scoliosi già nota sembra peggiorare o se compaiono dolore persistente, perdita di equilibrio del tronco o sintomi neurologici come formicolii, debolezza o dolore irradiato.

Nei bambini e negli adolescenti, una valutazione tempestiva permette di scegliere il momento corretto per osservazione, corsetto o eventuale chirurgia. Negli adulti, invece, serve a distinguere scoliosi stabile, degenerazione vertebrale, stenosi, discopatie o altre cause di dolore.

Qual è il messaggio da ricordare?

La scoliosi non è semplicemente una “schiena storta” e non si valuta solo guardando una radiografia. È una deformità tridimensionale che va interpretata in base all’età, alla crescita, alla progressione e all’equilibrio globale della colonna.

Il trattamento può andare dalla semplice osservazione al corsetto, dagli esercizi specifici fino alla chirurgia nei casi più complessi. La scelta corretta nasce da una valutazione specialistica personalizzata, capace di distinguere le curve da monitorare da quelle che richiedono un intervento attivo.

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